martedì 11 settembre 2007

Il sogno/1 - Parte Quinta

Da qui in poi la storia prende una piega decisamente imprevista... chissà! Alle brutte mi farete notare che sto sgravando!


(immagine tratta da www.sergiobonellieditore.it)



[...]


Da quella notte la vita di Alfredo cambiò del tutto, di nuovo.
Le giornate divennero per lui un lunghissimo, estenuante conto alla rovescia che si esauriva al tramonto, quando, zaino in spalla – pieno delle cose che quegli strani ragazzi gli avevano chiesto – tornava alla radura.
Passò un mese, la luna completò un altro ciclo, e lui si ritrovò lì, sotto un altro plenilunio, a marciare verso quella casupola, unico essere vivente nei dintorni.
Memore degli avvertimenti di Penna-rossa, non aveva mai osato entrare nella strana costruzione, badando bene anzi di tenersi a debita distanza. Quella notte però, forse per la lunga attesa, forse confortato dalla presenza della luna piena, era risoluto a entrare anche da solo.
Arrivò quasi al limitare del bosco, nel punto in cui, pur essendo ancora nascosto dagli alberi, la casupola era visibile.
Nessuno. Ancora una volta.
Si sedette a terra a gambe incrociate e si accese una sigaretta, un ottimo modo per lasciar passare il tempo. Troppe ne aveva fumate, in quel punto, di notte, aspettando sa solo Dio cosa.
Formulò questo pensiero denso di amarezza, dopo di che si alzò di scatto, pestò a terra la sigaretta ancora quasi intatta con rabbia e fece per dirigersi alla casupola, stanco di inutili attese.
Neanche il tempo di muovere il primo passo, e udì un grido, secco, perentorio.
All'improvviso il bosco che fino a quel punto era stato deserto e immobile sembrò pullulare di vita: voci che si sovrapponevano, passi, il rumore dell'erba e dei rami secchi calpestati.
Nel giro di pochi secondi si trovò di fronte un uomo.
Nonostante i suoi precedenti non poté fare a meno di sbiancare.
L'uomo era alto, aveva i capelli lunghi che cadevano sulle spalle, indossava un mantello scuro e uno strano abito verde. Tra le mani un arco, con la freccia pronta ad essere scoccata verso il petto di Alfredo.
Un rapido sguardo e si rese conto di essere ora completamente circondato da una decina di uomini, identici a prima vista a quello che gli si era parato di fronte.
Istintivamente alzò le mani, ma la freccia e lo sguardo dell'arciere non si mossero di un millimetro.
L'uomo gli parlò. Aveva una voce profonda, e parlava una lingua melodica e cantilenante che a lui era perfettamente ignota; come quella della ragazza che aveva incontrato da quelle parti più o meno un mese prima.
Già, la ragazza.
Si ricordò dello strano affare che gli aveva regalato, un bastoncino da scuotere qualora avesse avuto bisogno di lei.
In quei rapidissimi istanti non riuscì a immaginare come quello strano essere avrebbe potuto essergli d'aiuto, ma tanto, pensò, peggio di così non gli poteva andare.
Rapidamente estrasse dalla tasca posteriore il bastoncino, mostrandolo subito all'arciere che continuava a minacciarlo, caso mai dovesse pensare che stesse estraendo un arma. Quello lo guardò interdetto, lasciandogli il tempo di scuotere rapidamente quel buffo oggetto.
Immediatamente risuonarono gli zoccoli di un cavallo al galoppo.
Una bestia maestosa apparve tra gli alberi, travolgendo tre di quegli strani uomini e fermandosi vicino ad Alfredo. In groppa sedeva una splendida valchiria, retta, maestosa, una lunga spada al fianco, una corazza a cingerle il busto.
Era la stessa ragazza di quella sera. Come avesse fatto quell'essere scimmiesco a trasformarsi in quella meraviglia Alfredo non poteva proprio saperlo, decisamente quella ragazza era un pozzo di sorprese.
L'uomo che lo aveva minacciato con l'arco, e che doveva essere il capo di quello strano gruppo, si rivolse alla ragazza, non senza aver prima abbassato le armi.
Lei gli rispose prontamente, sempre in quella strana lingua musicale, così diversa da quell'ammasso di suoni gutturali con cui Alfredo l'aveva sentita esprimersi la prima volta che l'aveva incontrata.
