<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-137194387249072185</id><updated>2012-02-16T12:24:37.411+01:00</updated><title type='text'>SweatyTales</title><subtitle type='html'></subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://sweatytales.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/137194387249072185/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sweatytales.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>Stefano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18149994235208597546</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>25</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-137194387249072185.post-5856636619106383636</id><published>2008-11-03T17:12:00.002+01:00</published><updated>2008-11-03T17:15:31.402+01:00</updated><title type='text'>Diluvio</title><content type='html'>Da qualche parte bisogna pur (ri)cominciare&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br /&gt;Fuori piove che dio la manda. Importa poco, io sono al chiuso di un bar con la donna che amo. Troppo impegnato a studiare i solchi che le lacrime scavano sul suo viso a fiotti di mascara per preoccuparmi del diluvio che sommerge la città.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sara conciona una delle sue solite filippiche, epiche e inutili come una canzone degli Europe, contro lo stronzo di turno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pianti e urla e strepiti, tanto poche ore ancora e sarà di nuovo tra le sue braccia, o di un altro ancora: tutto muscoli e poco cervello, tanto cervello e pochi muscoli, poco di tutti e due ma tanto di… importa poco, tanto comunque non sarò io.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Parla e racconta e singhiozza, io la sento ma non la ascolto, troppo impegnato a riflettere sui momenti che mi hanno portato ad essere il suo miglior amico piuttosto che il suo compagno, e a osservare come gli occhioni lucidi e le labbra contratte la rendano ancora più terribilmente desiderabile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Su di me gli occhi degli altri clienti del bar. Sguardi di commiserazone e maschile solidarietà, che noi uomini capiamo al volo lo strazio di uno innamorato di una che non gliela da’. Che un briciolo di senso in più l’abbiamo anche noi, checché se ne dica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il bar chiude e ci sbatte sulla strada e sotto il diluvio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“E non abbiamo niente con cui coprirci!” dice Sara, ancora imbrattata di orgoglio ferito e mascara.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Allora tanto vale approfittarne” rispondo io in un fremito di inizativa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La abbranco e la bacio, le sue labbra si schiudono dopo un attimo di esitazione, spalancandomi mond fino ad ora soltanto immaginati. Le sue mani si stringono sulla mia nuca ed è l’ultima cosa che ricordo, prima che i nostri corpi si fondano sotto la pioggia.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/137194387249072185-5856636619106383636?l=sweatytales.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sweatytales.blogspot.com/feeds/5856636619106383636/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=137194387249072185&amp;postID=5856636619106383636&amp;isPopup=true' title='6 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/137194387249072185/posts/default/5856636619106383636'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/137194387249072185/posts/default/5856636619106383636'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sweatytales.blogspot.com/2008/11/diluvio.html' title='Diluvio'/><author><name>Stefano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18149994235208597546</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>6</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-137194387249072185.post-2744938891481662669</id><published>2008-03-12T10:19:00.003+01:00</published><updated>2008-03-12T10:23:24.748+01:00</updated><title type='text'>Falso d'autore</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_wg5EHzj2v7U/R9egw0-LGpI/AAAAAAAAACM/2goU8IikDbM/s1600-h/soriano_paz.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://4.bp.blogspot.com/_wg5EHzj2v7U/R9egw0-LGpI/AAAAAAAAACM/2goU8IikDbM/s320/soriano_paz.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5176783057399257746" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;p  style="margin-bottom: 0cm;font-family:lucida grande;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p  style="margin-bottom: 0cm;font-family:lucida grande;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p  style="margin-bottom: 0cm;font-family:lucida grande;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Il mio primo incontro con il Mago avvenne su un campetto polveroso della bassa Ciociaria. Io ero un promettente centravanti con il miglior piede sinistro che si fosse mai visto tra il fiume e l’autostrada, lui l’uomo a cui la dirigenza aveva affidato le nostre speranze di riscossa per quell’anno, il mio primo con la squadra dei grandi. Si spacciava per argentino, ma in realtà era nato a Tropea da un marine in libera uscita e una donnina piena d’amore verso il prossimo e un tariffario più che conveniente, e in Argentina c’era scappato a 15 anni, dopo aver mancato di rispetto alla ragazza sbagliata. Questo tuttavia, lo scoprimmo solo molti anni dopo.&lt;br /&gt;Lo chiamavano il Mago perché di lui si raccontavano aneddoti leggendari: aveva insegnato a giocare  a pallone ai giganti della Terra del Fuoco e allenato due giovanissimi Kempes e Maradona. Poi, per qualche misterioso motivo, aveva ricevuto un foglio di via ed era stato imbarcato sulla prima nave diretta in Europa. Per ingaggiarlo tutto il paese si era autotassato, d’altronde da troppi anni il nome della nostra squadra faceva sorridere anziché incutere timore.&lt;br /&gt;Quel giorno che incontrai il Mago stavamo giocando un’amichevole contro la squadra dell’alto lato del fiume. Era una partita d’allenamento, ma tra i due paesi c’erano rivalità che risalivano ai tempi di Enea profugo dall’Asia minore, e quindi l’arbitro aveva espulso due dei nostri e due dei loro, e io ero entrato per sostituire il nostro centravanti, messo fuori causa da un gancio del terzino avversario. Eravamo sullo 0-0 quando l’arbitro assegnò agli avversari un calcio di punizione dal vertice destro dell’area. Il portiere posizionò la barriera, l’ala destra avversaria misurò i passi della rincorsa e l’arbitro mise il fischietto tra le labbra, quando l’aria fu scossa da un urlo disumano. Il mago aveva gettato  a terra la sua Gauloises, il suo berretto e adesso saltava forsennato a piedi uniti su quella strana accoppiata, lanciando improperi contro il mondo e, soprattutto, contro il nostro portiere.&lt;br /&gt;“La barriera mettila sul secondo palo! - Gli gridò – e tu pensa a coprire il primo, non vedi che questo è un mancino?”&lt;br /&gt;La barriera sul secondo palo era una delle sue principali innovazioni tattiche: un mancino, da quella posizione, può solo tirare sul primo palo, e se il portiere è piazzato, la palla non entrerà mai.&lt;br /&gt;Il portiere eseguì, arbitro e avversari osservavano il tutto perplessi, e il gioco poté riprendere solo quando Il Mago accese soddisfatto un’altra Gauloises e si sistemò il berretto sulla chioma fluente.&lt;br /&gt;A quel punto Ciccio il macellaio, terzino della squadra avversaria, si portò sul pallone. Allontanò con una spinta il talentuoso funambolo che si apprestava a calciare e prese una rincorsa lunghissima. Al fischio dell’arbitro partì al galoppo, il terreno tremò come scosso da una mandria di bufali e lui prese il pallone dritto nel mezzo, con la punta dello scarpino, come solo i veri terzini sanno fare. La palla schizzò diritta tra il primo palo e la traversa, ponendo fine alla pacifica vita di una colonia di ragni che lì viveva da tempi ormai dimenticati.&lt;br /&gt;La Gauloises e il berretto finirono di nuovo nella polvere e la nostra stagione cominciò nel peggiore dei modi.&lt;/span&gt;    &lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/137194387249072185-2744938891481662669?l=sweatytales.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sweatytales.blogspot.com/feeds/2744938891481662669/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=137194387249072185&amp;postID=2744938891481662669&amp;isPopup=true' title='8 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/137194387249072185/posts/default/2744938891481662669'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/137194387249072185/posts/default/2744938891481662669'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sweatytales.blogspot.com/2008/03/falso-dautore.html' title='Falso d&apos;autore'/><author><name>Stefano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18149994235208597546</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_wg5EHzj2v7U/R9egw0-LGpI/AAAAAAAAACM/2goU8IikDbM/s72-c/soriano_paz.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>8</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-137194387249072185.post-9154892692321457391</id><published>2007-11-22T18:17:00.000+01:00</published><updated>2007-11-23T00:03:33.732+01:00</updated><title type='text'>Bar Claudio/2. Scopiazzature da gente molto più in gamba di me</title><content type='html'>&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style="font-family: lucida grande;"&gt;Lo avete mai visto un cielo arancione?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: lucida grande;"&gt;Non capita spesso, ma si vede quando c'è la foschia bassa su cui si riflettono le luci dei lampioni. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: lucida grande;"&gt;Stamattina il cielo di Roma è così, arancione e pesante di una foschia densa e impensabile solo qualche anno fa, ma adesso a Roma c'è anche la nebbia, che manco in Brianza, alle volte.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: lucida grande;"&gt;Che poi dico stamattina, ma in realtà per me è ancora notte fonda, anzi la notte, quella del sonno, deve ancora arrivare. Cammino per una via buia, che i lampioni qua sono un optional, un giorno a settimana, in genere il lunedì, poi si rompono e rimangono così, scheletri ciechi fino al lunedì successivo, quando li riaggiustano per poche ore, poi si rompono ancora e si ricomincia da capo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: lucida grande;"&gt;Per fortuna in lontananza c'è l'insegna del bar Claudio, a segnare la rotta per questo marinaio ubriaco, troppe ondate alcoliche da smaltire per mantenere le rotte, e poi, stamattina, le stelle non ci sono nemmeno, affogate dalla foschia.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: lucida grande;"&gt;Claudio è lì, dove lo avevo lasciato ieri sera, occhiaie d'ordinanza e servizio in automatico, che questa più che mai è un'ora da aficionados.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: lucida grande;"&gt;Gli basta uno sguardo e un grappino mi passa tra le mani. Il bicchiere della staffa, che “questo lo offre la casa”, così, perché a Claudio gira bene. Forse ha passato una bella notte, chissà. O forse gli gira così e basta, meglio non indagare, che a Claudio le domande piacciono poco, e a me a quest'ora di farle non è che mi vada molto.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: lucida grande;"&gt;Mi vergogno quasi a chiudere la mia nottata gomito a gomito con i “clienti del mattino”: berretti di lana, parka d'ordinanza e scarponi anti-infortunio, cappuccino e due cornetti, che una dura giornata di lavoro ancora ha da cominciare. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: lucida grande;"&gt;Li guardo tra le volute del fumo di svariate sigarette, che chi se ne frega della legge Sirchia, questa è l'ora del lupo e chi mette il naso fuori di casa lo fa a proprio rischio e pericolo, e lo sa bene. Che sarà mai qualche minuto di fumo passivo?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: lucida grande;"&gt;Sono a metà bicchiere quando a darmi man forte entra qualcun altro che la notte ancora deve incominciare: la chiamano Flavia, centimetri e centimetri affusolati su tacchi che sfidano non tanto le leggi della fisica quanto quelle della logica. Apparentemente più donna di tutte quelle che ho conosciuto biblicamente, ma con ogni probabilità più uomo di me, volendo ridurre tutto a una mera questione di centimetri. Grappino anche per lei - o lui fate voi. “È fine serata bello, metà prezzo, solo per te” mi sussurra. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: lucida grande;"&gt;Mi illudo che sia per un puro e umano desiderio di carne fresca, dopo una notte in Prenestina inoltrata dentro e fuori dal raccordo, e non per pagarsi sigarette e pranzo dell'indomani, o di oggi, fate voi. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: lucida grande;"&gt;Per stanotte ne ho viste abbastanza, lascio Claudio tra gli sbuffi della macchina del caffé, e mi concedo il sonno, del giusto o meno, fate voi.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/137194387249072185-9154892692321457391?l=sweatytales.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sweatytales.blogspot.com/feeds/9154892692321457391/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=137194387249072185&amp;postID=9154892692321457391&amp;isPopup=true' title='13 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/137194387249072185/posts/default/9154892692321457391'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/137194387249072185/posts/default/9154892692321457391'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sweatytales.blogspot.com/2007/11/bar-claudio2-scopiazzature-da-gente.html' title='Bar Claudio/2. Scopiazzature da gente molto più in gamba di me'/><author><name>Stefano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18149994235208597546</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>13</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-137194387249072185.post-5929347162376226974</id><published>2007-11-20T19:10:00.000+01:00</published><updated>2007-11-20T19:13:35.653+01:00</updated><title type='text'>Bar Claudio/1. Scopiazzature da gente molto più in gamba di me</title><content type='html'>&lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: lucida grande;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Bancone di formica laccato verdino, sedie di legno nero e vimini, tavolini incellophanati che così si puliscono prima. In un angolo i giornali di oggi – il Messaggero e Il Corriere dello sport, e come ti sbagli? – tutti spiegazzati, sporchi di grasso d’automobile – Gino il carrozziere – e unti di patatine e tramezzino, segno che la giornata è quasi finita. Io e Claudio ai due lati del bancone, ciascuno al suo posto, consapevole del suo ruolo. Un bicchiere a testa, rosso per me, che non è mai troppo presto per un goccio di quello buono, cedrata per lui, che ancora c’è da pulire tutto e buttare la spazzatura.&lt;br /&gt;La porta si apre, entrano gli anni ’70: 1,80 per un quintale almeno, avvolto in un pesante loden verde scuro, occhiali di corno spessi quanto una bottiglia di ferrarelle, di quelle che ti portava a casa il garzone nella cassa gialla, tutte verdi di cui però una su sedici era bianca e chissà perché ti sembrava sempre più buona delle altre. Borsello di pelle e mocassini di cuoio. Chiede un caffè, e ti stupisci che gli venga servito in tazzina bianca ‘haiti’ e non marrone dentro bianca spessa sette millimetri. Tira fuori due euri che sembrano cinquecento lire, incassa il resto e se ne va.&lt;br /&gt;“&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Il professore” dice Claudio, “era da ‘n po’ che ‘n se vedeva”. Vive rintanato in una mansarda con vista Casilina, ma dopo il fiume di macchine e il trenino si vede l’acquedotto, e scrive la ‘Storia del vino. Dalla preistoria all’Italia dei sommelier’, ma a guardarlo bene sembra che si dedichi più allo studio della materia che alla sua futura divulgazione.&lt;br /&gt;Velocissimo apri-e-chiudi, tic-toc da tacco 12 e sbuffo di chanel n° 5. Non serve neanche girarsi per sapere che è scoccata l’ora della ‘bionda’, Federica. Bella e impossibile e per questo è ancor più bella, schiocchi di bacetti lanciati all’aria per coerenza col personaggio e cicaleggio di ‘tesoro mio’ e ‘bello come stai’. Rapido accavallarsi di gambe che promettono il paradiso senza mantenere mai, almeno al di là di Porta Maggiore, secondo i maligni che forse c’avevano sperato più del lecito.&lt;br /&gt;Il mio bicchiere è vuoto, e per stasera va bene così.    &lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/137194387249072185-5929347162376226974?l=sweatytales.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sweatytales.blogspot.com/feeds/5929347162376226974/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=137194387249072185&amp;postID=5929347162376226974&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/137194387249072185/posts/default/5929347162376226974'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/137194387249072185/posts/default/5929347162376226974'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sweatytales.blogspot.com/2007/11/bar-claudio1-scopiazzature-da-gente.html' title='Bar Claudio/1. Scopiazzature da gente molto più in gamba di me'/><author><name>Stefano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18149994235208597546</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-137194387249072185.post-4817803347499854716</id><published>2007-11-20T00:18:00.000+01:00</published><updated>2007-11-20T10:15:45.731+01:00</updated><title type='text'>Ogni cosa al suo posto</title><content type='html'>&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;a style="font-family: lucida grande;" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_wg5EHzj2v7U/R0IagPRHQXI/AAAAAAAAACE/IqjtLaFda-k/s1600-h/pillole_farmaci.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://4.bp.blogspot.com/_wg5EHzj2v7U/R0IagPRHQXI/AAAAAAAAACE/IqjtLaFda-k/s200/pillole_farmaci.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5134695666312233330" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;                        &lt;p  style="margin-bottom: 0cm;font-family:lucida grande;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p  style="margin-bottom: 0cm;font-family:lucida grande;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p  style="margin-bottom: 0cm;font-family:lucida grande;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Bicchiere insaponato, sciacquato e asciugato con il panno giallo, a sua volta appeso bello steso sull'appendino sopra i fornelli. Una passata di spugnetta – da riporre poi nel contenitore di plastica appeso alle piastrelle sotto lo scolapiatti – sul lavello, per non lasciare le macchie di detersivo. Bicchiere riposto nello scaffale sopra i fornelli.&lt;br /&gt;Fece tutto automaticamente, con la mente momentaneamente altrove, nel posto strano e lattiginoso dove passava la maggiorparte del tempo.&lt;br /&gt;Una volta richiuso lo scaffale però un pensiero irriguardoso, forse addirittura cattivo, sicuramente sbagliato: “Perché tutta questa manfrina di lavasciuga se tra poco io stesso riberrò da quel bicchiere? Non sarebbe più comodo lasciarlo lì, vicino al lavandino, usarlo tutta la giornata e magari lavarlo la sera?”&lt;br /&gt;Rispose sua madre: “Ogni cosa al suo posto e un posto per ogni cosa”.&lt;br /&gt;“Grazie mamma”, disse ad alta voce, pur essendo come sempre da solo. Sua madre aveva un proverbio adatto a spiegare e a dare indicazioni su come comportarsi in ogni situazione.&lt;br /&gt;“Sì ma il posto di quel bicchiere non potrebbe essere lì, sul lavandino o sul tavolo o sul bracciolo della mia poltrona?”.&lt;br /&gt;Un altro pensiero non conforme, il secondo in pochi minuti. Forse era il caso di prendere la pillola blu? Anzi, a dirla tutta era il terzo, visto che poco prima di alzarsi per bere aveva chiuso il giornale  per vedere se sulla pay-tv davano qualche film decente, senza trovare nulla che valesse la pena guardare. Eppure lo sapeva, a quell'ora, le cinque del pomeriggio, in tv non davano niente, per questo suo padre gli aveva intimato di leggere il giornale tra le quattro e le sei, tra il riposino post-prandiale e la sua visita quotidiana, così da avere qualcosa di cui discutere nelle due ore in cui sarebbero rimasti assieme.&lt;br /&gt;Non gli dispiaceva essere informato, sapere quello che succedeva nel mondo, e poi “Di tutte le malattie, l’ignoranza è la più pericolosa”, diceva sempre sua madre.&lt;br /&gt;Però quel pomeriggio, alla vista di un articolo in cui un ministro delle finanze accusava le congiunture sfavorevoli della scarsa crescita del paese, si era veramente infastidito: da anni sempre la solita solfa! Eppure sapeva che non era bene discutere le notizie che arrivavano dall'alto. Gliel'aveva spiegato suo papà, quando lui era piccolo. “Un buon cittadino obbedisce alla legge senza farsi troppe domande!”, un'affermazione e un tono che non ammettevano regole.&lt;br /&gt;Troppi pensieri sbagliati, quel pomeriggio, decisamente doveva pendere una pillola blu. Come diceva il dottor Levi, lui non era cattivo, o sbagliato. Semplicemente alle volte gli venivano delle idee bislacche, e le pillole servivano a rimetterlo in carreggiata. Blu per cominciare, rosse se la situazione diventava più seria. Aveva imparato ad amministrarsi da solo, 'autocontrollo', lo chiamava suo papà. Era solo questione di tempo, diceva il dottor Levi, e presto non avrebbe avuto più bisogno delle pillole. “Chi fatica in giovinezza, gode i frutti in vecchiezza.” il parere di sua madre sulla faccenda.&lt;br /&gt;Già, ci voleva una bella pillolina blu.&lt;br /&gt;“Vado subito mamma!”, esclamò immaginando lo sguardo di rimprovero di sua madre, se avesse potuto sentire quei pensieri.&lt;br /&gt;Tornò in cucina, prese le pillole dal primo cassetto, quello delle medicine. Bicchiere d'acqua, un unico sorso, lavasciuga, pulizia del lavandino, straccio, spugnetta e bicchiere al proprio posto, e via in poltrona a leggere il giornale.&lt;br /&gt;Dall'economia agli spettacoli, poi lo sport e la cronaca locale. Tanto ancora da leggere, ce l'avrebbe fatta appena per l'arrivo di suo padre, alle sei in punto, come tutti i giorni. Una lettura distratta, giusto per incamerare i fatti salienti, come ormai aveva imparato a fare, per fare contento suo padre. Ma quel pomeriggio non era cosa. Il silenzio della casa lo opprimeva, hai voglia a dire “Dall’albero del silenzio pende per frutto la tranquillità”, come la mamma. Quel pomeriggio avrebbe tanto voluto scambiare quattro chiacchiere con qualcuno, con un amico. Eh sì che fino a poco tempo prima, prima del fattaccio, di amici ne aveva parecchi. Ai suoi non piacevano, “un branco di debosciati”, aveva sentenziato suo padre. “Amico di ventura niente vale e poco dura!”, la mamma. E con il dottor Levi erano stati d'accordo nell'attribuire la colpa del fattaccio ai suoi amici, a Giampiero, in particolare. Eppure avrebbe potuto chiamarli, in effetti con loro non aveva litigato. Chissà, forse lo avrebbero capito. Giampiero sicuramente.&lt;br /&gt;Un altro pensiero sbagliato. Sbagliatissimo addirittura. Forse la pillola blu non avrebbe fatto effetto, o forse ci avrebbe messo un po' più del solito.&lt;br /&gt;Certo che stavolta l'aveva pensata grossa. Un pensiero da pillola rossa, quasi. “Scusa mamma” mugolò spaventato.&lt;br /&gt;E poi non avrebbe potuto chiamare nessuno. Aveva sì un telefono, ma ogni mese con la bolletta arrivava la lista delle telefonate a suo padre, e avrebbe scoperto tutto, vedendo un numero diverso dai tre – mamma, papà e dottor Levi – che gli era concesso chiamare.&lt;br /&gt;Non gli era proprio andata giù questa storia della 'bolletta trasparente', “chi non ha nulla da nascondere non ha nulla da temere!” avevano sentenziato all'unisono mamma e papà dopo le sue rimostranze. Una delle frasi più amate dai dittatori, aveva letto una vita fa, quando ancora poteva scegliersi le letture.&lt;br /&gt;Avrebbe potuto uscire sul terrazzo, vedere un po' di gente, almeno dall'alto, ma da casa sua la vista non era un granché. Vedeva viale Parioli, fiumi di macchine e di gente indaffarata a fare 'cose', tutti di corsa e nervosi. E di fronte il palazzo dei suoi.&lt;br /&gt;Però avrebbe potuto usare il computer, che non era controllabile. Certo, in teoria poteva usarlo solo dalle 9 alle 11, quando sua madre gli puliva casa, e buttava un occhio sul monitor per vedere cosa stesse combinando. E poi era protetto da password. Lui però aveva scoperto la password che aveva no scelto i suoi, e la connessione era di tipo 'flat', quindi nessun report in bolletta. Giampiero aveva un blog una volta, prima del fattaccio. Poteva provarci, e poi cancellare le pagine viste dalla cronologia, che non si sa mai.&lt;br /&gt;Oddìo che pensiero orrendo! Ingannare così i suoi genitori e il dottor Levi! Decisamente aveva bisogno di una pillola rossa.&lt;br /&gt;Mentre pensava così però era già entrato nella sua stanza da letto. Lì, sulla scrivania, il suo portatile, chiuso. Accanto al pc, come anche sul tavolo della cucina, sul mobile del soggiorno e sulla mensola del bagno, la madre aveva amorevolmente appoggiato una pillola rossa, per i casi estremi. La prese in mano e la tenne stretta, mentre accendeva il pc. Comparve la schermata che richiedeva la password. “Cicciolo”, aveva sempre detestato quel nomignolo. Strinse il pugno con la pillola sulle labbra, mordendosi le nocche. La stava facendo davvero grossa! “Tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino!”, così si era opposta sua madre alla sua richiesta di avere un computer, sostenendo che sarebbe stata una tentazione troppo grossa. Ma il dottor Levi era stato d'accordo con lui, e aveva convinto i suoi. “Deve imparare a dominare i propri istinti. Il computer è solo il primo di una serie di piccoli passi” aveva detto. E adesso lui stava per tradire la fiducia del dottore.&lt;br /&gt;Ma d'altronde non avrebbe fatto nulla di male. Voleva solo sapere qualcosa di Giampiero. Si sarebbe accontentato di vedere se aveva ancora un blog, se casomai scriveva qualcosa su di lui, l'amico perduto, sul fattaccio. Non l'avrebbe contattato. Forse.&lt;br /&gt;“Scusa mamma, scusa papà, mi scusi dottore”.&lt;br /&gt;Sbriciolò la pillola tra le dita e aprì il browser.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: lucida grande;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p  style="margin-bottom: 0cm;font-family:lucida grande;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style="font-style: italic; font-family: lucida grande;"&gt;continua... (forse)&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/137194387249072185-4817803347499854716?l=sweatytales.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sweatytales.blogspot.com/feeds/4817803347499854716/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=137194387249072185&amp;postID=4817803347499854716&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/137194387249072185/posts/default/4817803347499854716'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/137194387249072185/posts/default/4817803347499854716'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sweatytales.blogspot.com/2007/11/ogni-cosa-al-suo-posto.html' title='Ogni cosa al suo posto'/><author><name>Stefano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18149994235208597546</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_wg5EHzj2v7U/R0IagPRHQXI/AAAAAAAAACE/IqjtLaFda-k/s72-c/pillole_farmaci.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-137194387249072185.post-8307126084564818878</id><published>2007-11-16T09:30:00.000+01:00</published><updated>2007-11-16T09:34:52.652+01:00</updated><title type='text'>La rovesciata di Parola</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_wg5EHzj2v7U/Rz1V7vRHQWI/AAAAAAAAAB8/sV8iaDh2ifg/s1600-h/parolaf2.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://1.bp.blogspot.com/_wg5EHzj2v7U/Rz1V7vRHQWI/AAAAAAAAAB8/sV8iaDh2ifg/s200/parolaf2.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5133353635061121378" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-family:lucida grande;" &gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tanto per spezzare un po' l'elenco di demoni, fantasmi e morti ammazzati.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b style="font-family: lucida grande;"&gt;Carlo Parola.&lt;/b&gt;&lt;span style="font-family:lucida grande;"&gt; Il nome ai più non dice niente, forse, ma lo conosciamo tutti come una delle icone più belle della nostra infanzia: la rovesciata delle figurine Panini, il gesto tecnico più bello del calcio reso immortale da decenni di figurine. Pensavo a lui quella mattina, una grigia mattina di dicembre in cui tutto faresti tranne che uscire dal letto alle 8:00 per andare a giocare a pallone. Invece io andavo proprio al campo sportivo, e camminando – troppo freddo per il motorino – pensavo a Parola che spazzava la sua area in rovesciata e immaginavo un gol così, &lt;/span&gt;&lt;b style="font-family: lucida grande;"&gt;anche solo per sapere cosa si prova&lt;/b&gt;&lt;span style="font-family:lucida grande;"&gt;. La partita valeva tutta la stagione: derby della categoria allievi contro quelli del paesino sull’altro lato del fiume. Vincendo ci saremmo trovati primi in classifica, ma non ce ne fregava poi molto, l’importante era vincere il derby, il resto veniva dopo. E invece la partita fu una delle più squallide dell’intero torneo, di quelle che quando l’arbitro fischia la fine è un sollievo per tutti. La palla rotolava ormai verso la linea di fondo e verso il triplice fischio che avrebbe sancito quell’ignobile 0-0. Il terzino avversario l’aveva ormai battezzata fuori. Ma non conosceva Ivano. Lui, Ivano, non era uno qualunque. Scarpone come ne ho visti pochi, ma credeva all’impossibile. Quella volta scattò come se qualcuno gli avesse infilato un intero mazzo di peperoncini dove non batte il sole, lasciò basito l’improvvido terzino impegnato in un goffo tentativo di protezione della palla e svirgolò al centro &lt;/span&gt;&lt;b style="font-family: lucida grande;"&gt;un cross improbabile come la Pasqua di Maggio&lt;/b&gt;&lt;span style="font-family:lucida grande;"&gt;. Vidi il pallone impennarsi in una traiettoria che sfidava tutte le leggi della fisica e, forse ammirato da ciò, decisi di fare altrettanto. Il mio corpo elastico di sedicenne si produsse in una serie di movimenti in contemporanea: torsione, salto e “bicicletta” e collo piede sinistro a incocciare in pieno il pallone, che finì la sua corsa sotto il “sette” del palo più lontano. Fu silenzio, e poi un boato di ammirazione. In campo i miei compagni correvano ad abbracciarmi e a portarmi in trionfo. In tutto ciò io esultavo smadonnando perché il campo di terra e pietre del paesello aveva deciso di lasciare sulla mia chiappa destra &lt;/span&gt;&lt;b style="font-family: lucida grande;"&gt;il ricordo di un gol capolavoro&lt;/b&gt;&lt;span style="font-family:lucida grande;"&gt;. Il gol che valeva la partita dell’anno, realizzato con un gesto immortale, di quelli che se ti riescono davanti a una telecamera sei un fenomeno. Manco a dirlo, le telecamere al nostro campo sportivo non si erano mai viste, però ancora adesso al bar ho sempre il caffè pagato, e quando passo la gente si dà di gomito e dice “Guarda! Arriva quello delle figurine Panini”.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/137194387249072185-8307126084564818878?l=sweatytales.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sweatytales.blogspot.com/feeds/8307126084564818878/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=137194387249072185&amp;postID=8307126084564818878&amp;isPopup=true' title='6 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/137194387249072185/posts/default/8307126084564818878'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/137194387249072185/posts/default/8307126084564818878'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sweatytales.blogspot.com/2007/11/la-rovesciata-di-parola.html' title='La rovesciata di Parola'/><author><name>Stefano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18149994235208597546</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_wg5EHzj2v7U/Rz1V7vRHQWI/AAAAAAAAAB8/sV8iaDh2ifg/s72-c/parolaf2.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>6</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-137194387249072185.post-8439795908462928856</id><published>2007-11-12T23:55:00.000+01:00</published><updated>2007-11-13T00:02:05.207+01:00</updated><title type='text'>Il sogno/1 - Parte Undicesima</title><content type='html'>&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;a style="font-family: lucida grande;" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_wg5EHzj2v7U/Rzjai0GADfI/AAAAAAAAAB0/MJdeMn5BEJQ/s1600-h/necropoli.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://2.bp.blogspot.com/_wg5EHzj2v7U/Rzjai0GADfI/AAAAAAAAAB0/MJdeMn5BEJQ/s200/necropoli.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5132092067022900722" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold; font-family: lucida grande;"&gt;Riassunto:&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic; font-family: lucida grande;"&gt;Una casupola, quadrata, pochi metri per lato, in mezzo a una radura circondata da un bosco, da sempre evitata dagli abitanti dei paesi circostanti a causa delle strane leggende che si raccontano. È proprio a causa di una queste – secondo cui la casupola sarebbe un punto di contatto tra il regno di morti e il nostro mondo – che Alfredo una notte decide di recarvisi, nella speranza di riuscire a rivedere la sua Gabriella, morta qualche mese prima. Il ragazzo riesce nel suo scopo, grazie all'aiuto di tre strani personaggi che incontra nella radura: Erlik (Penna Rossa, dalla penna che porta in testa, il capo della comitiva), Gorka (vestito da cowboy, appassionato di rock anni '70) e Lamiah (una strana ragazza più simile a un troglodita che a un normale essere umano che parla per versi gutturali). I tre promettono di aiutare Alfredo a rivedere la sua donna più volte, in cambio di oggetti di uso quotidiano (dischi, vestiti), il ragazzo però non potrà assolutamente toccare Gabriella, né tantomeno portarla fuori dalla radura, in più non può sapere quando, come e per quanto tempo gli sarà concesso incontrarla. Successivamente però le cose si complicano: Lamiah riappare come una splendida donna e tenta di sedurre Alfredo, mentre Gorka lo scaccia dalla radura e gli annuncia che gli sarà concesso di incontrare la sua donna solo un'altra volta. Alfredo per vederci chiaro va a casa di Sterina, una vecchia del suo paese che per prima, quando era un bambino, gli aveva raccontato della casupola. Arrivato a casa della vecchia però, vede Lamiah uscire dalla porta. Tenta di inseguirla senza riuscire a raggiungerla. Si ferma a un bivio, e sente una mano poggiarsi sulla sua spalla.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[...]&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: lucida grande;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;“E tu che ci fai qua?”&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;                      &lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: lucida grande;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Alfredo non sapeva cosa rispondere, non poteva certo dire come fosse finito lì, in più la sorpresa gli impediva di inventare una qualsivoglia scusa. “Niente... non sto facendo niente... tu piuttosto... cosa ci fai qua?” Rigirò la domanda a sua volta, contento di essersi liberato dal peso di dover inventare una risposta plausibile.&lt;br /&gt;“Beh, io qui ci abito, o te ne sei dimenticato?”. Gli rispose come si risponde a un bambino che chiede di colore è la luna. “Sono contento di rivederti, Alfredo, tornavo giusto da casa tua”.&lt;br /&gt;“E cosa c'eri andato  fare?”. Il tono era duro, arrogante, e non rendeva affatto bene il mix di delusione – per aver perso la ragazza – e di sorpresa e gioia per l'incontro inaspettato.&lt;br /&gt;“Andavo a dare acqua alle piante!”. Il tono finto–esasperato della voce che Alfredo conosceva molto bene.&lt;br /&gt;I due risero, poi si abbracciarono.&lt;br /&gt;L'altro ragazzo era Luca, il migliore amico di Alfredo. I due si conoscevano da quando avevano preso consapevole coscienza del mondo che li circondava, e forse anche da prima, visto che erano nati con poche ore di distanza.&lt;br /&gt;“Dai, vieni con me, andiamo a berci una birra”, disse Luca, apparentemente non disposto a repliche negative.&lt;br /&gt;“Ma è tardi – Alfredo, incurante della risolutezza dell'amico – a quest'ora il bar è chiuso”.&lt;br /&gt;“Sì ma Franco sta facendo le pulizie, se glielo chiediamo ci lascia le chiavi e qualche birra fuori. Non ti preoccupare, dai, è una vita che non ci si vede”.&lt;br /&gt;La replica dell'amico bastò a convincere Alfredo, che, ormai convinto di non poter più riprendere la ragazza, era tutto sommato contento dell'incontro imprevisto.&lt;br /&gt;Come detto da Luca, Franco il barista lasciò il bar aperto solo per loro, con l'impegno di non sporcare troppo, spegnere tutte le luci, chiudere bene la porta e non fare entrare nessun altro, sebbene a quell'ora sarebbe stato ben difficile trovare qualcuno in giro in cerca del bicchiere della staffa.&lt;br /&gt;Luca, che conosceva bene il suo amico e aveva un notevole tatto, accompagnò le prime due birre con chiacchiere sui fatti suoi, il suo lavoro di psicologo presso la ASL della città, unico agglomerato di una certa importanza nel raggio di decine di chilometri, le sue beghe sentimentali, calcio e pettegolezzi.&lt;br /&gt;Alfredo gli fu grato della delicatezza e, un po' per le birre un po' per la riscoperta di sensazioni quasi dimenticate, stava meditando se mettere a parte Luca degli assurdi avvenimenti dell'ultimo mese: da una parte avrebbe avuto piacere di condividere tutto con qualcuno, e chi meglio del suo migliore amico? Dall'altra però, sapeva bene che quello che aveva da raccontare era a dir poco incredibile, e non era sicuramente saggio parlarne con uno strizzacervelli, nonostante l'amicizia che li legava. Tuttavia Luca, oltre che psicologo, era anche un grande appassionato di esoterismo, conosceva miti e leggende dai quattro angoli del globo e collezionava libri esoterici anche molto antichi. Quindi forse, in qualche maniera avrebbe potuto aiutarlo...&lt;br /&gt;“Tu invece, come te la passi?” Luca interruppe i pensieri dell'amico con la più prevedibile delle domande.&lt;br /&gt;Alfredo bevve un lungo sorso, posò il bicchiere, e, tenendo gli occhi fissi sul tavolino, prese a giocherellare con il posacenere.&lt;br /&gt;Stava per rispondere, quando la porta si aprì.&lt;br /&gt;“Scusatemi ragazzi, ho bisogno di bere...”. Era Michele, uno dei carabinieri della caserma locale, unico avamposto dello stato in quell'ammasso di casette dimenticato da dio e dagli uomini.&lt;br /&gt;“Ciao Michele, veramente sarebbe chiuso... noi siamo qui solo perché Franco ci ha fatto un favore...” rispose Luca.&lt;br /&gt;“Lo so che è chiuso... ma ne ho troppo bisogno”. Rispose il carabiniere, impeccabile nella sua divisa ma visibilmente stravolto. Raggiunse il retro del bancone e, senza dare tempo ai ragazzi di rispondere, aveva già riempito e vuotato e riempito di nuovo un bicchiere di whisky.&lt;br /&gt;“Ehi... ma cosa... cosa è successo?” chiese Luca, era evidente che a quel pover'uomo era successo qualcosa. Paonazzo in viso, sudato, gli occhi stravolti, i capelli grigi vistosamente arruffati, per quanto permetteva il suo taglio da militare. Ormai prossimo alla pensione, non aveva decisamente vissuto una vita carica di 'emozioni forti'.&lt;br /&gt;L'uomo vuotò rapidissimamente un altro bicchiere, il terzo, in neppure un minuto, eppure ne sarebbero serviti almeno altrettanti per tranquillizzarlo, così a occhio.&lt;br /&gt;“Hanno ammazzato la vecchia Sterina”, disse d'un fiato, vuotando il quarto bicchiere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Interludio&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;                                    &lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: lucida grande;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Gorka guardò quell'immenso camino. Non era la prima volta che entrava in quel salone, tuttavia l'enormità di quel camino lo colpì come puntualmente avveniva ogni volta che se lo trovava di fronte. Alto da far entrare una persona di ragguardevole statura in piedi, senza problemi, e largo da ospitarne almeno quattro–cinque, una accanto all'altra. Ai due lati del focolare stavano due sedili di pietra. Su uno di questi, alla destra del fuoco, stava Penna–rossa.&lt;br /&gt;Gorka ignorò la solita processione di uomini e donne, alcuni dei quali risucchiati tra fiamme azzurrognole da eleganti porte di legno massiccio, che lo circondava. Guardava fisso il suo amico.&lt;br /&gt;Con indosso un rozzo pantalone mimetico da militare sotto una giacca settecentesca tutta strappata e sdrucita Erlik decisamente stonava con quell'ambiente elegante, tuttavia non sembrava preoccuparsene o rendersene conto, intento com'era a fumare nervosamente una sigaretta.&lt;br /&gt;Una volta arrivato al filtro la gettò nel fuoco. Dopo di che prese tra le mani un tizzone acceso e lo usò per accendersene un'altra, per poi rigettarlo nel fuoco.&lt;br /&gt;“Nervoso?” Gorka cercò di rompere il ghiaccio.&lt;br /&gt;“No” rispose, gelido, Penna–rossa.&lt;br /&gt;Gorka si stupì per la rabbia dell'amico. Tremava tutto, quasi impercettibilmente. Lo guardò meglio, sarebbe sembrato innaturalmente immobile, non fosse stato per la penna che traballava tra i lunghi capelli neri. “Cos'è successo?”&lt;br /&gt;“Sta succedendo di nuovo Gorka” disse l'altro, rapido, come per togliersi un peso.&lt;br /&gt;“Cosa?”. Chiese sapendo già la risposta.&lt;br /&gt;“Lo sai benissimo”, tagliò corto Penna–rossa.&lt;br /&gt;“Lo ha... lo ha...”&lt;br /&gt;“Già. Lo ha fatto di nuovo. Ancora non è successo l'irreparabile ma credo che ormai manchi molto poco”.&lt;br /&gt;“Ma... dobbiamo fare qualcosa...” disse tremando di terrore l'ex rockettaro, ora vestito come un damerino del '700, con tanto di parrucca. Sulla sua giacca però, faceva bella mostra una spilla a forma di Fender Statocaster.&lt;br /&gt;“E cosa vorresti fare?” ruggì l'amico “Stavolta ci siamo dentro anche noi!”.&lt;br /&gt;“Ma... noi non abbiamo fatto niente di male...”&lt;br /&gt;“E qui ti sbagli Gorka. Quello che noi abbiamo fatto è tollerato. Ma non vuol dire che sia permesso” si fermò, tirando una lunga boccata dalla sua sigaretta. “Se succede qualcosa, ci andiamo di mezzo pure noi”.&lt;br /&gt;“Allora... cosa facciamo?” chiese Gorka spaventato.&lt;br /&gt;“Non possiamo fare nulla” rispose l'altro, terribilmente serio. “Lei è più potente di noi due messi insieme, e ormai è sfuggita al nostro controllo”.&lt;br /&gt;“Potremmo intervenire su di lui... sul ragazzo...”&lt;br /&gt;“A dirla tutta ci sto provando ma... non so se funzionerà”.&lt;br /&gt;“Perché non dovrebbe funzionare? E poi come... come sarebbe a dire che ci stai provando?”&lt;br /&gt;“Gli ho ordinato di non andare più dalle parti della casupola”.&lt;br /&gt;L'altro lo interruppe “Ma sei matto? E noi come facciamo?”&lt;br /&gt;“Noi possiamo benissimo continuare senza di lui, lo sai bene”.&lt;br /&gt;“Sì ma...”&lt;br /&gt;“Nessun ma!” gridò l'altro. Le pareti del salone tremarono, e qualcuno dei partecipanti all'assurda processione che aveva luogo in quel salotto si girò stupito a guardare quel che succedeva. “Neanch'io sono contento, ma questo adesso non è un problema. La verità è che questa storia deve finire il più presto possibile. E comunque Alfredo vedrà un'altra volta la sua donna”.&lt;br /&gt;“E tu come lo sai?”&lt;br /&gt;“Gli ho promesso un ultimo incontro, ma gli ho detto che saremo noi a cercarlo, per tenerlo buono e prendere tempo. Per nessun motivo dovrà più avvicinarsi alla casupola”.&lt;br /&gt;“E... e quando ci sarà quest'incontro?”&lt;br /&gt;“Non lo so Gorka, dobbiamo pensare a qualcosa, a lui non basterà certo un ultimo incontro, e ormai, con Lamiah dalla sua parte, può benissimo fare a meno di noi. Dobbiamo muoverci, prima che lui lo scopra”.&lt;br /&gt;“E allora cerchiamo la sua donna, portiamola da lui e chi se ne frega!”.&lt;br /&gt;“Non basterebbe. Abbiamo bisogno di qualcosa che lo tenga lontano per sempre dalla casupola”.&lt;br /&gt;“Allora ammazziamolo e basta!” Gorka era quasi isterico, sull'orlo delle lacrime.&lt;br /&gt;“Idiota – ringhiò l'altro – sai benissimo che saremmo scoperti e puniti in modo terribile. Forse però..” la frase fu troncata da una terribile scossa, come in un terremoto di inaudita violenza. Durò pochissimo, ma bastò ad aprire vistose crepe nelle pareti del salone. Gorka cadde a terra, si alzò rapidamente e vide che l'amico era caduto nel fuoco. I vestiti e i capelli cominciavano a bruciare, ma lui restava immobile, rannicchiato in posizione fetale, lo sguardo fisso nel vuoto.&lt;br /&gt;“Erlik! Tirati su, stai bruciando!”&lt;br /&gt;“Gorka... – rispose l'altro, indifferente alle fiamme che ormai lo avvolgevano tutto – è terribile... terribile... lei... lei... ha ucciso!”&lt;br /&gt;Migliaia di anime gridarono all'unisono, mentre un esercito di guardiani armati di picche e bastoni invadeva la sala.   &lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: lucida grande;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: lucida grande;"&gt;   &lt;/p&gt; &lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/137194387249072185-8439795908462928856?l=sweatytales.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sweatytales.blogspot.com/feeds/8439795908462928856/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=137194387249072185&amp;postID=8439795908462928856&amp;isPopup=true' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/137194387249072185/posts/default/8439795908462928856'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/137194387249072185/posts/default/8439795908462928856'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sweatytales.blogspot.com/2007/11/il-sogno1-parte-undicesima.html' title='Il sogno/1 - Parte Undicesima'/><author><name>Stefano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18149994235208597546</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_wg5EHzj2v7U/Rzjai0GADfI/AAAAAAAAAB0/MJdeMn5BEJQ/s72-c/necropoli.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-137194387249072185.post-1235613463175312187</id><published>2007-10-31T09:52:00.000+01:00</published><updated>2007-10-31T09:56:10.595+01:00</updated><title type='text'>La bambina</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_wg5EHzj2v7U/RyhCwWtb22I/AAAAAAAAABs/k2STD-UOq2U/s1600-h/YI_anne01.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://3.bp.blogspot.com/_wg5EHzj2v7U/RyhCwWtb22I/AAAAAAAAABs/k2STD-UOq2U/s200/YI_anne01.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5127421574258613090" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: lucida grande;" lang="it-IT"&gt;&lt;span style="font-size:130%;color:#000000;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: lucida grande;" lang="it-IT"&gt;&lt;span style="font-size:130%;color:#000000;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;                                                      &lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: lucida grande;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;La bambina era lì, ai piedi del letto. Era una bella bambina, con lunghi riccioli rossi che le scendevano sulle spalle, occhi azzurri e il viso pieno di lentiggini. Non fosse stato per quei lacrimoni che le rigavano il faccino lui l'avrebbe considerata una piacevole apparizione notturna. Invece quello sguardo gli pesava in petto come un macigno.&lt;br /&gt;“Chissenefrega – pensò – è soltanto un sogno, solo un sogno e nulla di più”.&lt;br /&gt;Ma la bambina restava lì, immobile, e lui non riusciva a chiudere gli occhi né tantomeno a distogliere lo sguardo.&lt;br /&gt;Stava per darsi un pizzicotto, un morso sulla lingua, una capocciata al muro, qualsiasi cosa per svegliarsi, quando la bimba si mosse.&lt;br /&gt;Alzò la mano, puntando l'indice contro di lui, e il suo cranio cominciò a deformarsi: la tempia destra si spostò repentina verso il basso mentre l'occhio fuoriusciva lentamente dall'orbita per cadere a terra con un disgustoso rumore liquido, e dove prima c'erano solo riccioli rossi si apriva uno squarcio rosso.&lt;br /&gt;Lui rimase senza fiato, la bocca era spalancata ma i polmoni non pompavano abbastanza aria per gridare.&lt;br /&gt;Poi, così come era apparsa, la bambina sparì, i suoi polmoni tornarono a regime e quello che doveva essere un grido si trasformò in un rumoroso sospiro.&lt;br /&gt;Accese la luce, tutto era in ordine. Nessuna traccia di bambine né di teste implose o occhi schizzati dalle orbite.&lt;br /&gt;“Un brutto sogno... già... sono stanco... nervoso...” pensò di ripiombare nel sonno.&lt;br /&gt;La mattina successiva il sole e il traffico di Roma contribuirono a far sparire del tutto gli ultimi residui di una più che comprensibile inquietudine.&lt;br /&gt;Continuava a pensare a quella bambina, questo sì, ma in maniera fredda e razionale.&lt;br /&gt;“La stanchezza, la paura per questo dannato serial killer,  sì... deve essere per questo che ho fatto un sogno così strambo... ma perché poi una bambina? Mah... poverina poi... la stessa fine orribile di tutta quella gente... e del povero Mattia...”&lt;br /&gt;Mattia, il suo migliore amico, vittima con altre 48 persone del “serial killer delle teste sfondate”, come lo aveva ribattezzato un giornalista privo di fantasia ma con un notevole senso dell'horror a colmare il gap. Un pazzo che ammazzava la gente con un ciocco di legno di quercia, come aveva appurato la polizia. Un colpo solo, secco, sulla tempia destra, a sfondare il cranio e via, nel nulla da dove era venuto, visto che non lasciava mai nessuna traccia. Aveva ucciso per strada, nelle camere da letto, in ascensore, nei boschi senza che nulla - un'impronta, un capello, uno schizzo di sangue o saliva - di non appartenente alle vittime fosse mai rinvenuto. In pratica, a Roma e dintorni, vivevano tutti nel terrore, visto che le vittime non avevano niente in comune tra loro.&lt;br /&gt;Pensieri foschi, mentre il tram traballava non troppo spedito verso la stazione Termini.&lt;br /&gt;All'improvviso, come un flash, di nuovo la bambina.&lt;br /&gt;Sorridente, le mani dietro la schiena, la testa inclinata da un lato, i piedini incrociati.&lt;br /&gt;Indiscutibilmente lei, sul giornale del tipo alla sua destra.&lt;br /&gt;Si sporse per leggere meglio, era una pagina di necrologi.&lt;br /&gt;“Ahò che cazzo voi! - lo apostrofò il compagno di viaggio – Anvedi questo, guarda che 'sto giornale lo danno aggratis, pijatelo pure te si lo voi legge, sennò vattene affan...”&lt;br /&gt;Non sentì la prevedibile fine della frase. Il tram si era fermato vicino a una fermata della metro, lì avrebbe trovato il giornale che quel tipo aveva in mano.&lt;br /&gt;Si fiondò per le scale urtando un bel po' di persone, corse fino alla rastrelliera ma... finito. Il giornale non c'era più. D'altronde a quell'ora di lì erano già passate decine di migliaia di persone.&lt;br /&gt;“Pazienza – pensò – di farmi tutta la linea A per rimediare una copia non se ne parla, però oggi niente università. Vado da Valentina.”&lt;br /&gt;Valentina, la sua ragazza. Casualmente abitava a poche centinaia di metri dalla metropolitana. L'aveva conosciuta insieme a Mattia, proprio un anno prima, in treno. Bella ragazza, allegra, disponibile, aveva filato un po' con tutti e due, poi lei aveva scelto lui, e Mattia non se l'era presa più di tanto.&lt;br /&gt;Arrivò sotto al suo portone, una folla impediva l'ingresso, accalcata attorno a un cordone di carabinieri. Si fece largo a spintoni.&lt;br /&gt;“Che succede qui! Fatemi passare!” gridò.&lt;br /&gt;“Chi è lei? Vive qui?” gli chiese il carabiniere più vicino.&lt;br /&gt;“No, ci abita la mia ragazza che succede?”&lt;br /&gt;Il carabiniere abbassò lo sguardo.&lt;br /&gt;Balbettò qualcosa, poi arrivò la barella.&lt;br /&gt;Steso sulla lettiga, un corpo coperto da un lenzuolo bianco. I capelli biondi che cascavano fuori gli spiegarono tutto, così come la forma innaturalmente deformata della testa che si intuiva sotto il lenzuolo.&lt;br /&gt;Un conato di vomito gli risalì l'esofago. Corse via, entrò nel primo bar fiondandosi in bagno. Vomitò, gli sembrò di riprendersi, un poco.&lt;br /&gt;Poi dei singhiozzi, alle sue spalle.&lt;br /&gt;Si girò.&lt;br /&gt;Ancora la bambina.&lt;br /&gt;Era nell'angolo vicino la porta, le mani lungo i fianchi e il corpicino scosso dai singhiozzi. Il cranio orrendamente deformato e un'orbita vuota, grosse lacrime dall'unico occhio.&lt;br /&gt;“Non voglio... non voglio... io non sono cattiva...”&lt;br /&gt;Lui deglutì, cercando qualcosa da dire o da fare, ma riusciva solo a stare immobile, senza dire nulla.&lt;br /&gt;“Ho disobbedito... ma non l'ho fatto apposta... io non sono cattiva...” continuava a ripetere tra i singhiozzi.&lt;br /&gt;“Ma... che cosa stai dicendo? Io non ti conosco, non ti capisco...”&lt;br /&gt;“Io non sono cattiva...” come un mantra, senza curarsi delle sue parole.&lt;br /&gt;“E-ehm” alle sue spalle.&lt;br /&gt;Una donna dal volto ossuto, rinsecchito, la pelle giallastra tirata sugli zigomi e la mandibola, le labbra consunte, due occhi troppo grandi per quel volto ridotto ai minimi termini. Il corpo spigoloso avvolto da un mantello nero.&lt;br /&gt;“E tu chi sei? Che ci fai qui?” le chiese lui, confuso e terrorizzato. La bimba alle sue spalle continuava a piangere e mormorare.&lt;br /&gt;“Povera piccola, ha ragione, lei non ha nessuna colpa – continuò la donna, senza rispondere alla sua domanda – anzi, dovresti anche esserle grato, in fondo ti ha regalato un anno esatto di vita”.&lt;br /&gt;“Ma cosa cazzo stai dicendo? E chi cazzo siete voi due? Io esco da qui!” si avvicinò alla pporta badando bene di non toccare la bambina. Lei lo guardò, e scosse la testa.&lt;br /&gt;“Non puoi, non puoi... mi dispiace...”&lt;br /&gt;Lui non ci badò più di tanto, allungò la mano verso la maniglia della porta, sentendo solo legno liscio. Guardò in basso, la maniglia non c'era più. La porta era un unico rettangolo di legno plastificato bianco; senza serratura, maniglie, cardini sembrava un tutt'uno con le mura del bagno in cui si trovava.&lt;br /&gt;“Un anno esatto fa, stava giocando sul bordo di una grossa strada, disobbedendo ai genitori – i singhiozzi della bambina aumentarono, mentre la donna continuava a parlare – la sua palla finì sull'asfalto, e lei, senza pensarci due volte, scavalcò il guard rail per andare a prenderla”.&lt;br /&gt;La bambina adesso gridava a perdifiato, lui avrebbe voluto abbracciarla, consolarla, ma quel buco in testa e quell'orbita vuota erano troppo. “Ma come è possibile che da fuori non si accorgano di niente? - pensò – e io come faccio a venir fuori di qui?”&lt;br /&gt;“Arrivò una macchina, a tutta velocità, la prese in pieno e la mandò a sbattere contro una quercia che stava a bordo strada, il risultato lo puoi vedere da te”&lt;br /&gt;Le urla della bimba ora erano insopportabili, si fece forza e le prese una manina, fredda, come un ghiacciolo, però i singhiozzi rallentarono, un po' almeno.&lt;br /&gt;“L'uomo che la investì perse il controllo della macchina e uscì di strada, morto anche lui”.&lt;br /&gt;“Sì ma io cosa c'entro?” chiese per la seconda volta.&lt;br /&gt;“Quell'uomo era un terrorista, nel bagagliaio aveva una borsa piena di esplosivo. Avrebbe preso un treno e si sarebbe fatto saltare in aria in mezzo ai passeggeri. Sarebbe morto con altri 50 passeggeri. Su quel treno viaggiavi anche tu, con il tuo amico e la tua futura fidanzata.”&lt;br /&gt;“Quindi...”&lt;br /&gt;“Sì. Dovevate morire, e io sono qui per rimediare” la donna  lo interruppe bruscamente. Poi alzò un braccio puntando un dito vero di lui. La bambina riprese a gridare.&lt;br /&gt;Lui sentì dapprima un fortissimo dolore sulla tempia destra, poi qualcosa cominciò a premere sulla base del collo. Il dolore divenne insopportabile mentre sentiva il suo occhio destro scivolare a terra tirandosi dietro un fiotto di sangue.&lt;br /&gt;Il pavimento impiastricciato del suo sangue fu l'ultima cosa che vide.&lt;br /&gt;Poi, più nulla.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/137194387249072185-1235613463175312187?l=sweatytales.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sweatytales.blogspot.com/feeds/1235613463175312187/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=137194387249072185&amp;postID=1235613463175312187&amp;isPopup=true' title='6 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/137194387249072185/posts/default/1235613463175312187'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/137194387249072185/posts/default/1235613463175312187'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sweatytales.blogspot.com/2007/10/la-bambina.html' title='La bambina'/><author><name>Stefano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18149994235208597546</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_wg5EHzj2v7U/RyhCwWtb22I/AAAAAAAAABs/k2STD-UOq2U/s72-c/YI_anne01.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>6</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-137194387249072185.post-4778021311429979337</id><published>2007-10-25T01:57:00.000+02:00</published><updated>2007-10-25T02:05:39.658+02:00</updated><title type='text'>Ghost Hunting!</title><content type='html'>&lt;p  style="margin-bottom: 0cm; text-align: left;font-family:lucida grande;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;I ghost hunters non sono altro che moderni cacciatori di fantasmi. Molto lontani dai ghostbusters del cinema, si recano in luoghi che hanno fama di essere infestati con l'unico scopo di osservare fenomeni paranormali, spesso con l'aiuto di mezzi tecnologici come ad esempio telecamere o rilevatori di temperatura.&lt;/span&gt;&lt;b&gt;&lt;br /&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p face="lucida grande" style="margin-bottom: 0cm; line-height: 100%;"&gt; &lt;/p&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="center"&gt;&lt;span style=";font-family:Times New Roman,serif;font-size:130%;"  &gt;&lt;b&gt;&lt;br /&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;"&gt;&lt;span style=";font-family:lucida grande;font-size:130%;"  &gt;“&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:Times New Roman,serif;font-size:130%;"  &gt;Hai mai fatto ghost hunting?”.&lt;br /&gt;Glielo chiese così, tra un sorso di vino e un tiro di sigaretta, giocherellando con i suoi lunghi capelli neri.&lt;br /&gt;Lui d’altronde non si scompose più di tanto, anzi. Da circa due ore parlavano a ruota libera tra i fumi del vino e delle dozzine di sigarette fumate, e quella, tra due appassionati di horror ed esoterismo come avevano appena scoperto di essere, era solo una domanda come un’altra, che lui peraltro le aveva chissà quanto involontariamente imboccato, chiedendole, pochi istanti prima “ma tu ai fantasmi ci credi per davvero o ti piace solo vederli al cinema?”.&lt;br /&gt;“Io ci credo per davvero” aveva risposto lei sicura, e da lì, erano arrivati al ghost hunting.&lt;br /&gt;“No, non l’ho mai fatto ma mi piacerebbe provare, prima o poi, ma finora non ho trovato nessuno disposto a passare una notte in qualche posto abbandonato da dio e dagli uomini in attesa di qualche lenzuolo svolazzante”. Lo disse noncurante e strafottente il giusto, non con un tono da ‘uomo che non deve chiedere mai’ ma abbastanza vicino, questo sì. In realtà fino a quel momento non era mai andato a caccia di fantasmi  semplicemente perché aveva una paura fottuta, forse perché era cresciuto ascoltando ‘ghost stories’ dalle persone che amava di più, e che per di più asserivano di averle vissute in prima persona o quasi.&lt;br /&gt;Tuttavia i riflessi rallentati dal vino e dall’ora che si faceva sempre più tarda lo avevano portato a quella risposta banale e stereotipata, ‘proprio quello che lei voleva dicessi’ pensò lui.&lt;br /&gt;“Ma dai! È fantastico! Neanch’io sono mai riuscita a trovare qualcuno disposto a passare una notte intera con me in qualche casa abbandonata!”.&lt;br /&gt;La velata allusione che colse maliziosamente in questa risposta non servì molto a tirargli su il morale, anzi. Intuì subito dove lei voleva arrivare e rabbrividì.&lt;br /&gt;“Perché una sera di queste non andiamo da qualche parte? Qui intorno è pieno di luoghi infestati!”&lt;br /&gt;“Ehr… sì… mi pare una buona idea! Però il posto lo decido io, ne ho giusto uno che ci viene comodo comodo”.&lt;br /&gt;“Ah sì? E di che posto si tratta?”.&lt;br /&gt;“È  il vecchio palazzo di famiglia, vecchio di secoli in cui adesso abita solo un vecchio zio di mio papà. Lì pare che di fantasmi ce ne siano a dozzine”.&lt;br /&gt;“Maddai! Del tipo? Raccontami qualche storia!”