Dopo il rapidissimo scambio l'uomo rivolse ad Alfredo uno sguardo glaciale, poi con un gesto richiamò i suoi uomini, e sparirono tutti più rapidamente di come erano apparsi.
Adesso il bosco era di nuovo avvolto nel silenzio, l'unico rumore era il respiro affannoso del cavallo. Alfredo lo guardò meglio, era uno splendido stallone completamente nero, con una strana macchia a forma di stella sulla fronte.
“Chi... chi erano quei tipi?”. La voce gli tremava ancora, mentre si rivolgeva alla ragazza.
“Ti avevamo avvisato, di non cercare mai di entrare da solo nella casupola”. Rispose lei, dura. La sua voce era bellissima.
“Ma io... io.. ero qui... lontano... tra gli alberi... non volevo entrare...”.
“Non ti conviene raccontarmi bugie, né a me né ai miei amici. Non farlo mai più”. In groppa al suo cavallo, stava almeno un metro più alta di Alfredo, il quale, oltre al prevedibile spavento, provava anche una certa soggezione di fronte a quella donna altera e bellissima.
Arrossì vistosamente, colto in fallo solo per aver pensato di trasgredire alle regole che gli erano state date in quello stesso posto, e tacque, non trovando nulla da dire.
La ragazza scese da cavallo.
“Almeno mi hai portato le cose che ti avevo chiesto?” chiese sorridendo, evidentemente non era successo nulla di grave.
“Sì, le ho portate... ecco” rispose Alfredo, togliendo dallo zaino un pettine, uno specchietto, degli abiti - gonne e magliette per lo più – e una trousse che aveva pensato di aggiungere al tutto, tanto per non sbagliare e per farsi vedere solerte.
“Ohhh...” la ragazza guardava quelle poche cose estasiata. Alfredo stava per dirle che difficilmente avrebbe potuto essere più bella di come lo era quella sera, guerriera e selvaggia, però preferì tacere.
“Non è una questione di bellezza” disse lei, come se gli avesse letto nel pensiero “Queste cose sono così... così... vitali... forti... ma tu non puoi capire”.
“Perché non posso capire?”.
“Povero Alfredo”, tenera, accarezzandogli il viso “Smetti di farti domande utili, impara a ubbidirci, e non fare altro”.
Ormai lo spavento era passato, e Alfredo era in preda alla curiosità di capire cosa fosse successo pochi minuti prima e, soprattutto, al desiderio di correre a rivedere la sua Gabriella. Non sapendo come comportarsi, sbottò.
“Ma insomma! Io non sto capendo più niente! Mi dite di tornare quando voglio e di portarvi regali, io lo faccio e poi mi ritrovo circondato da una banda di arcieri! Mi spieghi una buona volta che cosa mi sta succedendo?”
“Povero Alfredo” ripeté lei “Dormi ora” Passandogli una mano sul viso “E avrai tutte le risposte che cerchi”.
Cadde addormentato di colpo. Dormì un sonno che gli parve lunghissimo, un sonno nero, innaturale, senza sogni.
Fu svegliato dalla luce dell'alba, mise a fuoco gli alberi, la radura, il silenzio assurdo di quel posto che ormai gli era più famigliare della sua stessa casa.
Stava per riassopirsi, ancora spossato dagli eventi della sera precedente.
Poi un rumore lo risvegliò del tutto, pompandogli in corpo energie che non credeva più di avere.
Passi nella radura, a pochi metri dal limitare del bosco, dove lui era appoggiato a un albero.
“Ciao piccolo”.
Era Gabriella, di nuovo.


continua...

7 commenti:

Il Gabbrio ha detto...

Arcieri e valchiria sono decisamente inaspettati ma molto graditi...sta procedendo benissimo, scorre bene e si lascia leggere... aspetto la parte quinta! : )

Stefano ha detto...

la parte quinta è questa qui ;-)
la parte sesta è pronta, ma devo prima chiarirmi alcune cose. ciao!

Il Gabbrio ha detto...

ops, è vero...ok, aspetto la parter sesta!!! : D

Gisel_B ha detto...

yuppiii!!!
che trasformazione la ragazza, imprevedibile ma ancora piu' avvincente. me piasce... :)

Stefano ha detto...

imprevedibile già... e nemmeno poco ;-)

Anonimo ha detto...

imparato molto

Anonimo ha detto...

molto intiresno, grazie