&lt;br /&gt;“Bè… ad esempio… si dice che di notte per le scale si sentano dei passi… passi di donna sai, di scarpe col tacco insomma…oppure… in alcune stanze della casa non si è mai riusciti a dormire a causa di.. rumori.. sospiri… senso di soffocamento, in una in particolare… si dice che a un certo punto sentivi qualcuno che ti saltava sul letto…”. Era indeciso se raccontare anche la storia che girava più spesso s quelle vecchie mura, e di cui un paio di vecchie zie erano le ultime testimoni dirette. In famiglia se ne parlava poco e sempre malvolentieri, ed era un argomento considerato tabù quando c’erano estranei nei paraggi. Per fortuna l’entusiasmo della sua amica lo tolse dall’imbarazzo.&lt;br /&gt;“Sembra fichissimo! Quando si va?”.&lt;br /&gt;“Non saprei… così… all’improvviso…”&lt;br /&gt;“Lunedì prossimo secondo me va bene”. Lei tagliò a corto facendogli un occhiolino. A quel punto lui, ripassate velocissimamente le possibili scuse, potè solo acconsentire.&lt;br /&gt;“Sì va bene, lunedì prossimo va bene”.&lt;br /&gt;Chiaramente mettere al corrente la famiglia di quel proposito era fuori discussione. Ma questo comunque non sarebbe stato un grosso problema, lui aveva le chiavi del portone e conosceva un paio di modi per entrare anche attraverso il cortile, forzando vecchie finestre o infilandosi in qualche cunicolo. In quanto al vecchio zio poi, quello che ancora viveva lì, in quel periodo era fuori per un lungo viaggio intorno al mondo. Insomma, nessuno avrebbe mai saputo nulla.&lt;br /&gt;Il lunedì successivo lui trascorse la giornata in attesa febbrile di quella notte. La paura era sparita quasi del tutto, soppiantata da un’eccitazione febbrile all’idea di indagare finalmente e magari assistere a quei fenomeni di cui aveva sempre sentito parlare, ma che a casa sua erano vissuti come una cosa di cui vergognarsi.  E poi, diciamolo pure, l’idea di passare una notte intera in stanze buia con lei gli garbava davvero. Gli era piaciuta da subito, e aveva anche impressione che la cosa fosse reciproca. Però un po’ per timidezza, un po’ per endemica inettitudine nei rapporti con l’altro sesso, non aveva mai fatto nulla per andare oltre una sporadica frequentazione condita da vino e sigarette ad accompagnare lunghe chiacchierate sul più e sul meno.&lt;br /&gt;Si ritrovarono puntuali a poche centinaia di metri dal palazzotto di famiglia, un solido quadrilatero di tre piani, appoggiato a una vecchia torre di avvistamento, l’ultima rimasta in piedi tra tutte quelle attorno cui si sviluppavano le mura cittadine, anche questa compresa tra le proprietà di famiglia. Lui decise di passare proprio attraverso la torretta per entrare nel palazzo, non perché fosse l’unica via, ma perché sicuramente era la più suggestiva. Da lì, attraverso un minuscolo cunicolo che anche in famiglia conoscevano in pochissimi, si arrivava dritti dritti nel salone principale del primo piano, quello che per secoli era stato il salone delle feste, e che ora era pressoché abbandonato, usato solo in rare occasioni. Passaggi come quello si trovavano in quasi tutte le stanze del palazzo, retaggio di un’epoca in cui pirati e predoni imperversavano e bisognava ingegnarsi per salvare la pelle. Alcuni erano noti ma molti altri no, chiusi definitivamente da vari lavori di ristrutturazione oppure semplicemente dimenticati.&lt;br /&gt;“Però, che lusso!”, commentò lei. Alla luce della luna che entrava dalle finestre si scorgeva una sala enorme, piena di specchi e dominata da un immenso camino in cui era possibile entrare in piedi, e che secoli prima aveva riscaldato le innumerevoli feste che lì si tenevano. Adesso un pesante tavolo di legno in mezzo alla sala faceva intendere che l'uso di quello spazio era decisamente diverso. Qualche cena tra notabili e poco altro, anche per le feste comandate la famiglia usava accomodarsi in un salone del piano superiore.&lt;br /&gt;“Chissà quante feste qui...” continuò lei, camminando tra i mobili del '700.&lt;br /&gt;“In verità non lo usiamo quasi mai, solo quando è proprio indispensabile... sai com'è... anche qui succedono cose strane...” rispose lui.&lt;br /&gt;“Ma davvero? E non mi dici niente? Racconta dai!”, lei lo interruppe con entusiasmo.&lt;br /&gt;“L'altra volta non ne ho avuto il tempo... e poi è una cosa che non raccontiamo molto in giro...”&lt;br /&gt;“E dai! Non farti pregare, d'altronde m'hai portato qui apposta per vedere i fantasmi... o no?” disse lei, e lui lesse in quel 'o no' e in quello sguardo languido una neanche troppo velata allusione. Tuttavia si accomodò sul divano come se niente fosse, e cominciò a raccontare.&lt;br /&gt;“In passato qui si tenevano delle feste bellissime. Venivano nobili da tutte le città vicine, alcuni addirittura facevano viaggi di ore ed ore pur di essere presenti. Ogni occasione era buona per una festa, e si dice che molte importanti decisioni politiche venissero prese nei salottini del piano di sopra, mentre qui si gozzovigliava”.&lt;br /&gt;“Addirittura! E cosa si faceva in queste feste?” disse lei, tenendo tra le labbra socchiuse due dita.&lt;br /&gt;“Mah...  sai... ufficialmente si ballava... ma si dice anche che girasse roba... assenzio, coca, oppio... e poi che insomma, spesso e volentieri si finiva ammucchiati... non so se mi spiego...”&lt;br /&gt;“Sì che ti spieghi...” disse lei accucciandosi sulla sua spalla. Mise mano alla borsetta e tirò fuori una canna già bell'e rollata. “A proposito di roba... ti va?”.&lt;br /&gt;“Bè... perché no? La notte è lunga...”&lt;br /&gt;“Sì... molto lunga...” disse lei accendendo il bombone, tondo e cicciotto, gonfio di marijuana.&lt;br /&gt;“E poi… la storia delle feste è andata avanti molto a lungo, credo addirittura per un secolo, forse più” continuò la storia, prendendo tra le dita la canna che nel frattempo lei aveva acceso. “fino a quando, ottant’anni fa circa, non successe un dramma”.&lt;br /&gt;“Un dramma? In una festa del genere? E cosa mai poteva succedere? Qualcuno andò in coma etilico? O in overdose?”, disse lei riprendendosi lo spino. Fumare le metteva sempre allegria.&lt;br /&gt;“Era la festa per il ‘debutto in società’ di tale Annina, “ lui continuò imperterrito, ignorando del tutto la battuta. “La zia di mia nonna o qualcosa del genere. A un certo punto, qualcuno lanciò l’idea di giocare a nascondersi nelle stanze dietro questo salone. Passarono ore, come puoi immaginare, probabilmente qualcuno lo prese come pretesto per appartarsi”.&lt;br /&gt;“Eh-eh” lei rise, ripassandogli la canna.&lt;br /&gt;“Fatto sta che molte ore dopo si accorsero che Annina non c’era più. Tutti gli invitati che erano ancora in casa, o almeno quelli che ancora si reggevano in piedi, cominciarono la ricerca, guardarono dappertutto, nelle cantine, nelle soffitte, in tutti i passaggi segreti di cui all’epoca si era a conoscenza, anzi, quella notte, durante la ricerca, ne scoprirono addirittura di nuovi, di cui si ignorava l’esistenza”.&lt;br /&gt;Fece una pausa per tirare due lunghe boccate.&lt;br /&gt;“E… e poi… la ritrovarono?” glielo chiese con voce tremante. La storia drammatica, il buio, il freddo, le stavano facendo passare il buon umore.&lt;br /&gt;“La ritrovò una domestica, la mattina dopo. Si era chiusa in un baule che si apriva solo dall’esterno, ed era morta soffocata”.&lt;br /&gt;“Ma… ma… è una storia orribile! Perché me l’hai raccontata?”. Adesso con le dita tomentava i suoi lunghi capelli.&lt;br /&gt;“Perché da allora in molti hanno sentito musica venire da questa sala, e qualcuno ha addirittura visto della gente ballare. Addirittura molti dicono di aver visto tra questi la povera Annina”.&lt;br /&gt;“E… e tu? Hai mai visto o sentito qualcosa?”&lt;br /&gt;“No, io mai. Però anche mio zio, quello che ancora vive qui, dice di aver sentito spesso la musica venire da qui, di notte”.&lt;br /&gt;“Oddìo… e ancora ha il coraggio di dormire qua?”, adesso la voce le tremava dalla paura.&lt;br /&gt;“Bè sai, è casa sua, è nato e sempre vissuto qui. E poi – aggiunse ridacchiando – dice sempre che i fantasmi che sono qui sono pur sempre nostri parenti, e quindi non c’è nulla da aver paura”.&lt;br /&gt;“Sarà, però adesso ho davvero paura.”&lt;br /&gt;“Se vuoi possiamo andare via… non ti preoccupare, magari torniamo un’altra volta”. Lo disse con troppa sollecitudine. In realtà moriva di paura anche lui. Quel salone lo aveva sempre inquietato, e non solo per la storia di Annina. Quel camino enorme, da cui si apriva la cappa, un immenso buco nero di cui non si vedeva fine, e che inghiottiva famelico le grosse fiamme dei fuochi accesi lì; tutti quelli specchi, che creavano strani giochi di riflessi e di ombre; le porte poi… che portavano nel dedalo di stanze e camerette e passaggi segreti dietro la sala… tutto contribuiva a rendere inquietante quel posto. Anche per lui, che in quella casa aveva passato praticamente tutta l’infanzia e che, come diceva suo zio, era tutto sommato parente stretto delle inquietanti presenze che si aggiravano in quei luoghi.&lt;br /&gt;“Ma che scherzi?” rispose lei, buttando il mozzicone della canna, ormai spenta, nel camino. “Ho paura sì, ma d’altronde siamo qui a caccia di fantasmi. E poi… chissà, potrebbe non succedere nulla, almeno di quello che ci aspettiamo noi”, e si accucciò di nuovo sulla spalla del suo compagno d'avventura.            &lt;br /&gt;Peccato che lui in realtà, per quanto apprezzasse molto la maria, non fosse poi questo gran fumatore. Pochi minuti la fine del suo racconto infatti, per effetto della canna, si addormentò quasi di colpo, piegato sul bracciolo del divano con lei appoggiata sulla schiena, ancora spaventata ma adesso soprattutto seccata per l'effetto imprevisto che la fumata aveva avuto sul suo compagno d'avventura. Per sua fortuna in pochi minuti il sonno vinse l'inquietudine e si addormentò anche lei, di un sonno pesante, nero, senza sogni.&lt;br /&gt;Il suo compagno al contrario dormiva agitato, non che stesse avendo degli incubi veri e propri, più che altro nel sonno aveva come dei 'flash' di immagini e sensazioni negative.&lt;br /&gt;All'improvviso però immagini e sensazioni cessarono, lasciando spazio a una musica che veniva da chissà dove. 'È un valzer' pensò nel sonno, 'ed anche suonato molto bene'. Convinto di sognare aprì gli occhi e trasalì. Era sempre nel salone della casa di famiglia, solo che adesso lui e la sua amica, che dormiva accanto a lui, non erano più soli: decine e decine di persone vestite a festa affollavano la sala, illuminata da tre grossi lampadari e numerosissime candele. Al centro del salone molte coppie ballavano, altri invece chiacchieravano tra di loro seduti o in piedi, mentre molti invece entravano e uscivano.&lt;br /&gt;'Non può essere' pensò 'è l'effetto delle chiacchiere e della canna, non c'è altra spiegazione'. Neanche il tempo di finire il pensiero, e una donna lo vide e gli parlò.&lt;br /&gt;“Ma qui abbiamo altri ospiti. Meno male, questa festa finora è stata una vera delusione”. Indossava un lungo abito scuro con il collo di pelliccia e un'ampia scollatura, da cui si intravedevano i seni tondi e sodi. Il viso era incorniciato da capelli nerissimi tagliati a caschetto, tra le labbra un bocchino con una sigaretta accesa.&lt;br /&gt;Gli si avvicinò, gli prese il viso tra le mani e lo baciò.&lt;br /&gt;Fu un bacio profondo, sensuale, appassionato, e per lui fu facile lasciarsi andare. Si sentiva ancora intorpidito dal sonno, ma al contempo eccitato, come capita a volte sognando.&lt;br /&gt;'Al diavolo è solo un sogno', pensò lasciandosi del tutto andare. Rotolò giù dal divano avvinghiato alla donna, e in men che non si dica si ritrovarono seminudi, nel mezzo di un amplesso furibondo. Sentì a un tratto gemiti e rumori inequivocabili provenire dal divano, guardò e vide la sua amica completamente nuda, gli occhi chiusi, la bocca aperta in lunghi gemiti appassionati, a cavalcioni su qualcuno che dalla sua posizione non riusciva a vedere.&lt;br /&gt;Guardò sulla parete opposta, curioso di sbirciare la scena da uno specchio, e trasalì.&lt;br /&gt;Tra le gambe lunghe e bianche della sua amica c'era un cadavere.&lt;br /&gt;La pelle consumata, il bianco delle ossa che spuntava qua e là, il tutto reso ancora più orrido dai movimenti inequivocabili con cui quell'essere entrava e usciva dal corpo della ragazza che poco prima dormiva sulla sua spalla.&lt;br /&gt;'Non mi piace più questo sogno, mi voglio svegliare' pensò, strizzando forte gli occhi, ma quando gli riaprì tutto era come prima. Fece per tirarsi su di scatto, ma scivolò e battè la testa sul pavimento. Il dolore gli annebbiò la vista, e toccando il punto che aveva battuto si bagnò le mani di sangue. Il dolore era reale, il sangue anche, ormai doveva essere sveglio ma la scena intorno a lui non cambiava: la gente continuava a muoversi nel salone, chi ballava, chi beveva, in qualche angolo vedeva altre coppie piacevolmente impegnate e la sua amica continuava imperterrita e forse ancora più coinvolta a cavalcare quel corpo immondo, in putrefazione.&lt;br /&gt;Gridò.&lt;br /&gt;La ragazza si interruppe, distratta dal grido, guardo l'amico e gridò a sua volta, guardandosi intorno.&lt;br /&gt;Una rapida occhiata, e il ragazzo sentì un nuovo urlo nascergli in gola: la donna con cui pochi attimi prima si rotolava in terra, le coppie dei ballerini, i suonatori, tutti erano dei cadaveri ambulanti.&lt;br /&gt;Trovò il coraggio per andare dalla sua amica e stringerla tra le braccia, maledicendo il momento in cui gli era venuta la malsana idea di andare in quella sala di notte.&lt;br /&gt;“Che peccato, che peccato...” disse accorato l'essere che poco prima gli era apparso come una splendida donna. “avete capito tutto. Se vi foste lasciati andare sareste morti al culmine del vostro piacere, senza accorgervi di nulla. Adesso invece purtroppo sarete coscienti della vostra morte, e non sarà una cosa piacevole”.&lt;br /&gt;La ragazza gridò di nuovo, iniziando a singhiozzare.&lt;br /&gt;Lui cercò invece di conservare un minimo di sangue freddo. Deglutì, accarezzandole i capelli, e disse “perché... perché volete ammazzarci? Noi non abbiamo fatto niente di male!”.&lt;br /&gt;“Forse no”, rispose un cadavere panciuto, vestito di una giacca di velluto che a suo tempo doveva essere stata molto elegante, ma adesso era tutta smangiucchiata. “Ma siete degli intrusi qui, e per questo dovete morire, mi dispiace ma è la nostra regola”.&lt;br /&gt;Il ragazzo ripensò alle parole dello zio e decise di tentare. Era un'idea folle, certo, e anche un po' stupida, forse, ma al momento non ne aveva di migliori. “Un momento, io non sono un intruso, questa è casa mia, della mia famiglia”. E snocciolò nome, cognome, e tre o quattro generazioni che ricordava dall'albero genealogico appeso nell'androne d'ingresso.&lt;br /&gt;Gli esseri si guardarono basiti, mormorando tra di loro. Uno strano figuro con grossi 'favoriti' attaccati non si sa come alla pelle marcia del viso si girò alla sua destra e disse “Annina, credi che sia vero?”.  &lt;br /&gt;Dalla folla venne avanti quella che doveva essere stata, in vita, una bellissima donna: alta, slanciata, con portamento aristocratico e lunghi capelli biondi che accarezzavano la fronte e il viso putrefatti.&lt;br /&gt;“Potrebbe essere, d'altronde hai un aspetto familiare tu” rivolta al ragazzo, e poi, parlando alla folla “Ha ragione, lui non può essere ucciso”.&lt;br /&gt;Il ragazzo tirò un sospiro di sollievo, ma durò pochissimo.&lt;br /&gt;“Questo però non vale per la tua amica”.&lt;br /&gt;La ragazza sussultò tra le sue braccia, emettendo uno strano verso che doveva essere un urlo strozzato.&lt;br /&gt;“Un momento, come sarebbe a dire? Lei è mia ospite!”.&lt;br /&gt;“Ragazzo, non tirare troppo la corda”. Disse minaccioso il tipo coi baffi.&lt;br /&gt;“Ha ragione” aggiunse Annina “Possiamo risparmiare te, ma la tua amica non ha diritto di stare qui. Però è anche vero che è tua ospite, quindi le daremo una possibilità”.&lt;br /&gt;La folla di morti viventi mormorò sorpresa.&lt;br /&gt;“Nasconderemo la tua amica nel palazzo, e tu avrai tempo fino all'alba per ritrovarla, se non ci riuscirai, lei resterà qui con noi per sempre”.&lt;br /&gt;Il ragazzo aprì bocca per ribattere, ma non ne ebbe modo.&lt;br /&gt;Si ritrovò da solo nella sala buia e abbandonata, come era stata fino a poco prima.&lt;br /&gt;Nell'oscurità echeggiò ancora la voce di Annina.&lt;br /&gt;“Hai tempo fino all'alba per ritrovare la ragazza, poi resterà con noi”.&lt;br /&gt;La stanza fu attraversata da una ventata gelida, poi tornò il silenzio più assoluto.&lt;br /&gt;Il ragazzo si guardò intorno, cercando di convincersi che si trattava solo di un sogno, di un'allucinazione, che lui era lì per caso e che ora sarebbe tornato a casa sua, a dormire. Per terra però c'erano i vestiti della sua amica, la borsa che aveva con sé quella sera. Preso dal terrore saltò giù dal divano e spalancò la prima porta che trovò sul suo cammino.&lt;br /&gt;Prese a vagare per sale e corridoi, percorse i passaggi noti e ne scoprì altri, da tempo dimenticati. Percorse in lungo e in largo soffitte e cantine, scalinate e ballatoi, guardò negli angoli, nelle cappe dei camini, nei sottoscala, ma non trovò nulla.&lt;br /&gt;Corse e ricorse per tutto il palazzo, percosse muri alla ricerca di nuovi passaggi e stanze nascoste, a vuoto.&lt;br /&gt;Quando ormai stava per rassegnarsi sentì dei singhiozzi provenire da una parete di uno dei corridoi principali. Lì aveva guardato e riguardato, ma poteva essergli sfuggito qualcosa.&lt;br /&gt;Accostò l'orecchio al muro e sentì chiaramente l'amica singhiozzare. Era lì dietro, da qualche parte, la chiamò, lei rispose subito.&lt;br /&gt;“Sono qui, sono qui, vieni a prendermi fai presto!”&lt;br /&gt;“Eccomi... sì! Non aver paura! Arrivo subito!”. Corse via a cercare qualcosa per buttar giù quel muro, e tornò in pochi istanti con un pesante candelabro di ottone.&lt;br /&gt;Cominciò a sbattere contro il muro con tutte le forze che aveva in corpo. L'ultimo ostacolo tra lui e la ragazza non era particolarmente solido, e dopo pochi colpi si aprì uno spazio sufficiente a farlo passare. Si lanciò nell'apertura, si vedeva poco, ma i singhiozzi erano vicinissimi, quasi come la ragazza fosse lì, a pochi metri da lui. Provò a chiamarla, ma non ottenne risposta.&lt;br /&gt;Fece luce con l'accendino e si trovò davanti a uno scenario irreale: era in una stanza minuscola, massimo due metri per lato, ma il soffitto non si vedeva, guardando in alto appariva tutto nero, come se quella stanza arrivasse fino al cielo.&lt;br /&gt;Capì subito cosa stava succedendo: la ragazza era da qualche parte sopra di lui, e i singhiozzi che sentiva erano portati dall'eco. Tuttavia non si perse d'animo, e fece per lanciarsi di nuovo alla ricerca, quando a un tratto, un urlo gli fece gelare il sangue nelle vene.&lt;br /&gt;“Noooo!!! Noooo!!!! Lasciatemi! Non voglio! Noooo!”&lt;br /&gt;Guardò ancora sopra di lui e vide che da qualche parte cominciavano a entrare i primi raggi di sole. Scoppiò in lacrime e scappò via, e non rimise più piede in quella casa.&lt;br /&gt;Molti anni dopo un terremoto danneggiò il palazzo. Un operaio, durante la ristrutturazione, scoprì una stanza nascosta. Sul pavimento, rannicchiato, il corpo nudo di una ragazza dai lunghi capelli neri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt; &lt;/p&gt; &lt;p face="lucida grande" style="margin-bottom: 0cm; line-height: 100%;"&gt;       &lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/137194387249072185-4778021311429979337?l=sweatytales.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sweatytales.blogspot.com/feeds/4778021311429979337/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=137194387249072185&amp;postID=4778021311429979337&amp;isPopup=true' title='13 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/137194387249072185/posts/default/4778021311429979337'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/137194387249072185/posts/default/4778021311429979337'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sweatytales.blogspot.com/2007/10/ghost-hunting.html' title='Ghost Hunting!'/><author><name>Stefano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18149994235208597546</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>13</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-137194387249072185.post-6438701938783249630</id><published>2007-10-08T23:27:00.000+02:00</published><updated>2007-10-08T23:53:05.507+02:00</updated><title type='text'>Il sogno/1 - Parte Decima</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_wg5EHzj2v7U/RwqiT0g9W4I/AAAAAAAAABk/DfC4mU6bJns/s1600-h/vecchia_cardo_medio.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://1.bp.blogspot.com/_wg5EHzj2v7U/RwqiT0g9W4I/AAAAAAAAABk/DfC4mU6bJns/s320/vecchia_cardo_medio.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5119082387858086786" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"  style="font-family:lucida grande;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"  style="font-family:lucida grande;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"  style="font-family:lucida grande;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"  style="font-family:lucida grande;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;[...]&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"  style="font-family:lucida grande;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"  style="font-family:lucida grande;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;La sera successiva, per la prima volta da un mese a quella parte, Alfredo non andò nel bosco. Non che non volesse, tutt'altro. Il desiderio e la speranza di rivedere ancora la sua Gabriella davano vita in lui a un'impellenza inaudita, più forte di qualsiasi bisogno fisico.&lt;br /&gt;Quella notte però, quasi facendosi violenza decise di rimanere a casa, non per riposarsi – eppure ne avrebbe avuto un gran bisogno – ma per cercare di inquadrare in un filo logico gli avvenimenti che gli erano capitati da quando aveva deciso di violare il tabù della casupola. E, soprattutto, voleva dare un senso alle ultime parole di Lamiah della notte precedente: “Poi ti spiegherò come diventare più potente di lui”, gli aveva detto prima di mandarlo via. Come avrebbe potuto diventare più forte di un entità in grado di riportare i morti sulla terra, era per lui un angosciante mistero. Eppure sentiva che quello era l'unico modo per non separarsi di nuovo dalla sua donna. E poi chissà, se fosse riuscito a sconfiggere Erlik, probabilmente avrebbe anche potuto riportare in vita Gabriella. Non sapeva come infatti, ma sentiva che tra tutte le cose che gli aveva vietato Penna-rossa la prima volta che si erano incontrati, ce n’era almeno una che gli avrebbe permesso di riportare in vita la sua donna. Certo, poi sarebbero dovuti scappare da lì, nessuno in quel paese ignorava la morte di Gabriella, tutti avevano visto il suo cadavere nella bara. Ma quello era l'ultimo dei problemi, adesso Alfredo aveva tutt'altro a cui pensare.&lt;br /&gt;Ripercorse mentalmente il momento in cui aveva preso la decisione di imbarcarsi in un'impresa folle, che nessuno degli abitanti del luogo avrebbe mai avuto il coraggio di intraprendere.&lt;br /&gt;Ripensò a tutte le storie che aveva sentito su quel luogo misterioso, e che in larga parte aveva scoperto infondate. C'era chi diceva che fosse la dimora del diavolo, altri ancora sostenevano che lì, secoli prima, era stato consumato un terribile delitto, senza sapere bene chi avesse ammazzato chi, ma comunque qualcosa di così terribile che le anime delle vittime vagavano ancora nei dintorni, assetate di vendetta.&lt;br /&gt;C'era infine, chi diceva che quella strana costruzione fosse un punto di contatto con l'aldilà, e Alfredo sapeva bene che questa era la versione esatta. Cercò di ricordare la prima volta in cui aveva sentito parlare di questa leggenda, e all'improvviso, tra il ricordo di una notte passata al cimitero con i suoi amici d'infanzia, scampoli di conversazioni 'paurose' con i cugini più grandi e chiacchiere al bar dopo tre–quattro–cinque birre, la mente gli si illuminò di un ricordo che oramai aveva rimosso: la vecchia Sterina abitava dietro la Chiesa, in una stradina arroccata quasi all'altezza del campanile, distante pochi metri in linea d'aria. Lassù non andava mai nessuno. Le case intorno alla sua erano tutte disabitate e diroccate, e in più su quella povera vecchia giravano strane voci. Si diceva che fosse una strega, che fosse in grado di parlare coi morti e di compiere chissà quali incantesimi. Lei in realtà passava le giornate ad intrecciare canestri davanti la porta di casa.&lt;br /&gt;Ad Alfredo quella strana donna aveva sempre suscitato un misto di curiosità, simpatia e timore reverenziale. Finché un giorno, aveva undici–dodici anni circa, la incontrò sulla salita che portava a casa sua, china sotto un enorme cesto carico di legna per il camino. La aiutò a portarla fin su, e da allora prese ad andarla a trovare, di nascosto sia dai genitori – che lo avrebbero castigato – che dagli amici – che, più prosaicamente, l'avrebbero preso per matto.&lt;br /&gt;Gli piaceva stare con quella vecchia, farle compagnia, guardarla intrecciare i canestri, darle una mano nei lavori pesanti. In cambio lei gli raccontava delle storie. Gli raccontava del marito, morto in guerra, dei suoi antenati, un tempo ricchissimi, tanto da possedere quasi tutto il paese, e poi misteriosamente, neanche lei sapeva spiegare come, caduti in rovina. E poi, soprattutto, gli raccontava le leggende del luogo, storie di streghe, fantasmi, gnomi e folletti. Ma mai, mai, mai, lei aveva accennato alla casupola.&lt;br /&gt;Fin a quando una volta lui, colmo di curiosità, non aveva tirato fuori l'argomento.&lt;br /&gt;Erano nell'unica stanza che costituiva la casa della vecchia, davanti a un fuoco scoppiettante. Dalla finestra si poteva vedere il cielo sbrilluccicante di stelle come lui non l'aveva mai visto. Era un tardo pomeriggio di dicembre, il cielo era scuro e limpido come può essere solo nell'ultimo mese dell'anno, e l'aria era satura della luce delle stelle orfane della luna e per questo ancora più luminose del solito, uniche padrone di quel cielo che dominava il paese vuoto sotto un'aria gelida da tagliare in pezzi ogni minima parte di corpo scoperta.&lt;br /&gt;“Sterina, ma cosa c'è dentro quella casupola vicino al bosco? Perché nessuno ci si avvicina?”&lt;br /&gt;La vecchia alzò lo sguardo dal cesto che stava intrecciando, guardò quel ragazzino curioso che da qualche tempo le aveva fatto riscoprire la gioia della compagnia, e poi guardò fuori, come se stesse chiedendo una risposta al cielo che faceva capolino dalla grande finestra accanto al camino.&lt;br /&gt;“Non c'è niente lì dentro, Alfredo – stranamente, al contrario di tutte le vecchie del paese, lei parlava un ottimo italiano – quella casa è un tramite, un passaggio”.&lt;br /&gt;“E dove porta?” insisté il ragazzino.&lt;br /&gt;La vecchia sospirò ancora, poi tornò a intrecciare il canestro. Alfredo si era quasi rassegnato quando lei riprese a parlare. “Quella casa è un passaggio per il regno dei morti. A volte ai morti è concesso di passeggiare sulla terra, e da lì possono uscire e tornare nel nostro mondo. Solo per poco però”.&lt;br /&gt;“Perché solo per poco? E perché allora la gente non va lì a vedere i propri cari morti?”&lt;br /&gt;“Ma la gente questa cosa non la sa” rispose la vecchia, ignorando la prima parte della domanda.&lt;br /&gt;“E tu perché la sai?”&lt;br /&gt;“Io lo so perché lì andavo a incontrare mio marito, fino a pochi anni fa”.&lt;br /&gt;“Tuo marito?”&lt;br /&gt;“Sì, mio marito. Andavo lì quasi tutte le notti, quando le gambe me lo permettevano, e se ero fortunata lo trovavo lì fuori ad aspettarmi, e passavo la notte con lui”.&lt;br /&gt;“E ora perché non ci vai più?”&lt;br /&gt;“Sono vecchia e stanca, non ce la farei ad arrivare fino a lì. E poi ormai, mio marito me l'hanno portato via”. Parlava con tono indifferente, come se stesse facendo una lista della spesa. Però gli occhi cominciavano a inumidirsi.&lt;br /&gt;Alfredo impietoso però, la incalzava. “Chi te l'ha portato via?”&lt;br /&gt;La vecchia cominciò a singhiozzare, con le lacrime che si infilavano nei solchi scavati dalle rughe sul suo viso. “Una strega me l'ha portato via! Una strega! Alfredo, stammi bene a sentire, tu lì non ci devi mai andare, perché tu sei come me, tu hai il dono, e questa è una cosa molto pericolosa”:&lt;br /&gt;“Quale dono?”&lt;br /&gt;“Tu puoi vedere gli spiriti, e questo a loro piace, e non va bene. Promettimi che non ci andrai mai”.&lt;br /&gt;“Lo prometto – certo di dire la verità – ma perché è pericoloso? E perché la strega si è portata via tuo marito?”&lt;br /&gt;“Perché loro ne hanno bisogno. Hanno bisogno di noi vivi! È l'unico modo che hanno per...” Fu interrotta dall'orologio che suonava le sei del pomeriggio. Si riscosse, smise di singhiozzare, e intimò al ragazzino “Ora vai che tua madre ti aspetta, non farla stare in pensiero”.&lt;br /&gt;“Ma la storia...”&lt;br /&gt;“Te la racconterò domani. Ora vai, su.” Gli diede un bacio sulla guancia e lo mandò via. Poi però, uscendo da lì, Alfredo incrociò suo padre che era uscito a cercarlo, preoccupato di saperlo in giro con quel freddo glaciale.&lt;br /&gt;Subì una delle sgridate più tremende della sua vita, e, chiaramente, non andò più a trovare la vecchia Sterina.&lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Erano passati quasi vent'anni da quella storia che lui aveva completamente rimosso.&lt;br /&gt;Adesso che ricordava, decise di tornare dalla vecchia. Era ancora viva e abitava sempre lì. L'ora tarda non era un problema, lei aveva sempre dormito poco, e poi, se avesse visto la luce spenta sarebbe tornato indietro.&lt;br /&gt;Arrivato alla strada dove abitava la vecchia si fermò un attimo ad assaporare i vecchi ricordi, pensando a quando arrivava lì circospetto e attento per non farsi vedere, e pieno di timore ed eccitazione per le storie che giravano sulla vecchia donna.&lt;br /&gt;Stavolta invece si sentiva tranquillo. In fondo aveva visto ben di peggio che una povera vecchia sola e calunniata.&lt;br /&gt;Stava per riprendere il passo quando vide una ragazza uscire dalla casa della vecchia. La luce in quel punto era flebile, ma riconobbe immediatamente Lamiah, nonostante il volto fosse coperto dal cappuccio del saio grigio che indossava.&lt;br /&gt;La chiamò, lei non si girò, come se non avesse sentito, ma allungò il passo.&lt;br /&gt;Alfredo cominciò a rincorrerla per i vicoli del paese. Un dedalo di stradine che si attorcigliavano tra di loro attorno la vecchia chiesa, chiunque non fosse stato pratico dei luoghi si sarebbe perso dopo massimo due o tre svolte. La ragazza però procedeva spedita, chiaramente in direzione del bosco. Così spedita che Alfredo la perse. Si trovò a un bivio, entrambe le stradine portavano fuori paese, ma per vie diverse. Rimase immobile a riflettere sul da farsi, nel buio e nel silenzio della notte.&lt;br /&gt;All'improvviso sentì una mano sulla spalla.&lt;br /&gt;Fu come se tutto il sangue delle sue vene precipitasse all'improvviso verso i suoi piedi. Si sentì mancare le forze per la paura e la testa ronzare come piena di uno sciame di api.&lt;br /&gt;Poi si sentì chiamare.&lt;br /&gt;Riconobbe la voce e, non sapendo se essere felice o disperato, si girò.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;p class="MsoNormal"  style="font-family:lucida grande;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"  style="font-family:lucida grande;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;continua...&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"  style="font-family:lucida grande;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" face="lucida grande"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;non c'entra nulla con il racconto, ma &lt;a href="http://www.bengodi.org/benfoggianius/wp-content/uploads/2007/10/lecaste.pdf"&gt;qui &lt;/a&gt;potete scaricare uno speciale su 'la casta', cui ho partecipato anche io.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/137194387249072185-6438701938783249630?l=sweatytales.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sweatytales.blogspot.com/feeds/6438701938783249630/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=137194387249072185&amp;postID=6438701938783249630&amp;isPopup=true' title='8 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/137194387249072185/posts/default/6438701938783249630'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/137194387249072185/posts/default/6438701938783249630'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sweatytales.blogspot.com/2007/10/il-sogno1-parte-decima.html' title='Il sogno/1 - Parte Decima'/><author><name>Stefano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18149994235208597546</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_wg5EHzj2v7U/RwqiT0g9W4I/AAAAAAAAABk/DfC4mU6bJns/s72-c/vecchia_cardo_medio.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>8</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-137194387249072185.post-185215134356772408</id><published>2007-10-06T00:17:00.000+02:00</published><updated>2007-10-06T00:19:59.325+02:00</updated><title type='text'>Il sogno/1 - Parte Nona</title><content type='html'>&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style="font-family: lucida grande;"&gt;[...]&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;                                   &lt;p style="font-family: lucida grande;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style=";font-size:130%;" &gt;Lamiah si fermò nel mezzo del lago. Distese braccia e gambe e si abbandonò al placido rollio delle acque. Chiuse gli occhi, assaporando l'energia che le scorreva potente tra le membra, godendo del silenzio che la circondava. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;Adorava il suo rifugio. Lo aveva creato dal nulla nel corso dei millenni, ed era rimasto immutato nonostante tutto quello che era successo tra quelle nude pareti di roccia. Adesso era di nuovo abbastanza potente da impedire l'accesso a ospiti indesiderati e da spostarne l'ingresso in qualsiasi punto dell'universo in base alle sue esigenze.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;Certo, il suo potere non era ancora così grande come avrebbe voluto, ma era solo questione di tempo, il suo piano andava a meraviglia, anzi, meglio delle sue più rosee previsioni: non solo si era rigenerata molto più velocemente del previsto, ma vedeva anche profilarsi all'orizzonte un'ottima occasione per realizzare i suoi più grandi desideri.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;Mentre era immersa in queste riflessioni cercava in tutti i modi di tenere lontano un pensiero maligno che si affacciava prepotentemente nel quadro idilliaco che si andava disegnando nella sua mente.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;Lo rimosse pensando al futuro di gloria che l'attendeva. Neanche lei era in grado di immaginare nei dettagli quello che le sarebbe successo una volta che tutti i tasselli fossero andati al loro posto, e questa incertezza sulla reale entità del potere e della felicità che l'aspettavano la faceva rabbrividire di piacere. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;Peccato solo per quel pensiero cattivo che la tormentava, con la stessa insistenza di una zanzara particolarmente affamata. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;Decise di affrontarlo, fiduciosa che le nuove energie che piano piano stava acquisendo sarebbero state in grado di domarlo. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;Ricordò l'ultima – nonché unica – volta che si era sentita così sicura di sé. Le scelte che aveva fatto in quell'occasione e le tremende conseguenze che ne erano derivate. Ricordò il suo esilio millenario, la sensazione della sua essenza che regrediva progressivamente in seguito alla punizione che le era stata comminata, lo stupore esterrefatto che aveva accompagnato la presa di coscienza del suo fallimento.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;I ricordi le provocavano un atroce dolore, ciò nonostante riuscì a dominare il pensiero della possibilità che un altro fallimento incombesse su di lei.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;Aveva sbagliato una volta, adesso non lo avrebbe fatto più. Conosceva i rischi che correva, e sapeva esattamente come muoversi per evitare adesso l'errore che l'aveva condannata molto tempo addietro. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;Sapeva bene che anche stavolta avrebbe avuto un’unica occasione, e che i suoi avversari sarebbero stati più vigili, memori di quanto era accaduto molto tempo prima. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;Tuttavia sapeva che stavolta non avrebbe fallito. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;Era disposta inoltre a correre un altro, ulteriore, rischio. Piccolissimo certo, ma pur sempre potenzialmente in grado di mandare all'aria tutto il suo piano.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;Il buon senso le suggeriva di lasciar correre e attendere tempi migliori, ma la sua irrequietezza, rafforzata dalle energie che aveva assunto quella notte, spingeva per il contrario. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;Immergendosi prese la decisione definitiva: infischiandosene dei rischi la notte successiva avrebbe agito.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;Nuotò verso la riva e accarezzò il muso del cavallo che fino a quel momento aveva sorvegliato il suo bagno solitario.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;“Ancora un po' di pazienza Falstaff – disse baciandolo tra le narici – poi saremo del tutto padroni del nostro destino”. Uscì dall'acqua e si avviò al di fuori di quel luogo irreale nuda com'era.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;Camminando a piccoli passi sentiva già sulle labbra il sapore amaro della vendetta.&lt;span style=""&gt;  &lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;p style="font-family: lucida grande;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-style: italic; font-family: lucida grande;font-size:130%;" &gt;continua...&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/137194387249072185-185215134356772408?l=sweatytales.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sweatytales.blogspot.com/feeds/185215134356772408/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=137194387249072185&amp;postID=185215134356772408&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/137194387249072185/posts/default/185215134356772408'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/137194387249072185/posts/default/185215134356772408'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sweatytales.blogspot.com/2007/10/il-sogno1-parte-nona.html' title='Il sogno/1 - Parte Nona'/><author><name>Stefano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18149994235208597546</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-137194387249072185.post-124534519386893447</id><published>2007-09-26T23:54:00.000+02:00</published><updated>2007-09-27T00:05:35.096+02:00</updated><title type='text'>Il sogno/1 - Parte Ottava</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_wg5EHzj2v7U/RvrXKWkpgoI/AAAAAAAAABc/5sV_tTH8ijE/s1600-h/donna_stelle.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://3.bp.blogspot.com/_wg5EHzj2v7U/RvrXKWkpgoI/AAAAAAAAABc/5sV_tTH8ijE/s320/donna_stelle.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5114636899690578562" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style="font-family: lucida grande;"&gt;[...]&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;                                                                          &lt;p style="font-family: lucida grande;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;“Che c'è, non hai mai visto una donna nuda?” disse Lamiah, lasciandosi guardare compiaciuta.&lt;br /&gt;Alfredo era lì immobile, con la bocca spalancata. Farfugliò qualcosa senza riuscire a comporre nessuna frase intellegibile, allora lei lo interruppe.&lt;br /&gt;“Immagino di sì, però è molto che non ti capita, giusto?” chiese lei, sardonica.&lt;br /&gt;“Non è quello...” in realtà era completamente estasiato, però fu abbastanza pronto da inventare un'obiezione plausibile. “La prima volta che ti ho visto eri... eri... completamente diversa... non sembravi nemmeno... nemmeno...”&lt;br /&gt;“Nemmeno umana.” lei lo interruppe, trattenendo a stento la rabbia.&lt;br /&gt;“No, no...” Alfredo cercò di rimediare, terrorizzato davanti a quegli occhi fiammeggianti, avvampatisi in pochi secondi, “non intendevo...”&lt;br /&gt;“Invece intendevi. E avevi anche ragione. Ma non ti preoccupare, la mia rabbia non è rivolta a te, anzi, tu in qualche maniera mi hai aiutato”.&lt;br /&gt;“Io? E come avrei potuto? Con quelle poche cose che ti ho portato forse?”&lt;br /&gt;Lei rise, di gusto. Era incredibile come riuscisse a cambiare umore e atteggiamento repentinamente, come anche Penna–rossa e l'altro tipo, del resto. “Quelle aiutano, ma per me, nello stato in cui ero, serviva ben altro. E tu sei riuscito a darmelo”.&lt;br /&gt;Alfredo non credeva a quello che sentiva. Davvero non poteva immaginare come avesse potuto aiutare quella ragazza della cui natura paranormale era sempre più convinto. Anzi, era sicuro che fino a quel momento lei e i suoi due amici non avessero fatto altro che aiutare lui, per qualche oscuro motivo che a lui era sempre sfuggito e su cui non aveva mai riflettuto.&lt;br /&gt;“È stata la tua forza vitale a riportarmi al mio reale aspetto, e a ridarmi coscienza di me stessa”. Disse interrompendo il flusso dei pensieri di Alfredo, più che mai caotico a dire il vero. “Quando sei arrivato, l'altra notte – continuò – eri così carico di speranza, rabbia, amore, e la forza delle tue emozioni mi ha aiutato a compiere in poche ore un cammino che avrebbe richiesto molto tempo in più”.&lt;br /&gt;“Ma... di quale cammino parli? I tuoi amici l'altra sera avevano detto che eri stata via... ma se eri qua, evidentemente eri già tornata... no?”&lt;br /&gt;“Ero tornata sì, ma non del tutto. Il mio è stato un viaggio molto lungo.”&lt;br /&gt;Alfredo non capiva più nulla. Era in un luogo da favola, davanti a una donna bellissima completamente nuda che gli diceva cose incomprensibili dopo essere sfuggito a una banda di arcieri che sembravano usciti da un fumetto fantasy e per di più aveva appena rivisto per la seconda volta la sua ragazza morta mesi prima.&lt;br /&gt;“E non ero partita di mia volontà” concluse la ragazza, adesso cupa e triste.&lt;br /&gt;“E allora perché....”&lt;br /&gt;“Perché mi hanno obbligata, stupido!” sbottò lei “Il mio viaggio era una punizione!” e tacque.&lt;br /&gt;Alfredo, imbarazzato dal suo silenzio, cercò di cambiare discorso.&lt;br /&gt;“Però poi sono arrivato io... e in un modo che ancora non ho capito ti ho aiutato, giusto?”&lt;br /&gt;“Come sarebbe a dire che non hai capito? La tua bella non ti ha detto niente?”&lt;br /&gt;“No... non siamo stati molto assieme” respingendo un singhiozzo “Il tuo amico l'ha portata via quasi subito.”&lt;br /&gt;“Quale amico?”. Quasi gridò lei, afferrandogli un braccio.&lt;br /&gt;“Quello.. quello con la penna rossa in testa. È arrivato a un certo punto, mentre Gabriella aveva cominciato a piangere, e ha detto che eravamo stati insieme abbastanza... e mi ha detto che potrò rivedere Gabriella una sola volta ancora, per dirle addio...”&lt;br /&gt;“Quel bastardo è sveglio, forse anche troppo, e forse sta capendo qualcosa.... d'altronde è abbastanza potente da sentire se i guardiani si muovono o meno...” parlava tra sé e sé, fissando un punto lontano sopra la spalla sinistra di Alfredo.&lt;br /&gt;“Che cosa c'è da capire?”&lt;br /&gt;“Per caso gli hai detto che ci eravamo già visti?” come se non lo avesse sentito.&lt;br /&gt;“No ma...”&lt;br /&gt;“Ma lui ha capito vero?”&lt;br /&gt;“Sì... credo di sì” pensò che fosse meglio non dire che lui in realtà stava per rivelare il loro precedente incontro.&lt;br /&gt;Lei sospirò. Poi mosse un passo verso di lui. Ora poteva sentire chiaramente la pressione dei suoi seni duri sul petto e il suo respiro sul collo. Lo baciò, ma non come lo aveva baciato l'altra volta. Fu un bacio, caldo, appassionato, che Alfredo non ricambiò ma gustò fino all'ultimo istante, assaporando il suo respiro e la sua lingua.&lt;br /&gt;“Adesso devi andare, non puoi più stare qui”. Disse lei.&lt;br /&gt;Alfredo ubbidì, ancora inebetito dal bacio.&lt;br /&gt;“Quando... quando posso tornare?”&lt;br /&gt;“Quando tornerai qui lo deciderò io. Dalla tua bella... puoi provare quando vuoi. Non dare ascoolto a quel mentecatto, gli piace dare ordini ma non conta nulla. Poi ti spiegherò come diventare più potente di lui. Ora vai”. Disse lei, indifferente, e si reimmerse nel lago.&lt;br /&gt;Alfredo uscì e si avviò verso casa.&lt;br /&gt;Non riusciva a pensare a nulla, l'unica cosa che poteva fare in quei momenti, era gustare le ultime gocce di quel sapore meraviglioso che ancora gli rimanevano in bocca.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;p style="font-family: lucida grande;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style="font-style: italic; font-family: lucida grande;"&gt;continua...&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/137194387249072185-124534519386893447?l=sweatytales.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sweatytales.blogspot.com/feeds/124534519386893447/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=137194387249072185&amp;postID=124534519386893447&amp;isPopup=true' title='8 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/137194387249072185/posts/default/124534519386893447'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/137194387249072185/posts/default/124534519386893447'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sweatytales.blogspot.com/2007/09/il-sogno1-parte-ottava.html' title='Il sogno/1 - Parte Ottava'/><author><name>Stefano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18149994235208597546</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_wg5EHzj2v7U/RvrXKWkpgoI/AAAAAAAAABc/5sV_tTH8ijE/s72-c/donna_stelle.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>8</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-137194387249072185.post-4882175292562845974</id><published>2007-09-24T23:59:00.000+02:00</published><updated>2007-09-25T00:04:26.045+02:00</updated><title type='text'>Il parcheggio</title><content type='html'>&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style="font-style: italic; font-family: lucida grande;"&gt;Qualche sera fa, dopo una buona mezz'ora di giri a vuoto, sono andato a parcheggiare in un enorme parcheggio sotterraneo a pochi metri da casa mia di cui quasi nessuno conosce l'esistenza. Mi sono ritrovato da solo in un'immensa distesa di cemento, illuminata qua e là da qualche fredda luce al neon. E ho trovato la situazione decisamente inquietante...&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;p style="font-family: lucida grande;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Mario sbuffò fragorosamente, mentre per l’ennesima svoltava attorno l’edificio della Scuola Elementare, completando così l’ennesimo giro – il decimo? Forse anche di più – per le strade del quartiere.&lt;br /&gt;Oltre che stanco cominciava a sentirsi anche piuttosto nervoso: non aveva percorso settecento chilometri per poi passare la notte a girare per il quartiere alla ricerca di un buco dove infilare la sua macchina.&lt;br /&gt;All’improvviso, tra una station wagon e un SUV parcheggiate ‘a spina’ gli parve di scorgere un buco: qualche nottambulo che cominciava i suoi giri forse, &lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;o qualche amante clandestino di ritorno dal/la legittimo/a consorte.&lt;br /&gt;Diede gas, in un istante fu lì. Ora una rapida manovra e finalmente sarebbe andato a dormire, e non era nemmeno troppo lontano da casa!&lt;br /&gt;Sarebbe stato perfetto, se solo lì, tra quei due macchinoni non ci fosse stata la solita, odiosa Smart, visibile solo da pochi metri a causa dei due giganti ai suoi lati.&lt;br /&gt;Trattenne una bestemmia e ripartì.&lt;br /&gt;Solito giro: bar, pizzeria, libreria, prima a destra&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;che poi la strada chiude.&lt;br /&gt;Ma… all’improvviso, come un’oasi nel deserto, bella rotonda, bianca su fondo blu, una P di almeno mezzo metro, sotto, una freccia che indicava di andare dritto e il cartello 666 m.&lt;br /&gt;666 metri? Cos’era? Uno scherzo della stanchezza? Ma no, il cartello era lì, indicava la direzione della vecchia chiesa sconsacrata, e in effetti qualcuno gli aveva parlato di un parcheggio sotterraneo proprio sotto la vecchia chiesa. Non ci andava mai nessuno, questo gli avevano detto, al bar o all’edicola, non ricordava. Però c’era, era enorme e pubblico. Dopo quasi tre quarti d’ora di giri valeva la pena di provare. Ma quell’indicazione? 666 metri? Mah, forse un operaio del comune appassionato d’horror e con un dubbio senso dell’umorismo.&lt;br /&gt;Percorse quei 666 metri a passo d’uomo, magari trovava un parcheggio senza per forza dover scendere sotto la chiesa.&lt;br /&gt;Da anni utilizzava solo la macchina per girare in città e gli era capitato un sacco di volte di mollarla sottoterra. Stavolta però si sentiva stranamente a disagio. Giravano strane voci su quella chiesa, sebbene si trovasse quasi in centro e in uno dei quartieri più popolati di Roma.&lt;br /&gt;Arrivò all’imbocco della discesa che l’avrebbe portato al parcheggio senza trovare uno straccio di buco per mollare prima la sua macchina. All’apparenza era tutto normale, d’altronde non poteva certo aspettarsi un antro fiammeggiante pronto a inghiottire lui e il suo fedele maggiolone.&lt;br /&gt;Si stupì di non aver mai notato prima quella rampa e quelle indicazioni. Ma d’altronde da quando era andato a vivere lì aveva sempre condotto una vita piuttosto frenetica, e quelle vie le batteva poco, giusto quando la ricerca di un posteggio notturno ce lo portava, e insomma, la sua distrazione era proverbiale.&lt;br /&gt;Ingranò la prima e imboccò la rampa. Tutto normale, apparentemente. Dopo una discesa di una decina di metri circa, sulla destra di apriva un enorme parcheggio di cemento. Quadrato, cinquanta metri almeno per lato, percorso in lungo e in largo da file di colonne anch’esse di cemento. Le colonne formavano dei quadrati tra cui erano disegnati i posti auto. In ogni quadrato ce ne entravano comodamente due, illuminati da lampade al neon fredde ma efficaci.&lt;br /&gt;Incredibile. Un parcheggio così grosso completamente vuoto. Quando ogni notte gli abitanti della zona erano costretti a lunghissimi e spesso infruttuosi giri.&lt;br /&gt;Dalla parte opposta &lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;al punto da cui era entrato gli parse di vedere un’altra uscita. Si diresse lì, spedito, in quanto uscendo da lì sarebbe stato più vicino a casa, e adesso voleva solo arrivare in camera sua il più presto possibile.&lt;br /&gt;Parcheggiò contro il muro, scese e si diresse verso l’uscita. Imboccò un piccolo corridoio a ‘elle’ al termine del quale sarebbe uscito, o almeno così credeva.&lt;br /&gt;Stavolta la bestemmia fu più veloce del suo autocontrollo: l’uscita era chiusa con un pesante cancello di metallo. Pensò di risalire in macchina e parcheggiare dalla parte opposta, vicino l’ingresso da cui era entrato. Poi cambiò idea. Si trattava di una cinquantina di metri circa, meno di un minuto di camminata, e dopo ore e ore al volante sentiva il bisogno di sgranchirsi le gambe.&lt;br /&gt;Pochi passi e le luci al neon presero a tremolare, come per un calo di tensione.&lt;br /&gt;Il tremolìo durò pochi secondi, ma quando cessò del tutto alcune delle luci si erano spente. Poco male, pensò Mario, di luce ce n’era ancora a sufficienza, nonostante molti punti del parcheggio fossero rimasti completamente al buio. Eppure cominciava a sentire una strana inquietudine.&lt;br /&gt;Mario si girò per tornare verso la macchina. Ormai però era più o meno a metà strada, a conti fatti ci avrebbe messo di più ad arrivare alla macchina, aprire, salire, mettere in moto e arrivare dalla parte opposta. E poi il suo fondoschiena gli mandò una dolorosa richiesta di proseguire a piedi.&lt;br /&gt;Sospirò e riprese a camminare.&lt;br /&gt;Due passi, forse tre, poi sentì un rumore alle sue spalle.&lt;br /&gt;Si girò.&lt;br /&gt;Nessuno, eccetto la sua macchina, in fondo.&lt;br /&gt;“IHIHIH”&lt;br /&gt;Una risata!&lt;br /&gt;L’aveva sentita, ma intorno a lui non vedeva nessuno. Qualche ragazzino forse, magari nascosto al buio.&lt;br /&gt;Non aveva nessuna voglia di scherzare, ma neanche di farsi prendere in giro da un deficiente. Così riprese a camminare senza aumentare l’andatura. Cioè, un po’ allungò il passo, ma non troppo per non farsi scoprire.&lt;br /&gt;L’uscita adesso era molto più vicina, dieci, quindici metri al massimo.&lt;br /&gt;“OHOHOH”&lt;br /&gt;Un’altra risata, diversa da quella di prima!&lt;br /&gt;Si girò di nuovo, non vide nessuno, ma per forza doveva esserci qualcuno.&lt;br /&gt;Valutò qualche secondo l’ipotesi di andare nel buio a mollare un paio di sberle ai simpaticoni che da lì si prendevano gioco di lui. In fondo era alto più di un metro e novanta, aveva sempre fatto sport e non aveva certo paura di uno o due cretini nascosti in un parcheggio.&lt;br /&gt;Mentre valutava la possibilità, un nuovo tremolìo delle luci. Come prima durò pochi istanti, ma diversamente da prima spense un bel po’ di luci. Praticamente restarono accese solo quella sopra la sua macchina e quella davanti l’uscita. Il resto del parcheggio ora era immerso nel buio.&lt;br /&gt;Sospirò con rabbia e si mosse verso la luce. Erano solo pochi metri, a breve sarebbe stato fuori e non sarebbe mai più tornato a parcheggiare lì sotto.&lt;br /&gt;Un passo nel buio più totale e urtò qualcosa. Poi un rumore sordo gli disse che quel qualcosa che aveva urtato era caduto a terra.&lt;br /&gt;Qualcosa o qualcuno?&lt;br /&gt;Avrebbe giurato infatti di aver urtato una persone.&lt;br /&gt;Stavolta cominciava davvero ad avere paura.&lt;br /&gt;Tirò fuori l’accendino dalla tasca e si accese una sigaretta.&lt;br /&gt;Quei pochi attimi di luce dalla fiamma del suo zippo bastarono a fargli notare qualcosa.&lt;br /&gt;Riaccese e ciò che vide gli fece spezzare la sigaretta tra i denti per la paura.&lt;br /&gt;Era circondato da strani esseri, a non più di tre metri da lui. Avanzavano lenti, incerti su gambe scheletriche coperte da brandelli di stoffa. I loro volti cadevano a pezzi mentre camminavano, a passi di pochi centimetri alla volta, le mani ossute tese in avanti.&lt;br /&gt;Si girò per correre alla macchina e si trovò davanti due orbite vuote, gli occhi di quell’essere pendevano sulle guance scarnificate appesi ancora per qualche filamento vischioso. Al posto della bocca un’apertura nera priva di labbra da cui faceva capolino un grosso ratto nero.&lt;br /&gt;Mario gridò di terrore, spinse via gli zombie più vicini a lui e si lanciò verso l’uscita.&lt;br /&gt;Un attimo prima di mettere il piede fuori si voltò per vedere se lo stessero seguendo.&lt;br /&gt;Neanche il tempo di mettere a fuoco ciò che accadeva dietro di lui.&lt;br /&gt;Cadde all’indietro con un dolore lancinante alla testa.&lt;br /&gt;Là dove prima c’era l’uscita adesso c’era un muro di cemento contro cui aveva battuto.&lt;br /&gt;Era impossibile!&lt;br /&gt;L’uscita era lì un attimo prima, ora c’era solo un muro ruvido e freddo!&lt;br /&gt;E gli zombie ormai erano dietro di lui.&lt;br /&gt;“Mario! Corri! Vieni qui!”&lt;br /&gt;Guardò verso quella voce.&lt;br /&gt;All’angolo opposto del parcheggio, in mezzo a un cerchio di candele accese, una ragazza lo chiamava con grandi gesti.&lt;br /&gt;“Fai presto! Loro non possono entrare nel cerchio sacro! Sbrigati!”.&lt;br /&gt;Mollò un pugno a uno zombie che ormai era a meno di mezzo metro di lui. Lo colpì in pieno viso e sentì perfettamente la testa staccarsi dal collo, cadendo a terra con un rumore viscido.&lt;br /&gt;Prese a correre buttando giù a spallate tutti gli zombie che gli capitavano a tiro. Per sua fortuna erano lenti e deboli, e riuscì a superarli senza troppa fatica.&lt;br /&gt;Corse come non aveva mai corso in vita sua, dritto verso quel cerchio di candele davanti a lui.&lt;br /&gt;Per un attimo, mentre correva, pensò che anche la comparsa di quella ragazza era ben strana, forse era alleata degli zombie e lui ora stava solo per cacciarsi in una trappola ancor più grossa.&lt;br /&gt;Si fermò a pochi centimetri dalle candele.&lt;br /&gt;La ragazza tese le mani verso di lui.&lt;br /&gt;“Presto Mario… entra nel mio cerchio… presto… loro qui non possono entrare…”&lt;br /&gt;La sua voce era suadente, ma aveva qualcosa di strano. Era lontana, come se provenisse dalle viscere della terra. &lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Decisamente Mario non si fidava. Poi una mano di uno zombie sulla spalla gli fece passare tutti i dubbi, e con un balzo entrò nel cerchio.&lt;br /&gt;Si voltò. Come aveva detto la ragazza, gli zombie non lo seguirono. Rimasero pochi centimetri al di là delle candele tendendo le braccia verso di lui ed emettendo terribili versi gutturali.&lt;br /&gt;Mario sospirò, e guardò la sua salvatrice. Era bella: con lunghi riccioli rossi che le scendevano fino &lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;alla vita e occhi verdi come il mare, sembrava una fata delle favole.&lt;br /&gt;Guardò Mario sorridendo. “Non ti preoccupare, io sono qui apposta per salvare dagli zombie quelli come te, che non credono alle leggende della vecchia chiesa. &lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;Presto farà giorno, e tu potrai uscire di qui. Ora abbracciami”. Così dicendo si avvicinò a Mario, tendendo le braccia verso di lui.&lt;br /&gt;Mario la guardò rapito. Era davvero bella, e poi quegli occhi… così verdi… così profondi… per lui adesso al mondo c’erano solo quegli occhi. Si lasciò abbracciare, inalò l’odore pulito di quei capelli morbidi, assecondò le forme morbide di quel corpo che si adagiava al suo.&lt;br /&gt;Poi all’improvviso, il dolore.&lt;br /&gt;Tentò di gridare, ma dalla bocca gli uscì solo un rantolo e uno spruzzo di sangue.&lt;br /&gt;Allontanò da sé la ragazza portandosi le mani al collo cercando di bloccare il fiume di sangue che usciva da dove lei lo aveva morso. &lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Mentre la vista si appannava la vide mutare… il volto si allungò in un muso da predatrice, i capelli la avvolsero tutta come una pelliccia di belva, e dalla bocca ghignante si intravedevano zanne come non Mario non ne aveva mai viste.&lt;br /&gt;“Povero Mario – ringhiò – almeno adesso avrai una morte rapida!”&lt;br /&gt;Lo afferrò per i capelli quasi strappandogli la testa. La ferita alla gola si allargò e la bestia ci tuffò il muso succhiando rumorosamente il sangue.&lt;br /&gt;Andò avanti per pochi minuti emettendo versi orribili, mentre gli zombie stavano ancora tutti all’esterno del cerchio. In silenzio però, come in attesa.&lt;br /&gt;Quando ebbe finito, la belva afferrò il corpo di Mario per una gamba, lo fece roteare in aria e poi lo lanciò nel buio, ben lontano da dove si trovavano gli zombie.&lt;br /&gt;Questi si affrettarono, per quanto gli permettevano le loro misere condizioni, e la belva si stese nel suo cerchio di candele, mentre piano piano ridiventava una bellissima ragazza.&lt;br /&gt;Dopo un po’ le si avvicinò uno zombie, tenendo tra le mani un pezzo di carne tondo e sodo, che era stato una natica di Mario.&lt;br /&gt;“Ehi tu – disse – potevi lasciarci un po’ di sangue! Adesso questo è diventato duro come una vecchia ciabatta!”&lt;br /&gt;E poi addentò famelico il pezzo di carne che aveva tra le mani.&lt;u&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/u&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/137194387249072185-4882175292562845974?l=sweatytales.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sweatytales.blogspot.com/feeds/4882175292562845974/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=137194387249072185&amp;postID=4882175292562845974&amp;isPopup=true' title='8 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/137194387249072185/posts/default/4882175292562845974'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/137194387249072185/posts/default/4882175292562845974'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sweatytales.blogspot.com/2007/09/il-parcheggio.html' title='Il parcheggio'/><author><name>Stefano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18149994235208597546</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>8</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-137194387249072185.post-6485591974687501677</id><published>2007-09-18T23:37:00.000+02:00</published><updated>2007-09-18T23:43:05.316+02:00</updated><title type='text'>Il sogno/1 - Parte Settima</title><content type='html'>&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;a style="font-family: lucida grande;" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_wg5EHzj2v7U/RvBGSesvZfI/AAAAAAAAABU/xBMrsrtT3-k/s1600-h/lagosotterraneo.gif"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://3.bp.blogspot.com/_wg5EHzj2v7U/RvBGSesvZfI/AAAAAAAAABU/xBMrsrtT3-k/s320/lagosotterraneo.gif" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5111662860357821938" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;                                                             &lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: lucida grande;" align="left" lang="it-IT"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;[...]&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: lucida grande;" align="left" lang="it-IT"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: lucida grande;" align="left" lang="it-IT"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Gabriella era lì, in piedi, vestita di bianco, un lungo abito che le arrivava fino ai piedi nudi. Vivida e netta, consistente - come &lt;/span&gt;&lt;span style="background: transparent none repeat scroll 0% 50%; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial;font-size:130%;" &gt;era stata per pochi attimi prima che gliela portassero via&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt; per la seconda volta, un mese fa - diligentemente ferma a pochi metri dall'inizio di quel bosco che per lei era tabù, almeno stando a quanto gli aveva detto Penna-rossa.&lt;br /&gt;“Ciao piccolo” ripetè, come faceva sempre quando lui era lento a svegliarsi.&lt;br /&gt;“Ciao piccola” rispose lui, muovendosi per raggiungerla. Stavolta soffocò in tempo l'istinto di abbracciarla, fermandosi a non più di due passi da lei.&lt;br /&gt;“Sei... sei bellissima” disse commosso.&lt;br /&gt;“Tu di più” rispose lei sorridendo, resuscitando un gioco di una vita fa.&lt;br /&gt;“Come... come stai?” disse lui, titubante e incerto tra le mille domande che avrebbe voluto porle.&lt;br /&gt;“In pace” fu la risposta.&lt;br /&gt;Alfredo rimase interdetto.&lt;br /&gt;“Cosa vuol dire? Stai... stai bene?”&lt;br /&gt;Lei rise prima di rispondere “Sì, sto bene”&lt;br /&gt;“Perché ridi?” si sentiva veramente mortificato.&lt;br /&gt;“Perché mi sembra una domanda così strana... cioè – prese a giocare con i capelli che le scendevano sulle spalle, come era sempre stata solita fare – sono morta... come dovrei stare?”&lt;br /&gt;“Ma mi hai appena detto che stai bene!” rispose Alfredo, d'istinto.&lt;br /&gt;“Sto bene... sì, se fossi viva direi che sto bene... ecco... ma ora... è diverso...” continuava a tormentare i suoi splendidi capelli biondi. In un'altra vita sarebbe stato sintomo di una certa inquietudine.&lt;br /&gt;“In che senso è diverso?”Alfredo maledisse la sua innata curiosità: sapeva per esperienza che il tempo a loro disposizione era limitato e che avrebbe dovuto sfruttarlo al meglio, anziché perdersi in stupide disquisizioni.&lt;br /&gt;Anziché rispondere, magari piccata come avrebbe fatto&lt;/span&gt;&lt;span style="background: transparent none repeat scroll 0% 50%; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial;font-size:130%;" &gt; in vita &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;se incalzata con una simile insistenza, lei scoppiò in lacrime. Lacrime dure, piene, pesanti, lacrimoni veri e propri. Scavavano solchi liquidi sul suo volto e, soprattutto, nel cuore di Alfredo.&lt;br /&gt;Spiazzato da quella reazione, lui provò a rimediare: “Ehi... non piangere piccola... siamo insieme... conta solo questo...”&lt;br /&gt;“Qui ti sbagli di grosso.”&lt;br /&gt;La frase di per sé era innocua. La voce però era di Penna-rossa.&lt;br /&gt;Alfredo stentò a riconoscerlo:&lt;/span&gt;&lt;span style="background: transparent none repeat scroll 0% 50%; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial;font-size:130%;" &gt; l'aveva conosciuto seminudo e pelato&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;, ora se lo ritrovava davanti vestito di tutto punto. Una giacca lunga, di velluto, con grossi bottoni che sembrava provenire direttamente dal '700, e un paio di pantaloni militari con anfibi, che facevano molto soldato USA in Vietnam. Il viso incorniciato da lunghi capelli neri che arrivavano a lambire le spalle. Non fosse stato per la voce, appunto, e per la solita p&lt;/span&gt;&lt;span style="background: transparent none repeat scroll 0% 50%; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial;font-size:130%;" &gt;enna rossa stavolta infilata tra i  lunghi capelli&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;, Alfredo non l'avrebbe mai riconosciuto.&lt;br /&gt;“Cosa dici? Non ho fatto niente che tu mi abbia vietato”. Gridò Alfredo, in preda alla rabbia più nera.&lt;br /&gt;“Qua le regole le faccio io – rispose Penna-rossa, gelido – e dico che per oggi vi siete visti abbastanza”.&lt;br /&gt;Alfredo si sentì morire. “Ma che dici! È appena arrivata, stavamo solo parlando... dacci ancora un po' di tempo...”&lt;br /&gt;“Hai ragione. Lei è appena arrivata, e voi state solo parlando. Ma io credo che sia meglio se lei ora torna da dove è venuta”. Schioccò le dita e Gabriella sparì.&lt;br /&gt;Alfredo scoppiò in lacrime. Tutta la tensione di quelle ultime ore esplose violentemente in singhiozzi profondi, accompagnati da grosse lacrime che gli bagnavano il viso.&lt;br /&gt;“Perché piangi? In fin dei conti hai appena rivisto la tua amata Gabriella. Dovresti considerarti fortunato”.&lt;br /&gt;Alfredo lo guardò, tra le lacrime riusciva a vedere solo un contorno sfocato. “Sì ma... è durato troppo poco... potevi aspettare ancora un po'...”&lt;br /&gt;Penna-rossa per tutta risposta gli diede una sberla. Alfredo rotolò su se stesso andando a sbattere contro un albero.&lt;br /&gt;“Non permetterti mai di dirmi cosa devo o non devo fare”. Ringhiò il tipo.&lt;br /&gt;“Ok, ok... non lo farò di più... però allora... dimmi tu come devo fare... se voglio stare con lei più a lungo...”&lt;br /&gt;“Non dipende da te. Decidiamo io e i miei amici. Tu puoi solo venire qui e farci contenti, portando le cose che ti chiediamo. A proposito, cos'hai con te?”&lt;br /&gt;Alfredo prontamente estrasse un pacco di cd che aveva portato per lo strano amico di Penna-rosa e della ragazza: Led Zeppelin, Deep Purple e naturalmente Lynyrd Skynyrd. Pensava potessero bastare.&lt;br /&gt;“Ti avevo chiesto dell'altro, ricordi?” disse il tipo, dopo aver guardato i cd.&lt;br /&gt;“Sì mi ricordo ma io ho già...”&lt;br /&gt;“Già cosa?” Di nuovo lo sguardo infernale che lo aveva inchiodato un mese prima.&lt;br /&gt;“Ho già... ho già....”&lt;br /&gt;“Hai rivisto &lt;/span&gt;&lt;span style="background: transparent none repeat scroll 0% 50%; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial;font-size:130%;" &gt;Lamiah?!?&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;” una frase a metà tra un'affermazione e una domanda.&lt;br /&gt;“No... cioè... sì... ma non volevo... in realtà...”&lt;br /&gt;“Tu non ti rendi conto di quello che hai fatto”, la voce ora era bassa, quasi un brontolio. Ma emanava vibrazioni così negative da far tremare tutti gli alberi che Alfredo riusciva a vedere.&lt;br /&gt;“No... io non pensavo di fare nulla di male... però...” mentre parlava vide Penna-rossa tirar fuori la sua pipa, e decise di provare il tutto per tutto, anche se sul momento quella che aveva appena avuto gli parve un'idea di una stupidità inaudita.&lt;br /&gt;“Ho queste per te” disse frettolosamente, porgendogli le sigarette che aveva con sé, un pacchetto quasi nuovo di Gauloises.&lt;br /&gt;Penna-rossa spalancò gli occhi: “Tabacco francese! Dammelo!”&lt;br /&gt;Alfredo ubbidì. Lo vide accendersi una sigaretta famelico e consumarla in pochi secondi per poi prenderne un'altra.&lt;br /&gt;“Posso portartene ancora”, disse. Penna-rossa lo guardò per qualche istante, la sigaretta irrealmente ferma al centro della sua bocca. Quello strano essere stava riflettendo. Alfredo pensò che stesse decidendo cosa chiedergli per le sue prossime visite.&lt;br /&gt;“No.” rispose gelido, la sigaretta attaccata al labbro inferiore. “Tu qui non devi venirci più”.&lt;br /&gt;Le gambe di Alfredo cedettero, facendolo cadere di schianto sulle ginocchia. “Cosa... cosa stai dicendo? Io ho fatto sempre come mi avevi detto tu... perché?”&lt;br /&gt;Penna-rossa sospirò, consumando mezza sigaretta in un istante. “Perché la cosa sta diventando pericolosa Alfredo” disse tranquillo, con tono quasi paterno “e tu non hai idea delle forze che si potrebbero risvegliare”.&lt;br /&gt;“Non m'importa nulla! Io voglio rivedere Gabriella!” gridò Alfredo balzando in piedi.&lt;br /&gt;Penna-rossa rimase impassibile, per nulla spaventato da quello scatto. “Va bene, la vedrai ancora una volta, ma sarà l'ultima, purtroppo. Però non venire più qui, per nessun motivo” le ultime parole erano state un ringhio indefinibile, accompagnate dallo sguardo rosso fuoco che Alfredo conosceva bene.&lt;br /&gt;“Ma allora... come farò a...”&lt;br /&gt;“Verrò ad avvisarti io”.&lt;br /&gt;“Quando?”&lt;br /&gt;“Domani, tra un mese, tra un anno, tra cent'anni. Non lo so, sappi solo che verrò, Erlik non manca mai alla parola data”. E sparì in uno sbuffo di fumo.&lt;br /&gt;Alfredo resto lì a fissare il vuoto per un tempo indefinibile, finché, provato da tutte quelle emozioni, decise di avviarsi verso casa: aveva bisogno di riflettere, in cuor suo non poteva accettare l'idea di perdere Gabriella un'altra volta, però prima di prendere una qualsiasi decisione doveva dormire, mangiare, riposarsi.&lt;br /&gt;Si avviò verso casa, meditando se fosse il caso di tornare lì non appena fosse calato il buio, quando sentì uno strano rumore, e vide uno stallone con una stella bianca sul muso venirgli incontro.&lt;br /&gt;Non aveva dubbi, era la stessa bestia che cavalcava la ragazza, che evidentemente si chiamava Lamiah, poco prima, quando lo aveva salvato da morte quasi sicura.&lt;br /&gt;Il cavallo lo raggiunse e si chinò davanti a lui, guardandolo fisso con i suoi immensi occhi neri. Alfredo non sapeva come né perché, ma quell'animale lo stava invitando a saltargli in groppa.&lt;br /&gt;Dopo un attimo di esitazione decise di ubbidirgli.&lt;br /&gt;Tempo un istante e la bestia si lanciò al galoppo in mezzo agli alberi, e a lui non restò che aggrapparsi alla criniera e pregare per non scatafasciarsi al suolo.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;color:#000000;"&gt;Il galoppo durò pochi minuti. Giusto il tempo di imboccare una grotta di cui Alfredo ignorava l'esistenza e di sbucare davanti un lago sotterraneo, illuminato da una flebile luce azzurra.&lt;br /&gt;In acqua, bellissima e completamente nuda, Lamiah.&lt;br /&gt;Alfredo scese dal cavallo e rimase immobile a guardare quel corpo bellissimo e flessuoso che muoveva verso di lui.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: lucida grande;" align="left" lang="it-IT"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: lucida grande;" align="left" lang="it-IT"&gt;&lt;span style="font-size:130%;color:#000000;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;continua...&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/137194387249072185-6485591974687501677?l=sweatytales.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sweatytales.blogspot.com/feeds/6485591974687501677/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=137194387249072185&amp;postID=6485591974687501677&amp;isPopup=true' title='5 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/137194387249072185/posts/default/6485591974687501677'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/137194387249072185/posts/default/6485591974687501677'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sweatytales.blogspot.com/2007/09/il-sogno1-parte-settima.html' title='Il sogno/1 - Parte Settima'/><author><name>Stefano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18149994235208597546</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_wg5EHzj2v7U/RvBGSesvZfI/AAAAAAAAABU/xBMrsrtT3-k/s72-c/lagosotterraneo.gif' height='72' width='72'/><thr:total>5</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-137194387249072185.post-8826342646958474948</id><published>2007-09-14T00:32:00.000+02:00</published><updated>2007-09-14T00:36:14.264+02:00</updated><title type='text'>Il sogno/1 - Parte Sesta</title><content type='html'>&lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: lucida grande;" align="left" lang="it-IT"&gt;&lt;span style="font-size:130%;color:#000000;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Io l'avevo detto che s'ingarbugliava...&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: lucida grande;" align="left" lang="it-IT"&gt;&lt;span style="font-size:130%;color:#000000;"&gt;[...]&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: lucida grande;" align="left" lang="it-IT"&gt;&lt;span style="font-size:130%;color:#000000;"&gt;Penna- rossa sedeva su uno spuntone di roccia terribilmente appuntito. Avrebbe dovuto provare un dolore a dir poco lancinante a stare appoggiato lì, a peso morto. Eppure, se così era, decisamente non lo dava a vedere. Vestito di una lunga tunica scura era tutto intento a rigirarsi tra le mani la torcia che aveva sottratto ad Alfredo la sera del loro primo incontro. In testa, tra i capelli stavolta tagliati molto corti, la solita penna rossa.&lt;br /&gt;Attorno a lui una lunghissima e apparentemente interminabile fila di persone che procedeva ordinatamente nella stessa direzione. Erano una moltitudine decisamente eterogenea per sesso, età, razze e abbigliamento. Ma ciò che veramente saltava subito all'occhio era la loro diversa consistenza: alcuni sembravano quasi impalpabili, altri pieni di vita. Nel mezzo innumerevoli sfumature.&lt;br /&gt;Camminavano lungo un sentiero delimitato da un lato da un'interminabile parete di roccia che sembrava giungere fino al cielo, lungo cui ogni tanto si aprivano delle minuscole grotte. Ogni tanto, al passare di una persona e senza apparente soluzione di continuità, da queste grotte usciva una strana luce azzurrognola in cui spariva il 'viandante' che in quel momento si trovava a passare da lì, senza suscitare reazione alcuna nel resto della folla.&lt;br /&gt;Penna-rossa non sembrava curarsi più di tanto di loro, uno sguardo fugace ogni tanto e nulla di più.&lt;br /&gt;All'improvviso dalla fila uscì il suo amico, il terzo del gruppo che aveva incontrato Alfredo davanti la casupola. Anche lui indossava una tunica scura, su cui però spiccava un grosso e pacchiano ciondolo dorato a forma di chitarra.&lt;br /&gt;“&lt;span lang="it-IT"&gt;Ehi Erlik, che cosa fai?”. Chiese il nuovo arrivato all'amico.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;L'altro sospirò prima di rispondere “Rifletto”. Una pausa di qualche secondo, che l'altro tipo si guardò bene dall'interrompere. “Rifletto su quest'oggetto: gli umani sono ben strani. Inventano una miriade di cose senza rendersi conto che le loro esigenze sono puramente materiale e... come dire... temporanee... potrebbero ottenere molto di più se solo guardassero dentro di loro, anziché al di fuori.”&lt;br /&gt;Il tipo con il ciondolo annuì serio. In realtà non sopportava i pistolotti filosofici del suo amico, ma in quel momento non aveva voglia di discutere. Un crepitìo nell'aria ruppe il silenzio: un'apertura aveva risucchiato un altro viandante.&lt;br /&gt;“&lt;span lang="it-IT"&gt;Me la fai tenere un po'?” indicando la torcia.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Penna-rossa, o meglio Erlik, esitò un attimo, poi allungò l'oggetto all'amico con una scrollata di spalle.&lt;br /&gt;L'altro prese la torcia tra le mani e iniziò a sospirare socchiudendo gli occhi. “È così... così... carica...”&lt;br /&gt;“&lt;span lang="it-IT"&gt;Già – interloquì Erlik – ha assorbito le energie di quel ragazzo, Alfredo, quella notte”.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span lang="it-IT"&gt;Bel tipo vero?” chiese l'amico, che ancora si passava la torcia tra le mani.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span lang="it-IT"&gt;È carico di energia... di emozioni... rabbia, disperazione... amore...”&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span lang="it-IT"&gt;Fa proprio al caso nostro no?” stavolta il rockettaro non si fece scrupoli a interrompere l'amico.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span lang="it-IT"&gt;Non è così semplice Gorka – rispose Erlik, grave – per noi sì... ma sono preoccupato per Lamiah”.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span lang="it-IT"&gt;Perché? L'ho vista poco fa, mi sembrava in ottime condizioni”.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span lang="it-IT"&gt;Appunto. 'Troppo ottime', direi. Ti ricordi come stava quando l'hanno portata da noi?”.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span lang="it-IT"&gt;Certo che me lo ricordo. Ma si sapeva che prima o poi si sarebbe ripresa, no?”.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span lang="it-IT"&gt;Sì ma non così in fretta – si fermò un attimo, giusto il tempo di accendere la sua pipa – ha assorbito tutte le emozioni di quel ragazzo”.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span lang="it-IT"&gt;E cosa c'è di male? - Gorka lo interruppe bruscamente – non l'abbiamo fatto anche noi?”&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span lang="it-IT"&gt;Sì ma è diverso. Noi lo facciamo per puro piacere. Lei... non so...”&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span lang="it-IT"&gt;Andiamo Erlik, hai visto come era ridotta? È normale che tutta quell'energia le abbia fatto quell'effetto. Io non ci vedo niente di strano!”.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span lang="it-IT"&gt;Non dico questo ma... oh al diavolo Gorka, tu quella volta non c'eri... non puoi sapere!”&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span lang="it-IT"&gt;Credi che ci sia il pericolo che...”&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span lang="it-IT"&gt;Sì. Lo temo. E non so cosa potrebbe succedere se...” si fermò, guardando nel vuoto.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;L'amico ruppe prontamente il silenzio che si era creato. “Non credo che ne abbia già le forze”.&lt;br /&gt;“&lt;span lang="it-IT"&gt;E chi può dirlo – ringhiò Erlik, la penna rossa fu scossa violentemente dai movimenti del suo capo – lei è la più potente di noi, e l'esilio potrebbe averla rafforzata in qualche modo che noi non possiamo comprendere!” un crepitìo nell'aria particolarmente violento, proveniente da una delle aperture nella roccia che aveva appena risucchiato un tale, diede alla scena un'aria decisamente drammatica.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span lang="it-IT"&gt;Mah. Secondo me ti fai troppi problemi. Io credo che abbia capito, adesso.”&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Erlik sospirò, poi allungò una mano. “Forse hai ragione tu. Adesso ridammi la torcia.”&lt;br /&gt;Gorka ubbidì. Appena l'oggetto passò di mano Erlik cominciò a tremare. “Sta succedendo qualcosa!”.&lt;br /&gt;“&lt;span lang="it-IT"&gt;Cosa?” gli chiese l'amico, allarmato.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span lang="it-IT"&gt;Non è ancora successo ma... potrebbe... i guardiani... si stanno muovendo...”&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span lang="it-IT"&gt;Che cosa?” chiese Gorka, sempre più preoccupato.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span lang="it-IT"&gt;Devo andare!” la non-risposta di Erlik.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span lang="it-IT"&gt;Vengo con te.”&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span lang="it-IT"&gt;No, lascia stare, non so quanto potrebbe volerci, è meglio che resti qui. Poi ti dirò”. Ciò detto ridiede la torcia all'amico e scattò in piedi. Un rapido balzo, prodigioso per occhi umani, e si lanciò nell'apertura della roccia a lui più vicina.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Un crepitìo incredibilmente forte, una luce incredibilmente vivida, e di lui rimase solo uno sbuffo di fumo, attraverso cui i viandanti continuarono imperterriti a marciare.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: lucida grande;" align="left" lang="it-IT"&gt;&lt;span style="font-size:130%;color:#000000;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;continua...&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: lucida grande;" align="left" lang="it-IT"&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-size:130%;" &gt;PS I nomi Lamiah, Erlik e Gorka sono nomi di vari maestri della notte che affronta il Dampyr di Mauro Boselli&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;color:#000000;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: lucida grande;" align="left" lang="it-IT"&gt;&lt;span style="font-size:130%;color:#000000;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/137194387249072185-8826342646958474948?l=sweatytales.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sweatytales.blogspot.com/feeds/8826342646958474948/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=137194387249072185&amp;postID=8826342646958474948&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/137194387249072185/posts/default/8826342646958474948'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/137194387249072185/posts/default/8826342646958474948'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sweatytales.blogspot.com/2007/09/il-sogno1-parte-sesta.html' title='Il sogno/1 - Parte Sesta'/><author><name>Stefano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18149994235208597546</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-137194387249072185.post-5818992670344839049</id><published>2007-09-11T00:50:00.000+02:00</published><updated>2007-09-11T00:56:58.969+02:00</updated><title type='text'>Il sogno/1 - Parte Quinta</title><content type='html'>&lt;span style="font-style: italic; font-family: lucida grande;font-size:130%;" &gt;Da qui in poi la storia prende una piega decisamente imprevista... chissà! Alle brutte mi farete notare che sto sgravando!&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_wg5EHzj2v7U/RuXKt0m0MeI/AAAAAAAAABM/JYN42K0BEeM/s1600-h/falstaff.gif"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://3.bp.blogspot.com/_wg5EHzj2v7U/RuXKt0m0MeI/AAAAAAAAABM/JYN42K0BEeM/s320/falstaff.gif" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5108712240886067682" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family: lucida grande;font-size:130%;" &gt;&lt;br /&gt;(immagine tratta da www.sergiobonellieditore.it)&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;                                               &lt;p  style="margin-bottom: 0cm;font-family:lucida grande;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;p  style="margin-bottom: 0cm;font-family:lucida grande;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p  style="margin-bottom: 0cm;font-family:lucida grande;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;[...]&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p  style="margin-bottom: 0cm;font-family:lucida grande;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p  style="margin-bottom: 0cm;font-family:lucida grande;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Da quella notte la vita di Alfredo cambiò del tutto, di nuovo.&lt;br /&gt;Le giornate divennero per lui un lunghissimo, estenuante conto alla rovescia che si esauriva al tramonto, quando, zaino in spalla – pieno delle cose che quegli strani ragazzi gli avevano chiesto – tornava alla radura.&lt;br /&gt;Passò un mese, la luna completò un altro ciclo, e lui si ritrovò lì, sotto un altro plenilunio, a marciare verso quella casupola, unico essere vivente nei dintorni.&lt;br /&gt;Memore degli avvertimenti di Penna-rossa, non aveva mai osato entrare nella strana costruzione, badando bene anzi di tenersi a debita distanza. Quella notte però, forse per la lunga attesa, forse confortato dalla presenza della luna piena, era risoluto a entrare anche da solo.&lt;br /&gt;Arrivò quasi al limitare del bosco, nel punto in cui, pur essendo ancora nascosto dagli alberi, la casupola era visibile.&lt;br /&gt;Nessuno. Ancora una volta.&lt;br /&gt;Si sedette a terra a gambe incrociate e si accese una sigaretta, un ottimo modo per lasciar passare il tempo. Troppe ne aveva fumate, in quel punto, di notte, aspettando sa solo Dio cosa.&lt;br /&gt;Formulò questo pensiero denso di amarezza, dopo di che si alzò di scatto, pestò a terra la sigaretta ancora quasi intatta con rabbia e fece per dirigersi alla casupola, stanco di inutili attese.&lt;br /&gt;Neanche il tempo di muovere il primo passo, e udì un grido, secco, perentorio.&lt;br /&gt;All'improvviso il bosco che fino a quel punto era stato deserto e immobile sembrò pullulare di vita: voci che si sovrapponevano, passi, il rumore dell'erba e dei rami secchi calpestati.&lt;br /&gt;Nel giro di pochi secondi si trovò di fronte un uomo.&lt;br /&gt;Nonostante i suoi precedenti non poté fare a meno di sbiancare.&lt;br /&gt;L'uomo era alto, aveva i capelli lunghi che cadevano sulle spalle, indossava un mantello scuro e uno strano abito verde. Tra le mani un arco, con la freccia pronta ad essere scoccata verso il petto di Alfredo.&lt;br /&gt;Un rapido sguardo e si rese conto di essere ora completamente circondato da una decina di uomini, identici a prima vista a quello che gli si era parato di fronte.&lt;br /&gt;Istintivamente alzò le mani, ma la freccia e lo sguardo dell'arciere non si mossero di un millimetro.&lt;br /&gt;L'uomo gli parlò. Aveva una voce profonda, e parlava una lingua melodica e cantilenante che a lui era perfettamente ignota; come quella della ragazza che aveva incontrato da quelle parti più o meno un mese prima.&lt;br /&gt;Già, la ragazza.&lt;br /&gt;Si ricordò dello strano affare che gli aveva regalato, un bastoncino da scuotere qualora avesse avuto bisogno di lei.&lt;br /&gt;In quei rapidissimi istanti non riuscì a immaginare come quello strano essere avrebbe potuto essergli d'aiuto, ma tanto, pensò, peggio di così non gli poteva andare.&lt;br /&gt;Rapidamente estrasse dalla tasca posteriore il bastoncino, mostrandolo subito all'arciere che continuava a minacciarlo, caso mai dovesse pensare che stesse estraendo un arma. Quello lo guardò interdetto, lasciandogli il tempo di scuotere rapidamente quel buffo oggetto.&lt;br /&gt;Immediatamente risuonarono gli zoccoli di un cavallo al galoppo.&lt;br /&gt;Una bestia maestosa apparve tra gli alberi, travolgendo tre di quegli strani uomini e fermandosi vicino ad Alfredo. In groppa sedeva una splendida valchiria, retta, maestosa, una lunga spada al fianco, una corazza a cingerle il busto.&lt;br /&gt;Era la stessa ragazza di quella sera. Come avesse fatto quell'essere scimmiesco a trasformarsi in quella meraviglia Alfredo non poteva proprio saperlo, decisamente quella ragazza era un pozzo di sorprese.&lt;br /&gt;L'uomo che lo aveva minacciato con l'arco, e che doveva essere il capo di quello strano gruppo, si rivolse alla ragazza, non senza aver prima abbassato le armi.&lt;br /&gt;Lei gli rispose prontamente, sempre in quella strana lingua musicale, così diversa da quell'ammasso di suoni gutturali con cui Alfredo l'aveva sentita esprimersi la prima volta che l'aveva incontrata.&lt;br /&gt;Dopo il rapidissimo scambio l'uomo rivolse ad Alfredo uno sguardo glaciale, poi con un gesto richiamò i suoi uomini, e sparirono tutti più rapidamente di come erano apparsi.&lt;br /&gt;Adesso il bosco era di nuovo avvolto nel silenzio, l'unico rumore era il respiro affannoso del cavallo. Alfredo lo guardò meglio, era uno splendido stallone completamente nero, con una strana macchia a forma di stella sulla fronte.&lt;br /&gt;“Chi... chi erano quei tipi?”. La voce gli tremava ancora, mentre si rivolgeva alla ragazza.&lt;br /&gt;“Ti avevamo avvisato, di non cercare mai di entrare da solo nella casupola”. Rispose lei, dura. La sua voce era bellissima.&lt;br /&gt;“Ma io... io.. ero qui... lontano... tra gli alberi... non volevo entrare...”.&lt;br /&gt;“Non ti conviene raccontarmi bugie, né a me né ai miei amici. Non farlo mai più”. In groppa al suo cavallo, stava almeno un metro più alta di Alfredo, il quale, oltre al prevedibile spavento, provava anche una certa soggezione di fronte a quella donna altera e bellissima.&lt;br /&gt;Arrossì vistosamente, colto in fallo solo per aver pensato di trasgredire alle regole che gli erano state date in quello stesso posto, e tacque, non trovando nulla da dire.&lt;br /&gt;La ragazza scese da cavallo.&lt;br /&gt;“Almeno mi hai portato le cose che ti avevo chiesto?” chiese sorridendo, evidentemente non era successo nulla di grave.&lt;br /&gt;“Sì, le ho portate... ecco” rispose Alfredo, togliendo dallo zaino un pettine, uno specchietto, degli abiti - gonne e magliette per lo più – e una trousse che aveva pensato di aggiungere al tutto, tanto per non sbagliare e per farsi vedere solerte.&lt;br /&gt;“Ohhh...” la ragazza guardava quelle poche cose estasiata. Alfredo stava per dirle che difficilmente avrebbe potuto essere più bella di come lo era quella sera, guerriera e selvaggia, però preferì tacere.&lt;br /&gt;“Non è una questione di bellezza” disse lei, come se gli avesse letto nel pensiero “Queste cose sono così... così... vitali... forti... ma tu non puoi capire”.&lt;br /&gt;“Perché non posso capire?”.&lt;br /&gt;“Povero Alfredo”, tenera, accarezzandogli il viso “Smetti di farti domande utili, impara a ubbidirci, e non fare altro”.&lt;br /&gt;Ormai lo spavento era passato, e Alfredo era in preda alla curiosità di capire cosa fosse successo pochi minuti prima e, soprattutto, al desiderio di correre a rivedere la sua Gabriella. Non sapendo come comportarsi, sbottò.&lt;br /&gt;“Ma insomma! Io non sto capendo più niente! Mi dite di tornare quando voglio e di portarvi regali, io lo faccio e poi mi ritrovo circondato da una banda di arcieri! Mi spieghi una buona volta che cosa mi sta succedendo?”&lt;br /&gt;“Povero Alfredo” ripeté lei “Dormi ora” Passandogli una mano sul viso “E avrai tutte le risposte che cerchi”.&lt;br /&gt;Cadde addormentato di colpo. Dormì un sonno che gli parve lunghissimo, un sonno nero, innaturale, senza sogni.&lt;br /&gt;Fu svegliato dalla luce dell'alba, mise a fuoco gli alberi, la radura, il silenzio assurdo di quel posto che ormai gli era più famigliare della sua stessa casa.&lt;br /&gt;Stava per riassopirsi, ancora spossato dagli eventi della sera precedente.&lt;br /&gt;Poi un rumore lo risvegliò del tutto, pompandogli in corpo energie che non credeva più di avere.&lt;br /&gt;Passi nella radura, a pochi metri dal limitare del bosco, dove lui era appoggiato a un albero.&lt;br /&gt;“Ciao piccolo”.&lt;br /&gt;Era Gabriella, di nuovo.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p face="lucida grande" style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: lucida grande;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;continua...&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/137194387249072185-5818992670344839049?l=sweatytales.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sweatytales.blogspot.com/feeds/5818992670344839049/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=137194387249072185&amp;postID=5818992670344839049&amp;isPopup=true' title='7 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/137194387249072185/posts/default/5818992670344839049'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/137194387249072185/posts/default/5818992670344839049'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sweatytales.blogspot.com/2007/09/il-sogno1-parte-quinta.html' title='Il sogno/1 - Parte Quinta'/><author><name>Stefano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18149994235208597546</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_wg5EHzj2v7U/RuXKt0m0MeI/AAAAAAAAABM/JYN42K0BEeM/s72-c/falstaff.gif' height='72' width='72'/><thr:total>7</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-137194387249072185.post-8378258053401039051</id><published>2007-09-06T23:47:00.000+02:00</published><updated>2007-09-06T23:53:06.905+02:00</updated><title type='text'>Il sogno/1 - Parte Quarta</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_wg5EHzj2v7U/RuB2H0m0MdI/AAAAAAAAABE/iN53cuMGN-s/s1600-h/Orfeo_e_Euridice.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://2.bp.blogspot.com/_wg5EHzj2v7U/RuB2H0m0MdI/AAAAAAAAABE/iN53cuMGN-s/s320/Orfeo_e_Euridice.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5107211854190752210" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[...]&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;           &lt;p  style="font-family:lucida grande;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Gabriella era lì, sulla soglia della casupola.&lt;br /&gt;La sua sagoma si stagliava nitida sull'oscurità dell'ingresso che avevano appena varcato assieme, in piedi, la testa ritta, i capelli mossi dal vento che soffiava appena.&lt;br /&gt;Penna-rossa e il suo strano compare non si vedevano più, mentre nel vuoto oltre l'ingresso della casupola si intravedeva la strana ragazza che lo aveva aiutato a portarla fuori di lì.&lt;br /&gt;Se solo avesse potuto avrebbe provato un'immensa gratitudine per quella strana creatura di cui ancora non aveva capito la provenienza. E lo stesso forse per gli altri due ceffi che lo avevano tormentato fino a pochi minuti prima.&lt;br /&gt;Però in quel momento non provava altro che una gioia immensa, totale. Lo sguardo perso lungo i contorni di quel corpo che conosceva così bene, l'orecchio teso ai fruscii dei vestiti che lei indossava, mossi dal vento, l'olfatto pieno di quell'odore così familiare, la bocca piena del sapore inebriante della felicità, finalmente. All'appello mancava solo l'inconfondibile senso di pienezza dato dalla consistenza del suo corpo tra le dita.&lt;br /&gt;Istintivamente fece un passo verso di lei, allungando una mano per toccarla.&lt;br /&gt;“Nuuuuuu” dalla casupola la voce terribile della ragazza lo bloccò. Negli occhi di Gabriella comparve un terrore così grande che lui non immaginava potesse esistere.&lt;br /&gt;“Allora non ci siamo capiti!”, Penna-rossa, di nuovo accanto a lui.&lt;br /&gt;“N-no, io non voleva toccarla, era solo per...”, poi una stretta terribile gli spezzò la frase in gola. Di nuovo quegli occhi rossi, di un rosso che non aveva mai visto. “Non devi provarci mai più, altrimenti lei torna da dove è venuta e tu...”&lt;br /&gt;“Nuuuuu!”, di nuovo la tipa.&lt;br /&gt;“Va bene, va bene” Penna-rossa lo lasciò e lui prese a tossire tentando di tornare a respirare. “Per stavolta va bene, ma non provarci mai più. Adesso forza, và da lei, tra un po' verremo a riprenderla”.&lt;br /&gt;“Coff-cough... come tra un po'? Io credevo...”&lt;br /&gt;“Non mi interessa quello che credi tu. Cos'è? Vuoi tenertela una settimana? È già troppo così. E ora attento a quello che fai”.&lt;br /&gt;Disse e sparì, con i suoi due strani compagni, in uno sbuffo di fumo. Avrebbe dovuto stupirsi, Alfredo, ma quella notte ne aveva viste veramente troppe. Si guardò intorno, erano soli, lui e Gabriella, davvero, finalmente.&lt;br /&gt;Si sedette sull'erba, lei lo imitò, ripiegando agilmente le gambe sotto il corpo come aveva sempre fatto. Era lì, a pochi centimetri, il suo sguardo era fisso sull'uomo cui una volta, nel bosco lì dietro, aveva giurato eterno amore, ma in realtà guardava un punto indefinito fisso chissà dove.&lt;br /&gt;Allora lui prese a parlarle.&lt;br /&gt;Titubante, all'inizio. Poi le parole vennero fuori da sole. Raccontò tutto quello che aveva vissuto negli ultimi mesi, il dolore, la solitudine, la disperazione. Trovò il modo di descrivere quell'enorme buco nero che gli si era aperto in pieno petto, giusto tra lo stomaco e il cuore. Raccontò le giornate vuote e interminabili, passate con una foto, una maglietta, un libro, qualsiasi cosa contenesse un sia pur minimo ricordo tra le dita; le notti insonni, spese ad accarezzare quel vuoto nel letto reso ancor più grande e incolmabile dalla sua sagoma impressa nel materasso; raccontò i pianti e gli improperi, le urla e le maledizioni, le esplosioni di rabbia e l'incessante montare di una tristezza invincibile.&lt;br /&gt;Mentre parlava guardava quel volto opaco e distaccato, lo sguardo vitreo, privo di vita, che cominciava ad animarsi. Piano piano la pelle riacquistava consistenza, come se qualcosa, dall'interno di quel corpo privo di vita, pompasse nuova linfa nelle vene e nei tessuti.&lt;br /&gt;“E poi... alla fine... tu sei tornata da me”. Finì il racconto con gli occhi gonfi di lacrime e la gola secca. La prima luce dell'alba rivelava che erano trascorse almeno un paio d'ore da quando i due erano venuti fuori dalla casupola, sebbene a lui, nonostante il lungo monologo, sembrassero passati solo pochi minuti.&lt;br /&gt;Finalmente gli occhi di Gabriella tornarono a brillare, le labbra si distesero in un sorriso, con la testa inclinata da un lato.&lt;br /&gt;“Ciao, piccolo”. Disse lei, come ridestandosi da un sonno lunghissimo, e in effetti quello era il saluto che aveva riservato ad Alfredo per anni, ogni giorno, da quando era cominciata la loro storia.&lt;br /&gt;Alfredo sussultò, per l'ennesima volta quella notte.&lt;br /&gt;“Ciao piccola”. Rispose con un filo di voce, immobile sul prato eppure fluttuante in uno spazio indefinito, a metà strada tra il cielo, la terra e l'iperuranio.&lt;br /&gt;“Per questa sera può bastare”. Deciso, perentorio, spuntato chissà da dove, Penna-rossa mise fine all'idillio.&lt;br /&gt;“No... ti prego... ancora un po'...”. A parlare era stata Gabriella, disperata e quantomai viva.&lt;br /&gt;Penna-rossa la fissò in volto, una scarica elettrica scosse l'aria della radura, e la ragazza &lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);font-size:130%;" &gt;sparì nel nulla, come se non fosse mai stata lì.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;“Che... che cosa le hai fatto?”. Gridò Alfredo.&lt;br /&gt;“Nulla. Proprio nulla.” Rispose Penna-rossa, che adesso aveva il corpo interamente ricoperto di tatuaggi, come uno yakuza. “Ha semplicemente ripreso il suo posto nell'ordine delle cose”.&lt;br /&gt;“E questo cosa vuol dire?”. Alfredo era sempre più angosciato, temendo di averla persa di nuovo.&lt;br /&gt;“Vuol dire che è tornata al suo posto, dove sarebbe dovuta stare in queste ore, se io e i miei amici non avessimo deciso di aiutarti”. Con un tono saccente da primo della classe.&lt;br /&gt;“E... e io... potrò vederla ancora?”. Alfredo aveva decina di domande da fare, tuttavia optò per la più scontata.&lt;br /&gt;“Mmm” si fermò per accendersi un lungo sigaro cubano. “Direi di sì, se porti le cose che ti abbiamo chiesto, e se continui ad attenerti alle regole”.&lt;br /&gt;“Farò tutto quello che volete” Gridò nuovamente. “Ma quando posso venire?”.&lt;br /&gt;“Vieni quando vuoi, se vedi uno di noi fatti avanti, altrimenti tornatene a casa, questo non è un posto tranquillo”. Gli diede un buffetto sulla spalla e sparì nel nulla.&lt;br /&gt;Alfredo rimase solo. Cadde in ginocchio, fissando l'ingresso della casupola. Sembrava impassibile, in realtà era tormentato dalla tentazione di entrare lì dentro da solo, infischiandosene dei divieti e delle regole di quello strano tipo.&lt;br /&gt;Era lì lì per alzarsi ed entrare, quando sentì una mano sulla spalla.&lt;br /&gt;Era la strana ragazza di prima. Lo guardava accorata, mugolando strani versi. Alfredo capì, non sapendo come, che lo stava scongiurando di non fare quello che aveva in mente.&lt;br /&gt;“Non so perché, ma farò come dici, ora torno a casa” disse.&lt;br /&gt;La ragazza sorrise e gli porse uno strano oggetto. Un bastoncino di legno, con alla sommità un palla fatta di fili di erba intrecciati. Lo scosse, indicando se stessa.&lt;br /&gt;“Mi stai dicendo che se lo scuoto arrivi tu?”.&lt;br /&gt;“Duh, Duh!”. Esclamò la ragazza annuendo.&lt;br /&gt;Non sapeva perché, ma quello strano essere decisamente era dalla sua parte.&lt;br /&gt;Poi il suo sguardo tornò serio, e prese a fare strani movimenti con le dita, accompagnati da esclamazioni gutturali.&lt;br /&gt;“Posso chiamarti solo se ho qualcosa per te? Giusto?” chiese Alfredo, che ormai capiva tutto o quasi quello che lei diceva.&lt;br /&gt;Per tutta risposta lei scosse la mano con il palmo rivolto verso il basso, con un'espressione grave.&lt;br /&gt;“Solo se ne ho davvero bisogno?”.&lt;br /&gt;“Duh, Duh!”. Di nuovo annuì.&lt;br /&gt;E come farò a sapere quando sarà il momento?”.&lt;br /&gt;La ragazza increspò il labbro inferiore socchiudendo gli occhi, come a dire, 'lo capirai'. Poi si alzò sulle punte dei piedi, gli baciò un angolo della bocca e, lentamente, rientrò nella casupola, non senza aver prima lanciato verso Alfredo un ultimo, malinconico sguardo.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="font-family: lucida grande;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p  style="font-family:lucida grande;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style="font-style: italic; font-family: lucida grande;"&gt;continua...&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/137194387249072185-8378258053401039051?l=sweatytales.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sweatytales.blogspot.com/feeds/8378258053401039051/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=137194387249072185&amp;postID=8378258053401039051&amp;isPopup=true' title='8 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/137194387249072185/posts/default/8378258053401039051'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/137194387249072185/posts/default/8378258053401039051'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sweatytales.blogspot.com/2007/09/il-sogno1-parte-quarta.html' title='Il sogno/1 - Parte Quarta'/><author><name>Stefano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18149994235208597546</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_wg5EHzj2v7U/RuB2H0m0MdI/AAAAAAAAABE/iN53cuMGN-s/s72-c/Orfeo_e_Euridice.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>8</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-137194387249072185.post-6408169343115225643</id><published>2007-09-03T17:39:00.000+02:00</published><updated>2007-09-03T17:51:24.399+02:00</updated><title type='text'>Il sogno/1 - Parte Terza</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_wg5EHzj2v7U/RtwtaEm0McI/AAAAAAAAAA8/_P7g1Z7vsd4/s1600-h/parteterza.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://3.bp.blogspot.com/_wg5EHzj2v7U/RtwtaEm0McI/AAAAAAAAAA8/_P7g1Z7vsd4/s320/parteterza.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5106006003467694530" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;p  style="margin-bottom: 0cm;font-family:lucida grande;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p  style="margin-bottom: 0cm;font-family:lucida grande;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;[...]&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p  style="margin-bottom: 0cm;font-family:lucida grande;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;“Togliti dai coglioni! Lasciami andare!”.&lt;br /&gt;“Ehhh, quanta fretta! E dov'è che vuoi andare?”, il tipo mollò la presa e indicò con la mano l'ambiente in cui si trovavano: adesso era una minuscola stanzetta con la sagoma di Alfredo disegnata sul pavimento dalla luce della luna.&lt;br /&gt;Alfredo sgranò gli occhi, deglutì cercando qualcosa da dire, ma Penna-rossa lo anticipò: “Tu qui senza di noi non puoi fare nulla. Noi siamo disposti ad aiutarti, tu però devi darci qualcosa in cambio”.&lt;br /&gt;“E cosa?”. La ragazza e il cowboy rockettaro, fino a quel momento impassibili, si riscossero alle sue spalle: lei cominciò ad articolare strane parole nella lingua di prima, lui balbettò qualcosa che Alfredo non riuscì a capire, poi Penna-rossa li bloccò.&lt;br /&gt;“Qualsiasi cosa, oggetti, cibo, vestiti, purché provenga dal tuo mondo.”.&lt;br /&gt;“Dal mio mondo? E cosa vuol dire? E poi... che oggetti.. che vestiti....”&lt;br /&gt;“Te l'ho detto, qualsiasi cosa. Per stasera ad esempio va benissimo quell'affare lì”.&lt;br /&gt;Indicò la torcia che Alfredo portava appesa con un gancio alla cinta, per ogni evenienza.&lt;br /&gt;“No! No! No! Io volevo...” il cowboy azzardò una protesta, ma fu prontamente zittito dal suo compare.&lt;br /&gt;“Uuuu, e piantala! Non vedi che non ha niente con sé? Per stasera andrà bene così, poi la prossima volta ti porterà qualche cd va bene? Scusalo – adesso rivolto ad Alfredo – ma è un po' picchiatello, e adora il rock anni '70, tienilo a mente, che ti conviene tenerci buoni, tutti e tre”.&lt;br /&gt;“Va bene ma....”&lt;br /&gt;“Shhht” Penna-rossa ormai ci aveva preso gusto nell'interromperlo e nel dettare le regole “Mentre per la nostra amica.. - la strana ragazza trattenne il fiato guardandoli speranzosa – un pettine, per rimettersi un po' a posto, e magari qualche vestito carino, alla moda, che deve ripulirsi un po'”. La ragazza saltellò battendo le mani, evidentemente voleva proprio quelle cose.&lt;br /&gt;“Ok – disse Alfredo, sempre più smarrito – ma adesso... cosa succede?”.&lt;br /&gt;“Adesso io prendo questa” – Penna-rossa sfilò la torcia di Alfredo e gliela puntò in volto – “poi, tu vai dentro” – schioccò le dita e riapparve l'immensa fila che aveva visto poco prima, anche se stavolta le persone non erano le stesse, Gabriella non era più dove era prima, anche se gli parve di vederla qualche metro più in giù. Istintivamente si lanciò verso di lei, ma fu bloccato per la seconda volta in pochi minuti. Ormai era al limite della sopportazione: vederla lì, a pochi metri, e non potersi muovere per raggiungerla era una tortura indicibile. Provò a chiamarla, ma la ragazza – che evidentemente tanto stupida non era – aveva intuito le sue intuizioni e, da dietro, gli tappò la bocca con la mano. Non potè non notare che la pelle della tipa puzzava terribilmente di piscio.&lt;br /&gt;“Ancora non ho finito” – disse Penna-rossa tenendolo incollato al muro - “Adesso puoi andare dalla tua donna, puoi portarla fuori di qui, ma non potrai mai portarla fuori da questa radura capito? Il bosco, le montagne qui dietro e tutto quello che c'è dopo per lei sono tabù, chiaro?”&lt;br /&gt;La ragazza gli liberò la bocca, Alfredo soppresse un conato di vomito prima di rispondere: “S-sì, sì, tutto chiaro. Posso andare ora?”.&lt;br /&gt;“Ancora non ho finito. Per nessun motivo dovrai mai toccare o anche solo sfiorare lei o qualsiasi altra persona con cui entrerai in contatto qui dentro, chiaro?”.&lt;br /&gt;“Ma.. come...”&lt;br /&gt;Il tipo percepì tutta la sua delusione, ma non si intenerì più di tanto, il tono continuava ad essere duro e perentorio: “Scordati baci, carezze e quant'altro, per quelli accontentati dei tuoi ricordi. Le potrai parlare e niente di più”. Aumentò la stretta sul collo di Alfredo, fissandolo ancora negli occhi, stavolta il suo sguardo era totalmente rosso, rosso come l'inferno. “Se non farai come ti ho detto le conseguenze saranno terribili, per lei, per noi e, soprattutto, per te. Chiaro?”.&lt;br /&gt;“Sì, sì, è tutto chiaro”.&lt;br /&gt;“Allora vai.”&lt;br /&gt;I due lo lasciarono libero. In un attimo tutta la rabbia, il terrore, la speranza che gli avevano squassato cuore e viscere fin lì sparirono, e come liberato d'improvviso da una gigantesca zavorra Alfredo si sentì schizzare verso l'alto, leggero, e, per la prima volta da mesi, incredibilmente felice. L'ansia che lo aveva tormentato da quando era uscito di casa lo aveva del tutto abbandonato. Assaporò ogni singolo passo, ogni minima contrazione dei suoi muscoli, percorrendo quei pochi metri che lo separavano da lei.&lt;br /&gt;Avvicinandosi percorreva con lo sguardo il suo volto, i suoi lineamenti, riconoscendo i minuscoli dettagli che aveva scoperto e amato negli anni passati assieme. Quel modo vezzoso di stare in piedi, le fossette vicino agli occhi, le mani piccole e tonde, quasi da bambina.&lt;br /&gt;Non notò che era vestita in maniera diversa da quando l'aveva rivista per la prima volta, pochi minuti prima, e che ora non aveva nessuna borsetta; e non diede peso al suo sguardo assente e alla sua apparente inconsistenza.&lt;br /&gt;Era troppo impegnato a riassaporare dopo tanto tempo il gusto della felicità.&lt;br /&gt;Nonostante tutto impiegò pochi istanti a raggiungerla. Adesso era accanto a lei, estasiato dalla vista di quel profilo che tante volte aveva accarezzato. Provò a chiamarla ma non ottenne risposta.&lt;br /&gt;“Gabriella....sono io... Alfredo...”. Riprovò.&lt;br /&gt;La ragazza si girò, guardò nella direzione di quello che era stato il suo uomo, ma per Alfredo fu come se le stesse guardandogli attraverso, tanto quegli occhi erano privi del seppur minimo alito di vita.&lt;br /&gt;“Gabriella... sono io, vieni con me, ti porto via... ti porto fuori....”. Si sentiva sull'orlo di una crisi isterica. Gabriella era lì, a non più di venti centimetri da lui, ma non dava segni di vita né tantomeno di riconoscerlo. E lui non poteva toccarla! Avrebbe voluto afferrarla e portarla via di peso, nella loro casa, e riportarla in vita a forza di baci, ma la minaccia del tipo ancora gli risuonava nelle orecchie. E comunque, per quanto felice di ritrovarsi di nuovo accanto alla sua amata, il fatto di essere circondato da morti lo inquietava non poco.&lt;br /&gt;All'improvviso però si accorse che la strana ragazza del gruppo di poc'anzi stazionava accanto a lui. Emise uno dei suoi strani versi, e Gabriella sembrò ridestarsi dal suo torpore: alzò i suoi occhi assenti in risposta a quella che sembrava essere una chiamata.&lt;br /&gt;La ragazza articolò altri suoni. Alfredo non capiva una parola, ma intuì che stava invitando Gabriella a seguirlo.&lt;br /&gt;Finalmente lei lo guardò. Per un attimo i suoi occhi grigi brillarono di una luce familiare, prima di tornare nel torpore. Dopo di che Gabriella mosse un passo verso di lui.&lt;br /&gt;La ragazza parlò di nuovo. Stavolta ce l'aveva con lui.&lt;br /&gt;Con un gesto inequivocabile lo invitò a dirigersi verso l'uscita.&lt;br /&gt;Obbedì meccanicamente, più smarrito che mai. In quel momento probabilmente si sarebbe anche gettato nel fuoco, se solo qualcuno glielo avesse ordinato.&lt;br /&gt;Mosse due passi e capì, dal rumore dietro di lui, che Gabriella lo stava seguendo. Non osò girarsi a guardare: Penna-rossa non aveva detto niente al riguardo, ma nel dubbio – memore della storia del povero Orfeo – preferiva aspettare di essere fuori prima di rivolgere lo sguardo alla sua Gabriella, d'altronde si trattava solo di pochi metri.&lt;br /&gt;Guardò però la strana ragazza che in qualche maniera lo aveva aiutato.&lt;br /&gt;Era lì, immobile con le mani giunte sul petto, guardava tutta la scena con un sorriso dolcissimo, mentre due grossi lacrimoni le solcavano il viso che, se ne avvide solo ora, non era affatto brutto, anzi.&lt;br /&gt;Nessun dubbio, era commossa.&lt;br /&gt;Alfredo non ebbe il tempo di compiacersi per l'empatia dimostrata da quella che, fino a quel momento, aveva considerato alla stregua di un carnefice o di un carceriere, che si trovò fuori.&lt;br /&gt;La morbidezza dell'erba sotto i piedi e un leggero venticello sul viso lo fecero sentire vivo come non mai, ma non si concesse che un istante, poi si voltò.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p  style="margin-bottom: 0cm;font-family:lucida grande;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;continua...&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/137194387249072185-6408169343115225643?l=sweatytales.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sweatytales.blogspot.com/feeds/6408169343115225643/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=137194387249072185&amp;postID=6408169343115225643&amp;isPopup=true' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/137194387249072185/posts/default/6408169343115225643'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/137194387249072185/posts/default/6408169343115225643'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sweatytales.blogspot.com/2007/09/il-sogno1-parte-terza.html' title='Il sogno/1 - Parte Terza'/><author><name>Stefano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18149994235208597546</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_wg5EHzj2v7U/RtwtaEm0McI/AAAAAAAAAA8/_P7g1Z7vsd4/s72-c/parteterza.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-137194387249072185.post-3906691172175229991</id><published>2007-08-30T01:42:00.000+02:00</published><updated>2007-08-30T01:45:02.908+02:00</updated><title type='text'>Il sogno/1 - Parte Seconda</title><content type='html'>&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style="font-family: lucida grande;"&gt;[...]&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;                            &lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: lucida grande;" align="left"&gt;&lt;span style="font-size:130%;color:#000000;"&gt;“Ah no? E allora cosa ci sei venuto a fare qui?”. Dal tono con cui lo incalzava sembrava che Penna-rossa si stesse divertendo molto. “Il tuo dolore non è un male?”. Continuò. “E tu forse non vuoi guarire?”, disse, soffiandogli in faccia una nuvola di fumo.&lt;br /&gt;“S-sì..”, rispose Alfredo tra i singhiozzi.&lt;br /&gt;Penna-rossa lo prese per le spalle e lo sbattè con violenza contro il muro della casupola. I due si fissarono, gli occhi del tipo presero a mutare, si allargarono all'insù mentre le iridi volgevano verso quel grigio-cielo-di-novembre che lui conosceva così bene e che non avrebbe mai potuto confondere.&lt;br /&gt;“Aiutami amore, io non voglio morire...”, le labbra erano di Penna-rossa, ma gli occhi e la voce erano suoi, erano di Gabriella, e quelle erano le ultime parole che gli aveva rivolto, l'ultima volta che l'aveva vista viva. Poi era fuggito dalla sua stanza, da quel letto su cui la sua donna spendeva le ultime ore di vita. E quando era rientrato, poco dopo, lei era fredda, spenta, morta, consunta da quel dannato 'male incurabile'.&lt;br /&gt;“Aaaarrrrrhh”. Stavolta l'urlo era vero, ed era suo, di Alfredo. Adesso era troppo per lui, crollò a terra pronto a fare qualsiasi cosa i tre tipi gli avessero chiesto, pur di far terminare quel supplizio. Anche andarsene via e abbandonare del tutto la folle idea che lo aveva portato fin lì, quella notte.&lt;br /&gt;“Tu sei venuto fin qui, stanotte, perché speri di andartela a riprendere, non è così?”.&lt;br /&gt;Alfredo rispose annuendo, i singhiozzi ora erano troppo forti.&lt;br /&gt;“E non è un'idea del tutto sballata”, adesso assunse un tono decisamente professorale, svuotando la pipa e riponendola in una tasca dei suoi pantaloni da cavallerizzo. “Dalle tue parti credete che questa sia una porta dell'aldilà, dico bene?”, disse, indicando la casupola, e poi continuò senza attendere la scontata risposta.&lt;br /&gt;“Ebbene è così, però se tu provassi a entrare qui dentro da solo, nel migliore dei casi ti troveresti in una stanza vuota, mentre nel peggiore... bè, non è una situazione che ci riguarda, almeno per il momento”.&lt;br /&gt;Alfredo lo guardava basito. In un altromomento, in un altro posto, avrebbe bollato quel tizio come un cazzaro da due soldi, di quelli che portano le straniere a vedere la casupola – da lontano ben inteso – inventando storie paurose nella speranza di portarsele a letto, o meglio, per boschi. In quei momenti però, cominciava davvero a convincersi che fosse davvero lui la sua ultima e unica speranza.&lt;br /&gt;“Se invece ti aiutiamo noi... potresti avere, diciamo, qualche possibilità. Eh sì, è proprio questo che siamo disposti a concederti, una possibilità, anzi, tante possibilità, perché questa storia non finisce certo stasera, giusto ragazzi?” si rivolse ai suoi compagni che fino a quel momento lo avevano guardato annoiati. Annuirono all'unisono, senza dire nulla.&lt;br /&gt;“Cosa vuol dire che non finisce stasera?”, chiese Alfredo, che un minimo si era ricomposto. La curiosità e la speranza avevano avuto la meglio sulla paura e lo sbigottimento.&lt;br /&gt;“Prova ad affacciarti dentro, adesso”.&lt;br /&gt;Alfredo fece pochi passi, arrivò davanti quell'ingresso tanto temuto e su cui ne aveva sentite di tutti i colori. Guardò dentro e trasalì. Aveva pensato a lungo a cosa avrebbe visto una volta trovato il coraggio di entrare lì dentro, ma mai avrebbe immaginato quello che ora vedeva davanti a lui.&lt;br /&gt;La luce della luna piena si diffondeva in uno spazio che gli parve infinito, rendendo visibile una fila incredibile di persone, di tutte le razze. Centinaia, forse migliaia di persone si snodavano formando un 'serpentone' di cui Alfredo non riusciva a vedere la fine. Tutti uno dietro l'altro, con lo sguardo assente fisso in un punto indefinito. Notò subito la differenza di colore tra quelle persone: alcune sembravano vive e reali quanto lo era lui; altre invece, erano come sbiadite o offuscate, eppure, come tutti, proiettavano la propria ombra alla luce della luna.&lt;br /&gt;Sentì una mano sulla spalla, era Penna-rossa.&lt;br /&gt;“Lei è lì, da qualche parte”.&lt;br /&gt;“Tu come lo sai? Chi sono loro?”, rispose Alfredo.&lt;br /&gt;“Non fare lo scemo, loro sono i morti, e la tua Gabriella è in mezzo a loro, o almeno credo”.&lt;br /&gt;“Cosa vuol dire 'almeno credo?'”.&lt;br /&gt;“Vuol dire che questa casupola che voi umani evitate da millenni è veramente un punto di contatto con l'aldilà, e che se sei fortunato stasera stessa rivedrai la tua Gabriella”.&lt;br /&gt;Alfredo ormai era totalmente in bambola. Anziché lanciarsi in mezzo a quelle persone rimase lì a fissare quello strano tipo che fino a quel momento non aveva fatto altro che tormentarlo.&lt;br /&gt;“E se non c'è?”. Chiese .&lt;br /&gt;“Se non c'è la vedrai un'altra volta, ma... guarda, non è quella lì, liggiù dietro quel tipo alto e pelato”.&lt;br /&gt;Alfredo guardò e per un attimo si sentì come se il cuore stesse per schizzargli fuori dal petto. Là, pochi metri avanti a lui, una silhouette inconfondibile, alta, snella, con lunghi capelli biondi ad accarezzare le spalle, una borsetta stretta tra le mani.&lt;br /&gt;Era lei!&lt;br /&gt;Per un attimo si chiese come avesse fatto a non notarla subito, ma non attese la risposta.&lt;br /&gt;Stava per lanciarsi, quando Penna-rossa lo afferrò per il collo.&lt;br /&gt;“&lt;span lang="it-IT"&gt;Ah-ah, ancora non ci siamo messi d'accordo”, e Alfredo sentì che stava per fracassare la sua stupida testa pelata contro il muro.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: lucida grande;" align="left"&gt;&lt;span style="font-size:130%;color:#000000;"&gt;&lt;span lang="it-IT"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic; font-family: lucida grande;"&gt;...continua&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/137194387249072185-3906691172175229991?l=sweatytales.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sweatytales.blogspot.com/feeds/3906691172175229991/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=137194387249072185&amp;postID=3906691172175229991&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/137194387249072185/posts/default/3906691172175229991'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/137194387249072185/posts/default/3906691172175229991'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sweatytales.blogspot.com/2007/08/il-sogno1-parte-seconda.html' title='Il sogno/1 - Parte Seconda'/><author><name>Stefano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18149994235208597546</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-137194387249072185.post-4443195492301926765</id><published>2007-08-29T03:05:00.000+02:00</published><updated>2007-08-29T03:11:25.639+02:00</updated><title type='text'>L'amara sorpresa del commissario Giovinco</title><content type='html'>&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;a style="font-family: lucida grande;" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_wg5EHzj2v7U/RtTGkEm0MZI/AAAAAAAAAAk/yPOvGzV__y4/s1600-h/temporale.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://3.bp.blogspot.com/_wg5EHzj2v7U/RtTGkEm0MZI/AAAAAAAAAAk/yPOvGzV__y4/s320/temporale.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5103922600731750802" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt; &lt;p  style="margin-bottom: 0cm;font-family:lucida grande;" lang="it-IT"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: lucida grande;" lang="it-IT"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);font-size:130%;" &gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Pistolotto moralista nascosto - neanche troppo bene - in un racconto noir. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;                                                                        &lt;p  style="margin-bottom: 0cm; text-decoration: none;font-family:lucida grande;" lang="it-IT"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);font-size:130%;" &gt;&lt;br /&gt;La donna era in piedi, davanti alla finestra, una mano appoggiata sul davanzale, impeccabile in giacca e pantaloni scuri, i capelli raccolti sulla nuca. Sembrava immersa nella contemplazione del temporale che imperversava lì fuori; lampi, tuoni, saette e un'incredibile quantità d'acqua che si rovesciava sul suo giardino tanto ben curato, ammirato e invidiato da tutte le donne del paese.&lt;br /&gt;In realtà il suo sguardo e i suoi pensieri erano fissi sul vialetto d'ingresso, illuminato da eleganti lampade in ferro battuto.&lt;br /&gt;La donna aspettava qualcuno.&lt;br /&gt;L'attesa durò poco. Era lì da pochi minuti, neanche il tempo di finire la sua sigaretta, e vide procedere per il vialetto una figura ben nota.&lt;br /&gt;Aprì la porta sorridendo, non era la persona, o meglio le persone che si aspettava di vedere, ma era contenta ugualmente.&lt;br /&gt;L'uomo che si trovò davanti poteva benissimo essere appena uscito da un noir americano anni '50: cappello a falde larghe, da cui la pioggia scivolava copiosa su un impermeabile beige, oramai fradicio. Peccato che i due non fossero a Chicago o a Seattle, bensì in un oscuro paesino delle Langhe.&lt;br /&gt;&lt;span style="text-decoration: none;"&gt;“Toh, ma che bella sorpresa!”. Esclamò lei, sorpresa e contentezza confermate dalla sua espressione.&lt;br /&gt;“La mia visita non è né una sorpresa né tantomeno può dirsi bella, dovresti immaginarlo”. Rispose lui, laconico, voce arrochita da chissà quante sigarette per chissà quanti anni, molti, a giudicare dalle rughe che gli scavavano il viso.&lt;br /&gt;“Invece lo è, te non ti aspettavo proprio. Ma entra dai, che ti bagni”. Il sorriso la rendeva ancora più bella di quanto non fosse, nonostante anche lei di anni dovesse averne un bel po'.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;L'uomo entrò, togliendosi il cappello. In fin dei conti era un gentiluomo d'altri tempi. L'impermeabile lo tenne però, infischiandosene dei goccioloni che bagnavano il tappeto all'ingresso.&lt;br /&gt;&lt;span style="text-decoration: none;"&gt;“Commissario Giovinco! Stai bagnando il mio tappeto!”. Disse lei, sempre sorridente.&lt;br /&gt;“Me ne infischio del tuo tappeto – vitale come una lapide di marmo – e presto anche tu avrai altri problemi. E comunque io non sono più commissario, sono in pensione ora, lo sai bene”.&lt;br /&gt;“E allora qui che ci sei venuto a fare? A prenderti la gloria che ti hanno negato anni fa?”. Lo guardava strafottente, le braccia conserte, le gambe vezzosamente incrociate.&lt;br /&gt;“Faccio solo quello che dovrebbero fare i miei ex-colleghi e i miei successori. Ma pare che adesso le priorità siano altre”.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Lei esplose in una risata sincera, di cuore. “Ti ho sempre detto che sei nato con quarant'anni di ritardo! Di cosa ti meravigli? È giusto che i tuoi facciano così!”.&lt;br /&gt;&lt;span style="text-decoration: none;"&gt;“Sarà, ma ai miei tempi prima si arrestava poi si parlava, non come ora, prima a pavoneggiarsi davanti a telecamere e microfoni, e poi si procede, e magari l'assassino – o meglio l'assassina – vede tutto in tv e scappa”.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Una risata ancor più fragorosa della prima. “E dove vuoi che vada? Ma mi vedi? Sono una vecchia di quasi sessant'anni, dove potrei mai rifugiarmi? Con questo temporale, poi!”.&lt;br /&gt;&lt;span style="text-decoration: none;"&gt;“Comunque non sono venuto per portarti via o per sorvegliarti. Vorrei solo chiederti perché, e penso di meritarmi una spiegazione dettagliata”.&lt;br /&gt;“Hai ragione, te la meriti. Ma siediti, e tieniti pure quel dannato impermeabile. Whisky giusto?”. Andò al mobile bar e riempì due bicchieri senza attendere la risposta. Un sorso copioso, e poi continuò. “Allora, cosa vuoi sapere?”.&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;“&lt;span lang="it-IT"&gt;Te l'ho detto. Voglio sapere perché”.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span lang="it-IT"&gt;Perché cosa?”. Altro scoppio di risa, stavolta però meno genuino, forse forzato.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Lui, il commissario, tirò un lungo sorso dal bicchiere, sospirò, si accese una sigaretta: “Perché tu, una sera di dieci anni fa, una sera piovosa e maledetta da dio e dagli uomini come questa, ti sei fatta sessanta chilometri di macchina, hai bussato a una porta di una casa come questa, hai aspettato che la migliore amica di tua figlia, una ragazza di nemmeno venticinque anni, ti aprisse, l'hai massacrata a colpi di roncola, e poi te ne sei tornata a casa. Perché? Questo voglio sapere. Perché hai fatto una cosa del genere?”.&lt;br /&gt;Lei vuotò il suo bicchiere, sorseggiando le ultime gocce di whisky. Si alzò per riempirlo ancora, ancheggiando come se avesse avuto trent'anni di meno. Tornò alla sua poltrona, un sorso, un'altra sigaretta. Poi rispose, o meglio, finse di, con lo sguardo della gatta che gioca col topo: “Sei sempre stato bravo, troppo bravo per fare lo sbirro”. Un altro sorso, accompagnato da uno sguardo languido.&lt;br /&gt;Lui deglutì, si bagnò le labbra prima di rispondere, o meglio, ribattere: “Questo cosa c'entra ora? Non sono venuto qui per parlare della mia bravura”. Un tremolio della voce tradì il suo nervosismo.&lt;br /&gt;&lt;span style="text-decoration: none;"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;“&lt;span lang="it-IT"&gt;Modesto e integerrimo, forse anche troppo. Tanto da non venire a letto con me. Eppure allora ero un bel bocconcino no?”. Bevve ancora, guardandolo fisso negli occhi.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Lui vuotò il bicchiere d'un fiato. Andò al mobile bar e se lo riempì di nuovo, portandosi dietro la bottiglia. Si sedette di nuovo, spense la sua sigaretta direttamente sul parquet, acciaccandola col tacco, poi ne accese subito un'altra, senza dir nulla. La donna colse la palla al balzo.&lt;br /&gt;&lt;span style="text-decoration: none;"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;“&lt;span lang="it-IT"&gt;Tu avevi capito tutto, ti mancava solo una prova. Che peccato – sembrando realmente rammaricata – quanto talento sprecato”.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span lang="it-IT"&gt;Il tuo alibi faceva acqua da tutte le parti”. Intervenne lui, dopo che due sorsi lo avevano tirato un po' su.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span lang="it-IT"&gt;Per te, forse. Ma quale sbirro 'normale' – facendo con le dita il gesto delle virgolette - avrebbe messo in dubbio  la parola di una stimata madre di famiglia come me?”.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Lui non rispose, non bevve, non tirò dalla sua sigaretta. Rimase immobile, fissandola, respirando rumorosamente, di rabbia, come un toro che si prepara a caricare.&lt;br /&gt;Lei, per nulla impressionata dalla sua collera, lasciò passare almeno un minuto prima di continuare.&lt;br /&gt;&lt;span style="text-decoration: none;"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;“&lt;span lang="it-IT"&gt;L'ho fatto per invidia”. Gelida, con due cristalli di ghiaccio al posto degli occhi. “Marisa era sempre stata 'la prima della classe'. Brava a scuola, bella, con i ragazzi più belli a farle la corte eppure sempre con la testa con le spalle”.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Il commissario intuì la piega del discorso della donna, e un brivido gli percorse la schiena.&lt;br /&gt;&lt;span style="text-decoration: none;"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;“&lt;span lang="it-IT"&gt;Aveva cominciato a lavorare come giornalista, un ottimo posto, a due passi da casa. E stava per fare un ottimo matrimonio, con il figlio del deputato locale”. Altro sorso, altra sigaretta. “La mia Francine invece, passava per una poco di buono”.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;E Dio sa se non lo era – pensò il commissario – sempre accompagnata con i peggiori ceffi della zona.&lt;br /&gt;&lt;span style="text-decoration: none;"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;“&lt;span lang="it-IT"&gt;Eppure non era colpa sua.”&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Il commissario non aveva mai conosciuto una madre pronta a riconoscere le colpe del sangue del suo sangue.&lt;br /&gt;&lt;span style="text-decoration: none;"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;“&lt;span lang="it-IT"&gt;Solo che aveva scelto una carriera difficile. Nel mondo dello spettacolo, si sa, non entri se non hai conoscenze, agganci”. Un'altra pausa per riempirsi ancora il bicchiere. “E qui, in montagna, che agganci puoi mai avere?”. Lo guardò accorata, quasi cercando comprensione.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;E lui, per un momento, quasi quasi ci cascò.&lt;br /&gt;&lt;span style="text-decoration: none;"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;“&lt;span lang="it-IT"&gt;La chiamai così apposta, Francine D'Aguanno, un nome perfetto per una star, non trovi?”.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Il briciolo d'empatia che aveva provato svanì di colpo.&lt;br /&gt;&lt;span style="text-decoration: none;"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;“&lt;span lang="it-IT"&gt;Eppure... non era servito a nulla, come tutti quei provini, quelle audizioni...”&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Una ragazza di venticinque anni morta per le frustrazioni di una madre psicotica. Iniziò a rimpiangere di non avere con sé la pistola, ma nello stesso tempo gli sembrava che ancora mancasse qualcosa per il quadro completo. “Ok eri invidiosa, ma perché ammazzarla?”.&lt;br /&gt;&lt;span style="text-decoration: none;"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;“&lt;span lang="it-IT"&gt;Per cogliere due piccioni con una fava”. Rispose lei, stringendo le spalle, come fosse la cosa più ovvia del mondo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span lang="it-IT"&gt;Cosa?”.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span lang="it-IT"&gt;Per liberarmi di un peso, e dare finalmente alla mia Francine la sua possibilità”.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Cominciava a capire, ma preferì far finta di nulla, almeno con se stesso.&lt;br /&gt;&lt;span style="text-decoration: none;"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;“&lt;span lang="it-IT"&gt;Cosa intendi per... possibilità...”.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Lei adesso aveva perso tutta la sua sfrontatezza, sembrava un'insegnante di latino intenta a spiegare a un alunno particolarmente lento la perifrastica passiva. “Ricordi in quei giorni, quanti giornalisti, quante telecamere... sapevo che sarebbero arrivati - all'improvviso prese un'espressione sognante, con gli occhi a guardare un punto indefinito sulla parete – la mia piccola fu bravissima, a recitare la parte dell'amica affranta con i giornalisti delle tv...”.&lt;br /&gt;Lui tossì fuori il fumo e il whisky che aveva appena ingurgitato, per la prima volta quella sera veramente incredulo. “Ma... ma... lei era la sua migliore amica!”, quasi gridò.&lt;br /&gt;La donna riscoppiò a ridere. “Migliore amica! A venticinque anni! Cosa vuoi che se ne sappia a quell'età? E comunque non conta. La mia piccola fu bravissima, tanto che, ricorderai, cominciò ad andare in tv.”&lt;br /&gt;Il commissario ricordava, eccome se ricordava. Un ignobile e squallido balletto mediatico, con quell'imbecille di Francine a concedere interviste a destra e sinistra prima, poi intenta a saltare da un salotto televisivo all'altro, sempre scosciata, sempre pronta alla lacrima. E poi ancora un reality, una fiction, addirittura un film, e una serie infinita di ospitate in tv. Ormai era una celebrità, solo perché le avevano ammazzato la migliore amica, e in paese non la si vedeva quasi più, anche se ultimamente, la sua fama era un po' in calo.&lt;br /&gt;&lt;span style="text-decoration: none;"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;“&lt;span lang="it-IT"&gt;E tu sapevi che sarebbe andata così?”. Sempre più incredulo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span lang="it-IT"&gt;No, non lo sapevo. Lo speravo.”. Di nuovo glaciale. “E mi è andata bene”.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span lang="it-IT"&gt;E tu hai ucciso una ragazza per una ...” - stava per dire speranza, ma si interruppe, la donna intervenne per togliergli l'impaccio.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span lang="it-IT"&gt;Una speranza sì, e una soddisfazione personale, non dimenticarlo”.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span lang="it-IT"&gt;Ma adesso pagherai tutto, brutta bastarda”. Il bicchiere gli si sbriciolò tra le mani, tanta era la rabbia, ma lui quasi non si accorse dei vetri che gli entravano nella carne, annichilito dall'ennesima, insopportabile risata.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span lang="it-IT"&gt;E cosa vuoi che paghi? Quanto vuoi che rimanga in galera io, alla mia età, con la mia fedina penale immacolata?”. “Pochi mesi al massimo, poi andrò in tv a fare compagnia a mia figlia, poverina, aveva proprio bisogno di un'altra spinta. Sai che colpo, io e lei assieme? La starlette e sua madre assassina!”&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;L'ombra di un sospetto cominciò ad accarezzargli la nuca, come sempre succedeva quando aveva un'intuizione, pensò che forse era meglio fare finta di niente, di non aver sentito. Poi però la curiosità ebbe la meglio.&lt;br /&gt;&lt;span style="text-decoration: none;"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;“&lt;span lang="it-IT"&gt;Cosa vuol dire 'aveva proprio bisogno di un'altra spinta'”?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span lang="it-IT"&gt;Oooohhh, andiamo Giovinco, uno così sveglio non ci arriva da solo?”.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Si alzò, riempì il bicchiere e tornò a sedere, assaporando con gli occhi l'ansia di sapere del commissario.&lt;br /&gt;&lt;span style="text-decoration: none;"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;“&lt;span lang="it-IT"&gt;Ti sembra un caso – riprese dopo un minuto scarso lungo un secolo per il commissario – che adesso, dopo dieci anni salti fuori l'arma del delitto? La prova che tu non hai mai trovato?”&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;La sua intuizione stava diventando realtà, ma stavolta, contrariamente a quanto gli succedeva durante la sua carriera, non se ne rallegrò per nulla.&lt;br /&gt;&lt;span style="text-decoration: none;"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;“&lt;span lang="it-IT"&gt;E non ti sembra strano che dopo dieci anni, le tracce sulla lama, sul manico, siano ancora così nitide?”.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span lang="it-IT"&gt;L'hai... l'hai fatta trovare tu....” incredulo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;“&lt;span lang="it-IT"&gt;Esatto. L'ho nascosta per tutto questo tempo, e ora l'ho tirata fuori. Pensa... l'altra sera la mia Francine è stata con un calciatore. Il porco ha fatto i suoi comodi, e poi le ha detto che lei era 'troppo poco famosa per lui'”. Accese l'ennesima sigaretta. “In quel momento ho capito che era ora che l'arma saltasse fuori. Adesso la mia Francine sarà per tutti la figlia dell'assassina della sua migliore amica. Vale a dire altre ospitate in tv, magari un'altra fiction, forse un film. E tra qualche mese, il tempo di una pena ridicola, io sarò accanto a lei, a fingere di espiare. Amore filiale ed espiazione, una manna per l'audience, non credi?”.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Non credeva, ma alle sue orecchie. Aveva capito subito, dieci anni prima, che quella donna era un'assassina, ma non era mai riuscito a incastrarla, e, soprattutto, non aveva mai capito i suoi moventi. Forse perché accecato dall'attrazione che provava per lei. Adesso avrebbe dato un rene e uno dei suoi malandati polmoni per non essere mai entrato in quella storia.&lt;br /&gt;All'improvviso una sirena ruppe il silenzio.&lt;br /&gt;&lt;span style="text-decoration: none;"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;“&lt;span lang="it-IT"&gt;Toh, i tuoi amici hanno finito la conferenza stampa, che fai, li aspetti?”. Aveva appena confessato l'omicidio di una ragazzina, stava per essere arrestata, eppure ancora trovava la voglia di prenderlo in giro.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Giovinco si alzò e, senza dir nulla, uscì. Al cancello incrociò il commissario Bevere, il suo successore, i capelli impomatati, il viso ancora imbalsamato dal cerone per la diretta tv della sua conferenza stampa. L'idiota lo salutò battendo i tacchi, lui lo scostò bruscamente. Pochi metri più avanti trovò un capannello di giornalisti e cameramen. Uno di loro, un vecchio cronista di nera che aveva seguito il caso tanto tempo prima lo riconobbe e gli chiese: “Commissario Giovinco, lei all'epoca aveva capito tutto, è felice ora che il caso è risolto?”.&lt;br /&gt;Giovinco lo guardò, interdetto, poi rispose: “Non avevo capito nulla. Non capisco nulla”.&lt;br /&gt;Poi, si accese una sigaretta, e sparì nella pioggia.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p  style="margin-bottom: 0cm; text-decoration: none;font-family:lucida grande;" lang="it-IT"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p  style="margin-bottom: 0cm; text-decoration: none;font-family:lucida grande;" lang="it-IT"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);font-size:130%;" &gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Ogni riferimento a fatti realmente accaduti o a persone realmente esistenti è puramente casuale e non voluto.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;   &lt;/span&gt; &lt;/p&gt; &lt;p  style="margin-bottom: 0cm; text-decoration: none;font-family:lucida grande;" lang="it-IT"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt; &lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm; text-decoration: none; font-family: lucida grande;" lang="it-IT"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);font-size:130%;" &gt;  &lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/137194387249072185-4443195492301926765?l=sweatytales.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sweatytales.blogspot.com/feeds/4443195492301926765/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=137194387249072185&amp;postID=4443195492301926765&amp;isPopup=true' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/137194387249072185/posts/default/4443195492301926765'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/137194387249072185/posts/default/4443195492301926765'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sweatytales.blogspot.com/2007/08/lamara-sorpresa-del-commissario.html' title='L&apos;amara sorpresa del commissario Giovinco'/><author><name>Stefano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18149994235208597546</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_wg5EHzj2v7U/RtTGkEm0MZI/AAAAAAAAAAk/yPOvGzV__y4/s72-c/temporale.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-137194387249072185.post-573796557488656318</id><published>2007-08-22T00:04:00.000+02:00</published><updated>2007-08-23T00:12:01.256+02:00</updated><title type='text'>Il sogno/1 - Parte Prima</title><content type='html'>&lt;span style="font-style: italic;font-family:lucida grande;font-size:130%;"  &gt;Prima parte di un racconto ispirato da un sogno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_wg5EHzj2v7U/Rstqh-xTCxI/AAAAAAAAAAc/ibUgL1E_vN0/s1600-h/bosco.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://4.bp.blogspot.com/_wg5EHzj2v7U/Rstqh-xTCxI/AAAAAAAAAAc/ibUgL1E_vN0/s320/bosco.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5101288134945213202" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:lucida grande;font-size:130%;"  &gt;Una costruzione di mattoni, bassa, quadrata, a un piano solo, pochi metri per lato, un'entrata minuscola l'unica apertura. Era in mezzo a quel campo che aveva fatto e continuava a fare la fortuna di tutti i tombaroli della zona da tempi immemori, eppure nessuno sembrava mai averle dato una qualche importanza. In realtà il sentimento che nel corso dei secoli aveva tenuto lontani uomini e animali da quella strana costruzione non era l'indifferenza, bensì la paura.Alfredo, nato e cresciuto lì, se non assiduo quantomeno abituale frequentatore di quella necropoli etrusca, lo sapeva bene. Eppure si stava dirigendo proprio lì.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:lucida grande;font-size:130%;"  &gt;La notte era calda e di luna piena, il bosco e la radura sembravano deserti, a parte i normali rumori di un bosco di notte: grilli, foglie mosse da qualche alito di vento, altri animali attorno a lui. Ma mano a mano che il suo obbiettivo si avvicinava i rumori diminuivano d'intensità, sempre più lontani. Sapeva, Alfredo, che presto sarebbero cessati del tutto.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:lucida grande;font-size:130%;"  &gt;Era sempre stato così, quella costruzione dominava il pianoro chissà da quanti secoli, tozza e potente nelle sue linee semplici e arcaiche, senza che nessun essere vivente osasse avvicinarsi.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:lucida grande;font-size:130%;"  &gt;Nei paesi lì intorno erano sempre girate voci inquietanti al riguardo, e non si sapeva di nessuno che fosse entrato a curiosare.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:lucida grande;font-size:130%;"  &gt;Tanto meglio – pensò Alfredo – la totale ignoranza di ciò che lo aspettava quella notte era per lui un'immensa e folle fonte di speranza, l'unica che gli fosse rimasta.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:lucida grande;font-size:130%;"  &gt;Adesso tutto era avvolto da un silenzio irreale, innaturale per una notte d'estate. Tra lui e la vista della sua meta solo pochi cespugli.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:lucida grande;font-size:130%;"  &gt;Poi, all'improvviso, pochi attimi prima che la 'casupola' comparisse alla sua vista, un grido. Anzi, più che un grido, un suono inclassificabile, di origine se non umana quantomeno molto prossima, e tanto acuto da gelare il sangue e polverizzare le vene.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:lucida grande;font-size:130%;"  &gt;Un attimo, non di più, bastò a sopprimere l'istinto della fuga; gli ci erano voluti mesi a maturare il coraggio e la follia per tentare quell'impresa, e adesso non sarebbe stato certo un urlo o chissà cosa a fermarlo, tanto, tutto quello che aveva da perdere l'aveva già perso tempo fa.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:lucida grande;font-size:130%;"  &gt;Si fece coraggio e si affacciò.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:lucida grande;font-size:130%;"  &gt;Il terrore dovuto all'urlo fu nulla rispetto alla sorpresa di vedere un gruppo di persone proprio lì, davanti alla casupola dove lui in quasi trent'anni di vita non aveva mai visto nessuno. C'erano infatti tre ragazzi più o meno della sua età. La distanza – qualche decina di metri – gli impediva una chiara visione di quelli che, intimamente, aveva già percepito come compagni d'avventura, ma si rese subito conto che il gruppo aveva qualcosa di strano.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:lucida grande;font-size:130%;"  &gt;Di nuovo un suono molto simile all'urlo o quel che era di poco prima; capì che veniva da una ragazza, e che non era un urlo, bensì un aberrante tentativo di risata.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:lucida grande;font-size:130%;"  &gt;“Questa è proprio andata – disse ridendo, normalmente, uno dei ragazzi vicino a lei – misà che non la riprendiamo più!”.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:lucida grande;font-size:130%;"  &gt;“Shhht! Basta fare i cretini! È arrivato”. Disse un altro del gruppo, e, rivolto ad Alfredo, “Vieni, vieni, ti stavamo aspettando”.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:lucida grande;font-size:130%;"  &gt;Come era possibile? Non aveva detto a nessuno cosa aveva intenzione di fare quella notte, per paura di essere preso per matto. Eppure era certo di aver sentito bene, tant'è che un altro del gruppo lo esortò a farsi avanti a strani ma inequivocabili gesti.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:lucida grande;font-size:130%;"  &gt;Si avvicinò cercando di stare o quantomeno mostrarsi tranquillo, anche se non era facile: lo sguardo dei tre lo seguiva passo passo, e Alfredo lo sentiva come un macigno sul petto.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:lucida grande;font-size:130%;"  &gt;Definirli strani sarebbe stato poco: la ragazza dell'urlo stava a pochi metri da lui, lo guardava fisso, con uno sguardo che non avrebbe saputo se definire assente o idiota, curva, con le braccia a sfiorare il terreno, come una scimmia o un uomo primitivo.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:lucida grande;font-size:130%;"  &gt;Quello che l'aveva esortato a raggiungerli pochi attimi prima lo guardava sogghignando. Indossava dei pantaloni da cavallerizzo infilati in un paio di stivali di cuoio, che gli davano un inquietante aspetto da satiro. Dalla cintola in su era completamente nudo, salvo una piuma rossa che sembrava piantata al centro del suo cranio rasato e un filo da cucito che gli attraversava  i capezzoli, il filo terminava nella cruna di un ago infilato nella carne all'altezza del costato.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:lucida grande;font-size:130%;"  &gt;La ragazza dell'urlo lo indicò con un dito, pronunciando parole gutturali, a lui incomprensibili.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:lucida grande;font-size:130%;"  &gt;“Cos'ha quella ragazza?”, chiese, la voce gli sembrò abbastanza ferma, sebbene fosse ancora più terrorizzato di prima.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:lucida grande;font-size:130%;"  &gt;“Oh niente, è stata via troppo tempo, e ha dimenticato come ci si comporta da queste parti, ma non pensare a lei, pensa a te” disse perentorio il tipo con la piuma in testa.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:lucida grande;font-size:130%;"  &gt;“Sì, giusto, che cosa ci hai portato eh? Cosacihaiportatocosacihaiportatocosacihaiportato?”, il tipo che lo aveva chiamato a gesti intervenne cantilenando e ballandogli intorno. Vestiva con una maglietta dei Lynyrd Skynyrd, sopra jeans consunti e anfibi muniti di speroni, che ogni tanto sbatteva facendoli tintinnare.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:lucida grande;font-size:130%;"  &gt;“Ma... io veramente non ho portato niente, non sapevo che....”&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:lucida grande;font-size:130%;"  &gt;“Come non ci ha portato niente? Tu ci avevi garantito che....”, il cowboy rockettaro sembrava incazzato nero, ma stavolta ce l'aveva con il suo amico o quel che era.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:lucida grande;font-size:130%;"  &gt;“Stai zitto tu – decisamente il tipo coi capezzoli bucati doveva essere una specie di capo – ho detto che ci avrebbe portato delle cose, ma non che le avrebbe portate stasera”.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:lucida grande;font-size:130%;"  &gt;“Ehi un momento – si riscosse Alfredo - perché mai dovrei portarvi delle cose?”. Cominciava ad incazzarsi, adesso, quei tre avevano tutta l'aria di essere lì per rovinare i suoi piani.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:lucida grande;font-size:130%;"  &gt;“Perché noi siamo gli unici che ti possiamo aiutare, Alfredo”.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:lucida grande;font-size:130%;"  &gt;Bene, Piuma-rossa sapeva pure il suo nome. “Ah sì? E come? E soprattutto, per cosa mi potreste aiutare? Io non vi ho chiesto niente”.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:lucida grande;font-size:130%;"  &gt;“Non ci hai chiesto niente, ma sappiamo benissimo cosa vuoi” - Piuma-rossa si fermò per accendere una pipa - “Tu vuoi guarire”.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:lucida grande;font-size:130%;"  &gt;“Guarire? Ma io non sono malato”. Disse Alfredo sempre più incazzato.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:lucida grande;font-size:130%;"  &gt;“Come no, come è che si dice da voi? Come ti disse quel dottore? Ah sì, male incurabile. Caro Alfredo, tu hai un male incurabile”.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:lucida grande;font-size:130%;"  &gt;“No! Non io, non io!” disse Alfredo, che adesso si sentiva mancare la terra sotto i piedi. La voce del tipo era cambiata mentre parlava, quando aveva detto 'male incurabile' aveva sentito la stessa voce del medico che gli aveva spezzato il cuore, molto tempo fa.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:lucida grande;font-size:130%;"  &gt;Lacrime calde cominciarono a scorrergli sul viso, “non io, non io...” continuava a ripetere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;(continua...)&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/137194387249072185-573796557488656318?l=sweatytales.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sweatytales.blogspot.com/feeds/573796557488656318/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=137194387249072185&amp;postID=573796557488656318&amp;isPopup=true' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/137194387249072185/posts/default/573796557488656318'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/137194387249072185/posts/default/573796557488656318'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sweatytales.blogspot.com/2007/08/il-sogno1-parte-prima.html' title='Il sogno/1 - Parte Prima'/><author><name>Stefano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18149994235208597546</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_wg5EHzj2v7U/Rstqh-xTCxI/AAAAAAAAAAc/ibUgL1E_vN0/s72-c/bosco.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-137194387249072185.post-7336077709286022470</id><published>2007-08-01T01:35:00.001+02:00</published><updated>2007-08-01T01:54:25.357+02:00</updated><title type='text'>L'ultima sigaretta</title><content type='html'>&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-family:lucida grande;" &gt;Adattamento di un soggetto scritto tempo fa per un cortometraggio sull'ultima sigaretta di un condannato a morte. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;                                     &lt;p  style="margin-bottom: 0cm;font-family:lucida grande;" lang="it-IT"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Patrik Bateman guardava il vuoto davanti a lui. Peccato che que&lt;span lang="it-IT"&gt;l&lt;/span&gt; vuoto andasse a finire su un piatto sporco e una lattina di birra acc&lt;span lang="it-IT"&gt;artocciata.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Il suo sguardo avrebbe potuto spingersi più in là, ma sarebbe andato a incocciare contro una serie di sbarre verticali in acciaio, ferro o sa Dio cosa, e quindi il piatto e la lattina andavano più che bene.&lt;br /&gt;Il prete parlò da un punto imprecisato dietro la sua spalla sinistra:&lt;br /&gt;“Figliolo, sei sicuro della tua scelta? Ricorda che il signore è misericordioso, ti concederà il suo perdono, se glielo chiederai.”&lt;br /&gt;Avete presente una faccia da prete? Di quelle facce che quando le vedi pensi 'ok, questo fa il prete'. Proprio come la faccia da medico o da prof o da gran figlio di buona donna.&lt;br /&gt;Ecco, questo prete qui aveva proprio una faccia da prete: contrita, assorta nella contemplazione dei peccati dell'umanità, distaccata quanto basta per non farsi coinvolgere.&lt;br /&gt;“Grazie padre ma ora voglio stare un po' da solo, avrò tutto il tempo del mondo per spiegare le mie ragioni al buon Dio, senza che lei si disturbi a fare da intermediario”.&lt;br /&gt;Il prete rabbrividì di fronte a cotanta arroganza, e si avviò verso la porticina della cella facendosi il segno della croce. “Abbi pietà di lui, che non sa quello che fa”, pensò varcando il confine tra prigionia e libertà, senza pensare che forse quel pensiero, tenendo fede alle sacre scritture, avrebbe potuto essere considerato indice di superbia, un peccato capitale, mica una cosa da niente.&lt;br /&gt;“Avrai pure tutto il tempo del mondo, ma tra cinque minuti passo a prenderti lo sai vero?” Si intromise Collins da dietro la spalla destra.&lt;br /&gt;Tipica faccia da sbirro, con comportamenti adeguati, Collins. Quadrato, pelato, e stronzo quanto basta per ricordarti che la divisa la porta lui.&lt;br /&gt;In quella cella si stava celebrando un inno allo stereotipo. Peccato che lui, Bateman, non avesse la possibilità di verificare se anche lui faceva parte della festa, con i suoi bravi occhioni assenti da manzo condotto al macello: un giudice qualche tempo prima aveva decretato che non poteva tenere uno specchio in cella, visto mai lo rompesse e usasse i vetri rotti per tagliarsi le vene.&lt;br /&gt;Cosa potesse importare poi, a quel bravo padre di famiglia, delle modalità della sua morte, a Bateman non era dato sapere.&lt;br /&gt;Sapeva solo che il giudice, come il governatore, il procuratore e il capo del carcere ci tenevano molto a che lui morisse con tutti i crismi, una scossa elettrica alle ore 24:00 del 14 ottobre 2007.&lt;br /&gt;“Tutto indolore” gli aveva assicurato un secondino l'indomani del rigetto della sua domanda di grazia.&lt;br /&gt;“Vorrei sapere chi cazzo te l'ha confermato, brutto stronzo”.&lt;br /&gt;Disse Bateman accendendosi una sigaretta.&lt;br /&gt;Si rese conto che stava parlando da solo, vergognandosene un poco.&lt;br /&gt;Poi pensò che in fondo non aveva nulla di cui vergognarsi, e che anzi un bel monologo alle tre pareti e alla grata di ferro che gli avevano tenuto compagnia in quei tredici anni nel braccio della morte sarebbe stato un congedo molto più dignitoso della famosa ultima frase pronunciata davanti al boia con il dito già pronto sull'interruttore della sua vita, pronto a spingerlo in posizione OFF.&lt;br /&gt;Aspirò di nuovo dalla sigaretta, e si girò verso la parete di destra, quella di fronte la sua branda, con la macchia d'umido su cui puntava lo sguardo ogni mattina, appena sveglio.&lt;br /&gt;“Non crediate che abbia paura del dolore” disse a voce alta buttando fuori il fumo.&lt;br /&gt;“E tantomeno della morte” la brace della sigaretta si accese ancora, nella penombra della cella.&lt;br /&gt;“Semplicemente, tutto questo mi dispiace” sbuffò verso la parete di sinistra, quella con il tavolino pieno di libri, letti e riletti.&lt;br /&gt;“Mi dispiace, e mi pare grottesco” ravvivando l'unica luce viva in quell'angolo di mondo.&lt;br /&gt;“A chi serve ora la mia morte, a che cosa serve?” gridò ricevendo come unica risposta l'eco della sua voce nei corridoi vuoti.&lt;br /&gt;“Forse serve a tutta questa brava gente qui fuori” guardando la punta della sigaretta consumata a metà.&lt;br /&gt;“A farli sentire più sicuri” inalando il fumo che gli accarezzava le narici, con un'intimità che gli appariva come un sentimento del tutto nuovo.&lt;br /&gt;“Forse il giudice che mi ha condannato, il governatore che mi ha negato la grazia, il poliziotto che mi accompagnerà alla fine, il boia che mi ammazzerà stanotte si addormenteranno sereni, convinti di aver fatto del loro meglio per rendere il mondo un posto migliore” avvicinando il filtro umido di saliva alla bocca.&lt;br /&gt;“Hai finito di dir cazzate? Muoviti che è ora”. Disse Collins aprendo la cella.&lt;br /&gt;“Ma... la mia sigaretta...”&lt;br /&gt;“Avrai tutto il tempo per fumare davanti al buon Dio, magari spiegandogli le tue ragioni!”. Disse il poliziotto schiacciando la sigaretta nel posacenere, ammanettandolo e strattonandolo fuori dalla cella.&lt;br /&gt;E questa è l'ultima immagine che ricordiamo di Patrik Bateman, strattonato fuori dalla sua cella per l'ultima volta.&lt;br /&gt;Cosa gli accadde oltre quella soglia a noi non è dato sapere, possiamo solo immaginare.&lt;br /&gt;Possiamo immaginare la sua impassibile freddezza abile a nascondere l'inquietudine di un uomo posto consapevolmente e legalmente di fronte alla sua morte, mentre gli viene bagnato il capo e gli vengono attaccati elettrodi su tutto il corpo.&lt;br /&gt;Possiamo immaginare il suo sdegnoso rifiuto all'invito del boia a pronunciare le sue ultime parole, già affidate al fumo della sua ultima sigaretta.&lt;br /&gt;Possiamo ma non vogliamo immaginare le contorsioni innaturali del suo corpo legato e immobilizzato percorso da una scossa di chissà quanti volt.&lt;br /&gt;E purtroppo non possiamo immaginare la fredda professionalità del medico incaricato di tastargli il polso, alla ricerca di una qualche residua forma di vita.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt; &lt;/p&gt;     &lt;p  style="margin-bottom: 0cm;font-family:lucida grande;" lang="it-IT"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Dopo che Bateman fu portato via restammo ancora un po' a contemplare la sua ultima sigaretta, schiacciata malamente dalle mani rozze del poliziotto, e non spenta del tutto.&lt;br /&gt;Restammo affascinati a guardare come la piccola scintilla superstite si aggrappasse al più piccolo spuntone di tabacco, alla più misera strisciolina di carta per alimentarsi e rimanere in vita, proiettando in aria volute di fumo grigio-bluastro quasi a ribadire la propria sopravvivenza.&lt;br /&gt;Restammo ancora un po' a guardare quei tristi arabeschi alla luce fioca e innaturale del corridoio.&lt;br /&gt;Poi, all'improvviso, la luce sobbalzò, spegnendosi del tutto per qualche istante, sopraffatta da una calo di tensione la cui causa preferimmo ignorare.&lt;br /&gt;Quando la luce tornò, la sigaretta era spenta, e a noi non rimase nulla più da guardare.       &lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p  style="margin-bottom: 0cm;font-family:lucida grande;" lang="it-IT"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/137194387249072185-7336077709286022470?l=sweatytales.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sweatytales.blogspot.com/feeds/7336077709286022470/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=137194387249072185&amp;postID=7336077709286022470&amp;isPopup=true' title='5 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/137194387249072185/posts/default/7336077709286022470'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/137194387249072185/posts/default/7336077709286022470'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sweatytales.blogspot.com/2007/08/lultima-sigaretta.html' title='L&apos;ultima sigaretta'/><author><name>Stefano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18149994235208597546</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>5</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-137194387249072185.post-336727473307590926</id><published>2007-07-30T17:09:00.000+02:00</published><updated>2007-07-30T17:14:31.081+02:00</updated><title type='text'>Decimazione</title><content type='html'>&lt;span style="font-family: lucida grande;font-size:130%;" &gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;L'idea per questo racconto mi è venuta guardando uno spezzone di 'Uomini contro', di Francesco Rosi, film tratto dal capolavoro di Emilio Lussu 'Un anno sull'altipiano'. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;                                           &lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: lucida grande;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;color:#000000;"&gt;“&lt;span lang="it-IT"&gt;Decimazione”. Disse il capitano dopo aver letto il dispaccio dal comando centrale.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;Lo disse con una certa soddisfazione. Il tenente Bandini colse anche un sinistro luccichìo di quegli occhi neri come il petrolio e come questo rapidi a infiammarsi, animati da una mente sadica e crudele che in quei mesi di coabitazione forzata, lassù, su una rocca sperduta tra le Alpi friulane il tenente aveva imparato a conoscere, evitare e soprattutto temere.&lt;br /&gt;“Questa feccia non merita altro!”. Continuò il capitano, salendo di tono di almeno due ottave, la voce tremante dall'eccitazione.&lt;br /&gt;Bandini aveva capito subito che il potere su quell'uomo sortiva effetti devastanti: l'avere nelle mani la vita dei suoi uomini era probabilmente il piacere più grande che quel giovane ufficiale appartenente a una dinastia di alti papaveri delle forze armate piemontesi prima e italiane poi, avesse mai provato.&lt;br /&gt;“Tenente Bandini, riferisca alla truppa, organizzi le operazioni del caso e mandi qualcuno in paese a prendere il prete, voglio che l'esecuzione abbia luogo domani all'alba”. Ed uscì trionfante nella fredda notte alpina, dirigendosi a passo sicuro e spedito verso la sua tenda.&lt;br /&gt;Eseguiti gli ordini, il tenente si sedette su una roccia, e, sorseggiando cognac e fumando, si trattenne a contemplare i monti.&lt;br /&gt;Fumare di notte poteva non essere una bella idea, la brace delle sigarette costituiva un ottimo bersaglio per i fucilieri austriaci, ma lui aveva scoperto un anfratto coperto dal fuoco  nemico a poca distanza dalla sua tenda, così poteva fumare senza mettere in bocca la punta rovente della sigaretta, come ormai facevano quasi tutti.&lt;br /&gt;Lassù, a poche decine di metri di distanza, la vetta che aveva causato la terribile situazione in cui tutto il suo reggimento ora si trovava: persa pochi giorni prima, a causa di un attacco in forze degli austriaci, il capitano voleva assolutamente riconquistarla senza attendere l'arrivo dei rinforzi atteso di lì a pochi giorni. L'ultimo delirio di quell'uomo che avrebbe dovuto cedere a breve il comando al maggiore Rossini, in arrivo con due nuovi reggimenti. Aveva ordinato un folle attacco alla baionetta, da compiere scalando una parete di roccia di venti metri, sotto il fuoco di cinque mitragliatrici nemiche.&lt;br /&gt;Bandini aveva sospirato di sollievo quando il capitano aveva indicato le due compagnie incaricate di guidare l'assalto: quella missione folle non sarebbe toccata a lui. I soldati però, spalleggiati dai rispettivi caporioni, avevano rifiutato l'ordine. E adesso dieci di loro, un ufficiale, due sottufficiali e sette soldati semplici, sarebbero morti all'alba per mano dei loro stessi commilitoni.&lt;br /&gt;Una follia, per Bandini.&lt;br /&gt;Ma lui, da semplice tenente, poteva solo eseguire gli ordini. La disapprovazione nell'esercito è una parola priva di senso.&lt;br /&gt;Non riuscì a dormire quella notte. Il pensiero dell'esecuzione imminente lo tormentava, desiderava fare qualcosa ma non sapeva cosa. Il capitano era matto, l'aveva capito subito e per questo, da quando si trovava lassù, aveva sempre tenuto un basso profilo, limitandosi ad eseguire gli ordini del suo diretto superiore senza mai esprimere un parere o anche una semplice sensazione.&lt;br /&gt;Si alzò prima dell'alba: il campo era già in fermento. I membri del plotone d'esecuzione stavano ritirando le armi. Erano quindici, cinque in più dei condannati, perché cinque fucili erano caricati a salve, così che nessuno dei soldati incaricati avesse mai la certezza di avere ucciso un commilitone.&lt;br /&gt;Bandini pensò che questo dettaglio rendeva il tutto ancor più tragico. Ringraziando in cuor suo la Madonna di Loreto per non dover impugnare il moschetto, si chiese se forse, al posto dei soldati incaricati, non avrebbe preferito la certezza del colpo in canna: la certezza di un peccato forse è un peso più sopportabile di un rimorso condito dal dubbio.&lt;br /&gt;Il sole cominciava a illuminare le vette che circondavano il luogo scelto per l'esecuzione, un pianoro a un centinaio di metri dal campo. I dieci condannati erano legati a pali di legno infissi nel terreno, mentre il prete passava davanti a loro assolvendoli dai loro peccati. Piangevano tutti, eccetto Laganò. Lo conosceva bene Bandini, poche settimane prima, durante un'incursione il soldato semplice gli aveva salvato la vita, spingendolo via mentre una granata pioveva a pochi passi da lui. Era un calabrese di Ciminà, Laganò, duro come le rocce della sua terra, che sfidava la morte con la stessa tranquillità con cui a casa sua pascolava le sue capre. Accanto a lui il sergente Molise piangeva in silenzio, guardando fisso davanti a sé, mentre grosse lacrime gli rigavano il viso. Bandini aveva passato molte nottate con lui, bevendo cognac e fumando. Sapeva che aveva una donna che l'aspettava a casa sua, sulla Mainarde. Una giovane e bella contadina di nome Annunziata. Erano promessi sin da bambini, ma si erano visti pochissime volte e mai da soli. Fino   a quando, la sera prima della sua partenza per il fronte, il padre di lei gli aveva concesso un ballo, già pensando a chi altri dare in sposa la figlia se quel robusto contadino fosse morto sotto i proiettili nemici. Lei non sapeva leggere, ma Molise le inviava comunque decine di lettere, molto formali, salvo poi nascondere sotto l'affrancatura poche righe ardenti di passione.&lt;br /&gt;Il capitano arrivò in pompa magna, proprio mentre il sole finalmente sbucava dai monti.&lt;br /&gt;Bandini rabbrividì vedendo quell'uomo invasato con il mantello e la sciabola al fianco, la bocca distorta in un ghigno di piacere, che già pregustava il momento in cui avrebbe ordinato il fuoco.&lt;br /&gt;Il capitano prese a camminare lungo la fila dei condannati, guardando con disgusto quella 'feccia' che aveva osato disobbedire ai suoi ordini e adesso piangeva nell'attesa di ricevere la giusta punizione.&lt;br /&gt;Bandini era convinto che, se avesse potuto, avrebbe scuoiato personalmente uno ad uno tutti i dieci condannati.&lt;br /&gt;Si fermò davanti a Laganò. Il calabrese lo guardava fisso negli occhi, lo sguardo del capitano fu il primo a cedere. Un attimo prima che andasse oltre, il soldato sputò, piazzando una grossa palla di muco proprio al centro della divisa immacolata del suo carnefice.&lt;br /&gt;Il capitano avvampò, mettendo mano alla spada, bloccandosi un attimo prima di trafiggere il petto del soldato. Un ultimo sguardo infuocato, che non spostò di un millimetro quei piccoli occhi calabri, e poi prese posizione accanto al plotone.&lt;br /&gt;Fu in quel momento che Molise sorprese tutti.&lt;br /&gt;Con un rapido colpo di reni sfilò il palo cui era legato e cominciò a correre gridando. Bandini rimase immobile, sperando in cuor suo di vedere sparire al più presto l'amico nel bosco che cominciava pochi metri più avanti.&lt;br /&gt;“Sparategli alle gambe!”.&lt;br /&gt;Gridò il capitano infuriato.&lt;br /&gt;Molise correva, piegato sotto il peso del palo cui era ancora legato.&lt;br /&gt;Due colpi lo raggiunsero alla gamba destra, poco sotto il ginocchio.&lt;br /&gt;Una brutta ferita, valutò Bandini, probabilmente sarebbe rimasto zoppo a vita, ma adesso questo era l'ultimo dei problemi del povero sergente.&lt;br /&gt;Italiani che ammazzavano altri italiani, in un momento della guerra in cui ogni singolo uomo era necessario come il pane per rispondere all'offensiva austriaca che minacciava di arrivare fino a Venezia.&lt;br /&gt;Molise fu rimesso al suo posto, stavolta squassato da potenti gutturali singhiozzi, con il dolore alla gamba che rendeva ancora più atroce l'incombenza della morte.&lt;br /&gt;Il capitano cominciò la tiritera dell'esecuzione&lt;br /&gt;“Caricaat!”.&lt;br /&gt;Bandini si sorprese a stringere il pugno sulla sua Glisenti.&lt;br /&gt;“Puntaat!”.&lt;br /&gt;La pistola scivolò fuori dalla fondina senza che lui se ne rendesse conto.&lt;br /&gt;Il “Fuoco” risolutivo non arrivava. Il capitano, con il ghigno ormai cresciuto tanto da deformargli il viso in un'espressione diabolica, contemplava la scena con il petto gonfio di piacere: dieci morituri davanti a lui, appesi alla vita da un filo sottilissimo che lui si apprestava a tagliare.&lt;br /&gt;“Fuoco!”.&lt;br /&gt;Disse nella sua testa Bandini.&lt;br /&gt;La mano eseguì, e il ghigno del capitano esplose come un melone maturo scaraventato sulla roccia.&lt;br /&gt;“Qua oggi non muore più nessuno”.&lt;br /&gt;Disse il tenente riponendo la pistola.&lt;br /&gt;Adesso era lui il più alto in grado, e quello che aveva appena pronunciato era il suo primo ordine da comandante del reggimento.&lt;br /&gt;I soldati lo guardarono basiti, poi uno schiocco ruppe il silenzio irreale: Laganò aveva spezzato il suo palo, liberandosi le mani, e si apprestava a soccorrere il sergente Molise.    &lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;span style="font-family: lucida grande;font-size:130%;" &gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/137194387249072185-336727473307590926?l=sweatytales.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sweatytales.blogspot.com/feeds/336727473307590926/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=137194387249072185&amp;postID=336727473307590926&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/137194387249072185/posts/default/336727473307590926'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/137194387249072185/posts/default/336727473307590926'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sweatytales.blogspot.com/2007/07/decimazione.html' title='Decimazione'/><author><name>Stefano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18149994235208597546</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-137194387249072185.post-4814809293270224068</id><published>2007-07-30T16:11:00.000+02:00</published><updated>2007-07-30T17:58:48.735+02:00</updated><title type='text'>Nascita di una passione</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_wg5EHzj2v7U/Rq3ylL32QHI/AAAAAAAAAAU/UQsJPvfUP9Y/s1600-h/maggicaroma.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://2.bp.blogspot.com/_wg5EHzj2v7U/Rq3ylL32QHI/AAAAAAAAAAU/UQsJPvfUP9Y/s200/maggicaroma.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5092993474282012786" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-family:lucida grande;font-size:130%;"  &gt;Estratto da 'Maggica Roma', pubblicato per Malatempora a novembre 2006. Il libro racconta la mia passione per il calcio e per la Maggica. Qui racconto come tutto è cominciato.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:lucida grande;font-size:130%;"  &gt;Non era una notte buia e tempestosa, ma una sera abbastanza scura e decisamente fredda, di quel freddo di fine inverno, quando la brutta stagione ormai agonizzante sotto i colpi del sole di quasi/primavera, dà gli ultimi colpi di coda tanto per non farti dimenticare che tra qualche mese sarà di nuovo fuori la tua porta.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:lucida grande;font-size:130%;"  &gt;Il giardino era chiaramente off–limits per ragioni metereologiche, però io avevo ricollocato il mio stadio personale in salotto, con un divano e lo spazio tra la poltrona e il corridoio come porte, e le linee delle mattonelle a disegnare le aree di rigore. Era tutto perfetto, peccato che il Super Santos fosse bandito in quanto troppo pericoloso &lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:lucida grande;font-size:130%;"  &gt;per vasi e suppellettili varie, ma la mia palletta di spugna andava più che bene.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:lucida grande;font-size:130%;"  &gt;Quella sera però, mancavano gli avversari. Anzi, l’avversario: papà. Era incomprensibilmente paralizzato davanti la tv, eppure non poteva non sapere che era l’ora della partita serale. Sapeva benissimo lui, ma quella sera c’era la Roma in Coppa UEFA.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:lucida grande;font-size:130%;"  &gt;Provai a recuperare la sua attenzione, inizialmente sbigottito, (“ma come è possibile restare immobile a guardare una partita quando hai la possibilità di giocarla tu?” mi chiedevo); poi decisamente contrariato: già erano arrivate due sorelle minori a spogliarmi progressivamente dei miei insindacabili privilegi di figlio maschio e unico, non potevano togliermi anche l’unico diritto che mi era rimasto, la partitella serale appunto.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:lucida grande;font-size:130%;"  &gt;Poi, un po’ per le suppliche di papà, un po’ perché tutto sommato la partita mi incuriosiva, mi lasciai convincere e mi misi seduto anch’io.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:lucida grande;font-size:130%;"  &gt;A dir la verità la prima cosa che mi colpì fu il pallone rosso che i giocatori utilizzavano a causa della neve, ricordava il mio Super Santos parcheggiato nello sgabuzzino in attesa della bella stagione.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:lucida grande;font-size:130%;"  &gt;Cominciò così la mia carriera di tifoso, all’età di sette anni, con una sconfitta per 3–1 in casa della Dinamo Dresda, negli ottavi di finale di Coppa UEFA 88/89.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:lucida grande;font-size:130%;"  &gt;Al contrario di mio padre, che aveva la tipica aria accigliata da batosta pallonara che poi ho  imparato a conoscere così bene, presi la sconfitta con aplomb anglosassone e sportività distaccata, soprattutto perché, come avevo saputo poc’anzi, ci sarebbe stata la partita di ritorno &lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:lucida grande;font-size:130%;"  &gt;per recuperare. E a Roma sicuramente gliele avremmo suonate.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:lucida grande;font-size:130%;"  &gt;Anche questa cosa del ritorno mi intrigò non poco, mi ricordava le reiterate rivincite che rendevano le mie partite di allora una cosa infinita. Purtroppo il regolamento UEFA aveva ed ha tuttora altri canoni, e così, al ritorno, o la va o la spacca.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:lucida grande;font-size:130%;"  &gt;Roma–Dinamo Dresda fu la prima partita che seguii per intero. Perdemmo 2–0, fummo sbattuti fuori dalla Coppa e io, per la prima volta, piansi per una partita di calcio.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/137194387249072185-4814809293270224068?l=sweatytales.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sweatytales.blogspot.com/feeds/4814809293270224068/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=137194387249072185&amp;postID=4814809293270224068&amp;isPopup=true' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/137194387249072185/posts/default/4814809293270224068'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/137194387249072185/posts/default/4814809293270224068'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sweatytales.blogspot.com/2007/07/nascita-di-una-passione.html' title='Nascita di una passione'/><author><name>Stefano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18149994235208597546</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_wg5EHzj2v7U/Rq3ylL32QHI/AAAAAAAAAAU/UQsJPvfUP9Y/s72-c/maggicaroma.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-137194387249072185.post-2577488734081422005</id><published>2007-07-30T15:45:00.000+02:00</published><updated>2007-07-30T16:27:00.313+02:00</updated><title type='text'>Due amici</title><content type='html'>&lt;span style=";font-family:lucida grande;font-size:130%;"  &gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Il mio primo (e finora ultimo) racconto noir. Lo scrissi due anni e mezzo fa, per partecipare al concorso 'RomaNoir 2005'. Arrivai ottavo su circa 60-70 partecipanti. Ne fui contentissimo, anche se oggi, dopo un anno e mezzo di copywriting e cinque libri, forse lo scriverei in maniera diversa.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;p  style="margin-bottom: 0cm; color: rgb(0, 0, 0);font-family:lucida grande;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Bussai a casa di Luca alle 9 di mattina, dopo una nottata terribile passata in caserma.&lt;br /&gt;Mi aprì la madre, in vestaglia.&lt;br /&gt;“Giulio! Che piacere! Entra dai.”&lt;br /&gt;Erano più di sei mesi che mancavo dalla casa del mio migliore amico, ma tutto mi sembrava estremamente familiare, come era sempre stato.&lt;br /&gt;“Sei qui per Luca vero? Dorme ancora, gli stavo portando il caffè. Ne verso un po’ anche per te e poi glielo porti tu”.&lt;br /&gt;Mi diressi verso la sua stanza con i caffè. Mi fermai davanti la porta. Proprio dove era finita la nostra amicizia.&lt;br /&gt;Sei mesi fa, un mese dopo l’incidente in cui era morta Angelica, la ragazza di Luca. Travolta dal fuoristrada di Mario Iorio, compaesano noto per la predisposizione al bere e il vezzo di vestirsi sempre allo stesso modo: camicia bianca su jeans neri.&lt;br /&gt;Avevo cercato di fargliela pagare, ma, grazie ai suoi appoggi, ne era uscito pulito.&lt;br /&gt;“Ti credevo il mio migliore amico” ringhiò Luca gelido “invece non sei nemmeno riuscito a sbattere in galera l’assassino della mia ragazza. Ci penserò io a fare giustizia” gridò, sbattendomi la porta in faccia. Non l’avevo più visto.&lt;br /&gt;Tornai da lui solo quella mattina, subito dopo aver arrestato Iorio per l’omicidio di sua moglie.&lt;br /&gt;Era stata uccisa tre sere prima. Nel suo letto. Un delitto orrendo, che aveva sconvolto il nostro piccolo paese. Seimila anime nel cuore della campagna laziale.&lt;br /&gt;Tutte le prove erano contro il marito, lui si dichiarava innocente, e io sapevo che aveva ragione.&lt;br /&gt;Non ne avevo parlato con nessuno.&lt;br /&gt;Fino a quel momento.&lt;br /&gt;Entrai nella stanza di Luca.&lt;br /&gt;Era sveglio.&lt;br /&gt;“Che cazzo ci fai qua” buon inizio, credevo mi avrebbe mandato a quel paese.&lt;br /&gt;“Ti ho portato il caffè” risposi.&lt;br /&gt;Bevvi il mio d’un fiato. Lui iniziò a sorseggiare il suo. Non gli era mai piaciuto il caffè bollente.&lt;br /&gt;“Ho arrestato Iorio, stanotte, per l’omicidio della moglie”.&lt;br /&gt;Silenzio.&lt;br /&gt;“Perché l’hai uccisa?” non mi sono mai piaciuti i giri di parole.&lt;br /&gt;Rise.&lt;br /&gt;“Lo sai benissimo.”&lt;br /&gt;“Ma che c’entrava lei?”&lt;br /&gt;“Iorio doveva provare quello che ho provato io. E finire in galera.”&lt;br /&gt;“Quindi ammazzi la moglie. Per di più dopo essertela scopata.”&lt;br /&gt;Rise di nuovo. “Mi hai riconosciuto dal filmino? Nonostante la maschera?”&lt;br /&gt;“Quel neo orrendo sulla pancia.”&lt;br /&gt;“In realtà è stata lei a cercarmi. Era una gran troia. Le piaceva farsi filmare mentre scopavamo. Quella sera mi mascherai - per gioco, le dissi - in realtà per evitare di essere riconoscibile. La ripresi mentre mi faceva un pompino, di spalle, con il suo tatuaggio da zoccola in evidenza, così che fosse identificabile. Due giorni dopo l’ho uccisa.”&lt;br /&gt;“Avevi le chiavi immagino”.&lt;br /&gt;“Ho aspettato che si addormentasse. Voleva vedermi quella sera, il marito era al bar ad ubriacarsi, ma ho inventato una scusa per non lasciare troppe tracce in giro. Indossavo dei guanti, e vestiti e scarpe del marito.&lt;br /&gt;“L’hai sgozzata nel sonno.”&lt;br /&gt;“Mi sono cambiato, attento a non sporcare. Sono andato in soggiorno, ho messo su il video, tre ore dello stesso pompino.”&lt;br /&gt;“Un movente perfetto.”&lt;br /&gt;“Sono uscito. Ho aspettato nascosto in giardino che lui rientrasse, per nascondere il coltello e i vestiti. Poi sono scappato per i campi”.&lt;br /&gt;“Prima di uscire però, hai lasciato il libro sul divano.”&lt;br /&gt;“Per te”. Rispose compiaciuto.&lt;br /&gt;Ci guardammo in silenzio per alcuni minuti.&lt;br /&gt;Poi ci sorridemmo, eravamo tornati amici.&lt;br /&gt;“Beviamo una birra stasera? O sei venuto ad arrestarmi?”&lt;br /&gt;Rideva. Sapeva bene che non l’avrei mai fatto.&lt;br /&gt;“Passo a prenderti alle dieci” risposi uscendo.&lt;br /&gt;Tornando a casa pensai al libro.&lt;br /&gt;La lettera rubata di Edgar Allan Poe. L’avevo prestato a Luca anni fa, e non me l’aveva mai restituito.&lt;br /&gt;Ne era rimasto folgorato.&lt;br /&gt;“Ho trovato finalmente un modo per nascondere le sigarette a mia madre” diceva entusiasta. “Se le metto sotto la sella del mio motorino non le troverà mai, un posto troppo ovvio!”&lt;br /&gt;Avevo riconosciuto subito il mio libro sul divano di casa Iorio. Per me, dopo il video, era una firma inequivocabile: nel bagagliaio del fuoristrada di Iorio c’erano una camicia bianca, dei jeans neri e un coltello, ancora grondanti il sangue della vittima.&lt;/span&gt;  &lt;/p&gt; &lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);font-family:lucida grande;font-size:130%;"  &gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:lucida grande;font-size:130%;"  &gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/137194387249072185-2577488734081422005?l=sweatytales.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sweatytales.blogspot.com/feeds/2577488734081422005/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=137194387249072185&amp;postID=2577488734081422005&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/137194387249072185/posts/default/2577488734081422005'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/137194387249072185/posts/default/2577488734081422005'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sweatytales.blogspot.com/2007/07/due-amici.html' title='Due amici'/><author><name>Stefano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18149994235208597546</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry></feed>
